Il progetto da 1,2 miliardi per fermare le carpe asiatiche è sospeso: introdotte nel 1970, oggi dominano il fiume Illinois

Il dominio silenzioso del 97%

Il dato sul 97% va letto per quello che è: non una percentuale di esemplari, ma di biomassa. In alcune aree del bacino del Mississippi, secondo la Great Lakes Fishery Commission, le carpe asiatiche costituiscono fino al 97% della biomassa ittica. Significa che quasi tutto il peso vivo che si muove nell’acqua appartiene a quattro specie riunite sotto il nome comune di carpa asiatica. Il resto della fauna ittica locale, in quei tratti, ha un ruolo marginale.

Il secondo numero è ancora più concreto. Nel fiume Illinois la pesca commerciale cattura regolarmente più di 25.000 libbre di carpe asiatiche al giorno, un volume che le stesse fonti definiscono allarmante. Va contestualizzato: non è il risultato di una campagna straordinaria di contenimento, ma la resa ordinaria di un’attività commerciale. Un prelievo così intenso e continuo non basta a ridurre la pressione della specie; ne conferma semmai l’entità. Come si è arrivati a questi numeri? La risposta sta in una decisione presa mezzo secolo fa.

L’ironia degli anni ’70

La risposta è in un esperimento benintenzionato di mezzo secolo fa. Le quattro specie di carpa asiatica — tra cui la carpa testa grossa e la carpa argentata — furono introdotte negli Stati Uniti negli anni Settanta per controllare alghe, erbe infestanti e parassiti negli allevamenti acquatici, tenere puliti i canali e contribuire al trattamento delle acque reflue. Quei pesci allevati in cattività, come ricostruito dal National Park Service nell’area ricreativa nazionale del Mississippi, finirono per sfuggire nel bacino del fiume Mississippi e stabilire popolazioni riproduttive, risalendo verso nord fino al Minnesota. L’ironia è completa: introdotte come soluzione, sono diventate il problema — un problema che per anni ha avuto una risposta tecnologica sulla carta: il Brandon Road Interbasin Project, da 1,2 miliardi di dollari, vicino a Joliet, nell’Illinois. Oggi quella risposta è ferma.

Un miliardo e duecento milioni in pausa

Mentre il fiume continua a produrre decine di migliaia di libbre al giorno, Washington ha messo in pausa i lavori. La notizia è emersa a fine luglio: secondo quanto riferito da Engineering News-Record nella sua edizione online, citando i legislatori di Michigan e Illinois, la costruzione del progetto da 1,2 miliardi di dollari destinato a impedire l’ingresso delle carpe asiatiche e di altre specie invasive nei Grandi Laghi è sospesa e sotto revisione da parte dell’amministrazione Trump. È l’ennesima battuta d’arresto per un’opera considerata da anni il punto di svolta nella difesa dei laghi.

Il punto non è solo tecnico. Brandon Road è l’ultimo collo di bottiglia prima dei Grandi Laghi: un investimento pensato per proteggere un’industria della pesca commerciale e sportiva che vale miliardi. La pausa trasforma un problema ecologico in un conto economico crescente. Ogni mese senza lavori lascia il 97% di biomassa più vicino alla porta d’accesso dei Grandi Laghi.

La posta in gioco è distribuita in modo asimmetrico. Il Michigan, con la sua costa sui Grandi Laghi, ha tutto l’interesse a vedere l’opera completata. L’Illinois, dove il progetto dovrebbe sorgere, si trova a gestire un’infrastruttura complessa in un tratto di fiume attraversato dal traffico commerciale. Il conto, se il 97% arrivasse ai Grandi Laghi, non lo pagherebbe il fiume Illinois: lo pagherebbe l’intero sistema lacustre. E non ci sarebbe più alcuna barriera a valle per correggerlo.

Il dato da monitorare, da qui in avanti, non sono le 25.000 libbre al giorno. È la durata della pausa. Ogni settimana senza lavori lascia il 97% di biomassa più vicino alla porta d’accesso dei Grandi Laghi.