Il conto climatico è pari a circa il 2,5% del Pil, ma il 28% del territorio è a rischio desertificazione

A fine luglio, un singolo numero raccontava l’estate italiana meglio di molte cronache: oltre 20 miliardi di euro l’anno. Non era l’importo di una manovra finanziaria, ma il costo che la crisi climatica presenta ogni anno ai cittadini italiani, secondo il conto pubblicato da Greenreport. Il dato, diffuso nel pieno della stagione calda, dà una misura concreta a un fenomeno che spesso si racconta solo per immagini: ogni anno, bollette, raccolti e ospedali assorbono un costo che non compare in nessuna manovra, ma che le famiglie italiane pagano comunque.

La bolletta climatica italiana

Dentro quel totale ci sono 12 miliardi di euro attribuibili ai maggiori costi energetici per il raffrescamento e agli effetti economici delle ondate di calore: è il calcolo di Confesercenti. Non si tratta di una cifra isolata. Una stima della stessa Confesercenti, riportata dal Corriere della Sera a luglio, indica che convivere ogni anno con 30-60 giorni di caldo intenso può costare all’Italia tra i 6 e i 12 miliardi di euro, pari allo 0,2-0,4% del Pil. In altre parole, non serve uno shock eccezionale: è la normalità estiva ormai acquisita a incidere su consumi, produttività e turismo.

Il contesto termico spiega perché. In Italia la temperatura media è aumentata di circa 2,5 gradi rispetto a un secolo fa, più del doppio della media globale. I dati dell’ISPRA sulle anomalie del 2025 sono altrettanto netti: l’anno scorso la temperatura media italiana è stata di +1,03 °C rispetto alla media climatologica 1991-2020, contro i +0,85 °C della media globale sulla terraferma. L’Italia si scalda più velocemente della media del pianeta, e questo sposta ogni anno la base dei costi.

Il conto non è distribuito in modo uniforme. Il 28% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e 2,4 milioni di famiglie vivono in povertà energetica. I due dati, letti insieme, dicono una cosa semplice: un paese che corre più della media globale nella febbre termica, con quasi un terzo del suolo esposto alla degradazione e una quota rilevante di famiglie che fatica a pagare l’energia, vede crescere la distanza tra chi può difendersi dal caldo e chi no. Ma i miliardi e le percentuali restano una cornice. La cronaca di fine luglio mostra che cosa accade quando il caldo e la grandine incontrano le persone.

Il conto in vite e strade

Dalla cornice nazionale alla cronaca locale, gli episodi di fine luglio hanno mostrato che cosa significhi convivere con un clima più estremo. A San Benedetto del Tronto, nelle Marche, sessanta persone sono finite in ospedale dopo essere state sorprese in strada da grossi chicchi di grandine; la località balneare si è svegliata con danni ingenti ad auto, case e strade, come riportava l’Ansa.

Sempre a fine luglio, in Sicilia, il conto è stato più grave. Un vigile del fuoco del comando provinciale di Caltanissetta è morto dopo un malore accusato mentre spegneva un vasto incendio in contrada Mimiani, a San Cataldo; un suo collega, colto da malore durante lo stesso intervento, è stato soccorso dal personale del 118 e trasportato all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, come riferiva Sky Tg24. Davanti a episodi di questo tipo, la posizione dell’Italia nel dibattito europeo appare sempre più difficile da sostenere.

Il paradosso politico

Il 28% del territorio nazionale a rischio desertificazione non è un’opinione, ma una fotografia. Eppure, come ricostruiva Italian Climate Network, l’Italia è stata tra i paesi che a marzo si sono opposti alla legge sul ripristino della natura, insieme a Svezia, Paesi Bassi e Ungheria. Il governo Meloni ha descritto le politiche del Green New Deal come inadeguate. Il paradosso è tutto qui: mentre il territorio mostra i segni di uno stress crescente, la risposta politica si muove nella direzione opposta a quella degli strumenti europei pensati per il ripristino della natura.

Il numero da osservare nei prossimi mesi non è il totale del conto, ma la velocità con cui quel 28% cresce. Se la quota di territorio esposto alla desertificazione continuerà a salire, i 20 miliardi di costi annuali calcolati in piena estate rischiano di diventare, a posteriori, una stima prudente.