Chi a Piombino guarda il porto da mesi lo sa: la nave del gas doveva salpare entro lo scorso 31 luglio, ma è ancora lì. E con lei restano sospese le promesse di bonifiche, lavoro e futuro industriale. L’unità rigassificatrice Italis LNG (ex Golar Tundra) non ha lasciato il porto di Piombino alla scadenza prevista: continuerà a operare oltre il termine inizialmente previsto grazie a una proroga inserita ad hoc dal governo con il Decreto-legge n. 32/2026.
La nave che non salpa
La proroga non è un dettaglio tecnico. Il fermo totale delle attività di rigassificazione avrebbe privato la rete nazionale di ricevere circa 5 miliardi di metri cubi di gas all’anno: una quantità che oggi nessuno sa come sostituire in tempi brevi. E i tempi contano, perché secondo le stime tecniche fornite da Snam servirebbero almeno due anni e mezzo soltanto per installare le infrastrutture, posare i tubi di collegamento sottomarini e rendere operativa la struttura in un eventuale nuovo sito.
Già nel dicembre 2022 Snam aveva annunciato che avrebbe scelto una collocazione offshore per l’FSRU entro i successivi 100 giorni: l’impianto sarebbe rimasto nella posizione originale nel porto di Piombino per i primi tre anni di operatività, per poi spostarsi al largo. Quel trasloco non è mai avvenuto. Nel 2025 l’impianto di Piombino ha rigassificato circa 4,2 miliardi di metri cubi di gas: in pratica, la struttura continua a fare il suo lavoro, ma resta vincolata alla banchina.
Ma la nave non è solo una questione di gas: porta con sé un conto aperto con la città.
Dieci promesse, due cantieri
Se la nave resta, bisogna chiedersi cosa doveva succedere in cambio. Già nell’ottobre 2022, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani aveva firmato un Memorandum che prevedeva la realizzazione di 10 opere di compensazione e mitigazione. A quasi quattro anni di distanza, la maggior parte di quelle opere risulta disattesa. Il dato più concreto arriva dallo stesso fronte istituzionale: nel memorandum sono previste 10 opere e, fino a questo punto, se ne stanno realizzando due.
Per le bonifiche previste dal memorandum sono stati stanziati 88 milioni di euro. Ma la cifra non va confusa con un cantiere aperto: la disponibilità economica non si è tradotta in tempi certi di esecuzione. Nel frattempo, la presenza sine die del rigassificatore ha prodotto un paradosso: proprio per la mancanza di spazi liberi nell’area portuale, i 78 milioni di euro stanziati per l’ammodernamento del porto sono stati dirottati dal governo verso gli scali di Augusta e Taranto. Così, mentre la nave resta a Piombino,
i soldi per le infrastrutture vanno altrove.
E mentre le compensazioni restano sulla carta, il futuro industriale del porto si fa più incerto.
Cosa rischia Piombino (e cosa può aspettarsi)
Il punto non è solo ambientale: è economico e occupazionale. Secondo Lavoro&Ambiente, la permanenza del rigassificatore avrebbe già avuto effetti negativi sullo sviluppo di nuovi progetti energetici. Piombino, sempre secondo l’associazione, starebbe perdendo l’occasione di diventare protagonista dell’eolico offshore, un settore ritenuto strategico per la transizione energetica e per la creazione di nuovi posti di lavoro.
Non tutto, però, va in perdita. L’AdSP e il cluster portuale hanno beneficiato in questi anni della presenza di Italis LNG, anche se alcune attività portuali, come quelle di PIM, hanno sofferto. Il problema vero, ha spiegato Gariglio, è l’incertezza: occorre sapere se e per quanto tempo Italis LNG rimarrà in porto, perché queste informazioni hanno ricadute evidenti su tempi e modalità di realizzazione degli interventi collegati ai progetti di sviluppo del polo siderurgico.
Piombino, va ricordato, non è l’unico luogo della costa tirrenica a fare i conti con il gas. La Liguria ospita già un rigassificatore sulla terraferma a Panigaglia, in provincia di La Spezia, e la Toscana ne ha un altro al largo di Livorno. In questo quadro, la permanenza a Piombino non è una necessità tecnica assoluta, ma una scelta che ha costi e benefici distribuiti in modo diseguale tra chi la subisce e chi la gestisce.
Per chi vive o investe a Piombino, il dato utile non è la nave in sé, ma sapere con certezza quanto ancora resterà e se le compensazioni arriveranno. Finché manca questa risposta, ogni progetto resta in banchina.




