I satelliti FireSat promettono di ridurre le emissioni globali, ma in Bolivia un guardaparco guadagna 350 dollari al mese
Lo scorso luglio, secondo quanto ricostruito da Mongabay, l’organizzazione non profit Earth Fire Alliance ha lanciato i primi tre satelliti operativi FireSat. L’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 50 satelliti in orbita bassa entro il 2030. Secondo Paul Bodnar, responsabile per l’industria pulita e i progetti speciali del Bezos Earth Fund, una volta a regime il sistema potrebbe aiutare le agenzie antincendio a ridurre le emissioni globali da incendi boschivi del 5-10% all’anno. Il fondo ha finanziato il programma con una sovvenzione da 26 milioni di dollari.
Numeri orbitali, insomma. Ma il confronto più utile è con un altro dato: i guardaparco boliviani guadagnano tra 350 e 400 dollari al mese. Nello stesso momento in cui tre satelliti entrano in orbita, chi presidia a terra le foreste boliviane lavora per una cifra che misura la distanza reale tra la tecnologia e il fuoco.
350 dollari contro il 5% globale
Il contrasto è volutamente impietoso. Da un lato la promessa di un taglio tra il 5 e il 10% delle emissioni globali da incendi boschivi; dall’altro uno stipendio da 350-400 dollari al mese. Non è un dettaglio, perché il rilevamento satellitare può indicare dove brucia, ma non può aumentare le risorse di chi deve intervenire.
I numeri sul lungo periodo spiegano perché il divario è così rilevante. Secondo un’analisi del World Resources Institute, che ha esaminato i dati dal 2001 al 2023, nella regione amazzonica gli incendi bruciano oggi almeno il doppio della foresta rispetto a vent’anni fa. E il 2024, in Sud America tra Amazzonia e Pantanal, non è stato solo un danno per gli equilibri naturali: uno studio pubblicato su Lancet Regional Health Americas sottolinea l’impatto sulla salute pubblica. Quelle fiamme record, secondo la stessa analisi, sono state probabilmente innescate da fattori sovrapposti: caldo e siccità legati al cambiamento climatico e trasformazioni del suolo di origine umana.
Resta una domanda aperta: se i satelliti vedono l’incendio in tempo quasi reale, perché la foresta amazzonica brucia oggi il doppio rispetto a vent’anni fa?
Due costellazioni, una stessa fiamma
La promessa di FireSat non nasce dal vuoto: è il risultato di una corsa tecnologica tra costellazioni con tempi e dimensioni diverse. I tre satelliti lanciati a luglio sono stati progettati e costruiti da Muon Space, partner tecnico fondatore, come ha confermato l’annuncio dell’Earth Fire Alliance.
Non è la prima rete dedicata. Già nel marzo 2025 era stata lanciata la costellazione OroraTech Wildfire, presentata come la prima rete orbitale dedicata al rilevamento in tempo reale degli incendi boschivi: otto CubeSat 8U sviluppati con Spire Global. La differenza è nel disegno: FireSat punta a circa 50 satelliti entro il 2030, OroraTech è partita con otto unità più piccole. In entrambi i casi, però, il dato che arriva dall’orbita è un pixel, non un intervento.
I pixel dall’orbita non spengono gli incendi: il freno è a terra.
Chi paga il conto dell’incendio?
In Bolivia, il freno ha un volto concreto: coordinamento e risorse. Lo ha ricostruito un’inchiesta di Inside Climate News: le tensioni tra governo nazionale e governi locali hanno ostacolato le risposte di emergenza durante la stagione degli incendi del 2024. Nello stesso periodo, le politiche orientate a un’espansione aggressiva dell’agricoltura industriale hanno prosciugato vaste aree del paese, lasciando i territori più esposti al fuoco.
La Banca Mondiale, in una valutazione rapida degli incendi amazzonici del 2024, arriva a una conclusione simile: servono politiche più efficienti e l’allocazione di maggiori risorse finanziarie per migliorare la gestione degli incendi. Il rapporto non parla di satelliti, parla di soldi e di governance.
Così il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è solo il conteggio dei satelliti — 50 previsti entro il 2030 per FireSat — ma se le risorse a terra inizieranno a muoversi nella stessa direzione del fuoco. Finché un guardaparco boliviano guadagna tra 350 e 400 dollari al mese, la distanza tra gli occhi in orbita e le mani a terra resta l’indicatore più onesto.




