La Commissione Ue propone il 6% del bilancio agricolo ai giovani, ma senza garanzie il 24% al 2040 resta un’incognita.

Secondo i dati del Servizio Ricerca del Parlamento europeo, il 57% dei capi azienda agricoli dell’Unione europea ha più di 55 anni, mentre solo il 12% ha meno di 40. È da questo divario che parte la nuova Strategia per il rinnovo generazionale in agricoltura, presentata lo scorso giugno dalla Commissione europea con l’obiettivo di raddoppiare entro il 2040 la quota di giovani e nuovi agricoltori.

Non è una questione scoperta di recente: attirare i giovani in agricoltura è un obiettivo della Politica agricola comune fin dagli anni Ottanta. Eppure, quasi quattro decenni dopo, il 12% è ancora il punto di partenza.

Dodici contro cinquantasette

I due numeri non stanno sullo stesso piano. Se più della metà dei capi azienda ha superato i 55 anni, il ricambio non è una prospettiva lontana: è il problema strutturale del settore. Il 12% di under 40 significa circa un capo azienda su otto. Il resto è più vicino all’uscita che all’ingresso. Per ogni giovane capo azienda, ci sono quasi cinque capi azienda oltre i 55 anni.

La quota di giovani capi azienda è ferma da tempo: la PAC la insegue dagli anni Ottanta e il divario con la fascia over 55 resta ampio. Come si spiega che, nonostante decenni di politiche per il ricambio, la quota di giovani capi azienda resti ferma? È la domanda a cui la Commissione prova a rispondere con una strategia e con una percentuale.

La strategia: 6% di garanzia?

Nella PAC post-2027 la Commissione intende chiedere agli Stati membri di destinare almeno il 6% del bilancio agricolo vincolato al ricambio generazionale. La PAC già oggi prevede un sostegno importante ai giovani agricoltori, e la Commissione scrive che questo sarà rafforzato con nuove misure europee e nazionali. Ma il 6% è presentato come una richiesta, non come un vincolo: è qui che la critica si fa concreta.

Secondo Euromontana, senza finanziamenti garantiti e dedicati per i giovani agricoltori, raddoppiare l’attuale 12% fino al 24% entro il 2040 è improbabile. L’associazione la definisce una semplice raccomandazione: una raccomandazione del 6% della spesa agricola nel prossimo quadro finanziario pluriennale non basterà, a suo avviso, a salvaguardare la prossima generazione di agricoltori di montagna. L’ironia è che l’obiettivo è espresso in percentuale doppia, ma lo strumento è espresso in percentuale sola.

Il numero da tenere d’occhio

Prima di proiettarsi in avanti, vale la pena ricordare chi c’è dietro i numeri. La comunicazione della Commissione racconta di Michele Russo, giovane agricoltore che rigenera la terra attraverso l’agroecologia nell’entroterra siciliano; di Arthur e Larissa Preston, agricoltori alla Swainstown Farm in Irlanda, dove coltivano prodotti freschi, allevano bestiame e promuovono l’agricoltura sostenibile; e di Anja Fortuna, che da un piccolo villaggio in Slovenia è arrivata a Bruxelles per dare voce ai giovani delle aree rurali nel processo decisionale europeo.

Il 24% entro il 2040 è un obiettivo. Il mercato e la politica decideranno se trasformarlo in realtà. Il numero da seguire nei prossimi negoziati sulla PAC post-2027 è uno solo: quanta parte del bilancio agricolo sarà effettivamente vincolata al ricambio generazionale. Da lì dipende se il 12% resterà 12.