La quota di camion elettrici pesanti nei porti cinesi ha già toccato circa un quarto delle nuove vendite nel 2025

Vi è mai capitato di pensare a quanto costa davvero far arrivare un pacco dalla Cina? Il prezzo non dipende solo dalla nave: dipende dal camion che fa l’ultimo miglio, e da quanti litri di diesel brucia. E quel camion, sempre più spesso, non ha più un motore diesel. In estate, un’analisi di CleanTechnica raccontava che nei porti, nelle miniere e negli impianti siderurgici cinesi i camion elettrici pesanti avevano già conquistato circa un quarto delle nuove vendite nel 2025.

Il camion che non fa rumore è già in porto

Pensate a un porto container o a una miniera: percorsi brevi e prevedibili, motore acceso per ore, carichi pesanti sempre uguali. È il contesto in cui un camion elettrico conviene davvero, perché si ricarica dove lavora e non spende diesel da fermo. Ed è lì che la transizione è cominciata prima che in autostrada. Ma è solo l’inizio: che cosa succede quando questa quota si estende dai porti a tutta la flotta nazionale?

Il piano cinese che sposta i barili di petrolio

Se i porti sono la punta dell’iceberg, i dati mostrano quanto è profonda la trasformazione. L’obiettivo ufficiale cinese, confermato anche a giugno da CnEVPost, è arrivare a circa il 40% di nuove vendite di camion pesanti a nuova energia entro il 2030, con circa 1,6 milioni di veicoli in circolazione e circa il 20% della flotta nazionale. Non è un traguardo lontano: nella prima metà del 2025 i camion a batteria rappresentavano già il 22% delle nuove vendite di camion pesanti, più del doppio rispetto al 9,2% dello stesso periodo del 2024, secondo i dati di Commercial Vehicle World citati dall’Associated Press. La società di ricerca britannica BMI prevedeva per il 2025 quasi il 46% delle nuove vendite e il 60% per il 2026.

Questa corsa sta già mordendo i consumi di carburante. Le vendite di camion pesanti a gas naturale liquefatto sono in calo nel 2025, secondo l’IEEFA: il differenziale di prezzo tra diesel e GNL si è ridotto di due terzi dal 2024, proprio quando i camion a batteria sono diventati un’alternativa competitiva. E l’effetto sul petrolio è ancora più diretto. L’anno scorso l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha aggiornato il suo outlook Oil 2025 e ora prevede che la domanda cinese di petrolio raggiunga il picco in questo decennio.

Secondo il Rhodium Group, la flotta cinese di veicoli elettrici, trainata proprio dai camion, sta già spiazzando oltre 1 milione di barili al giorno di domanda implicita di petrolio, con un aumento previsto di circa 600.000 barili al giorno nell’arco dei dodici mesi successivi. Per capire la portata: nell’ultimo decennio la Cina aveva aggiunto quasi 6 milioni di barili al giorno di domanda petrolifera attesa, in pratica il motore che avrebbe dovuto fornire circa il 60% della crescita globale del petrolio tra il 2015 e il 2024. Le importazioni di greggio restano elevate, circa 11,55 milioni di barili al giorno nel 2025, in parte per accumulo di scorte e greggio scontato, ma la direzione è cambiata: il piano d’azione per il picco del carbonio, pubblicato a luglio, stabilisce l’obiettivo di raggiungere stabilmente il picco dei consumi di carbone e petrolio. Resta una domanda: se la Cina smette di tirare la domanda di petrolio, chi vince e chi perde nella logistica globale?

Tesla in Nevada, corridoi a zero emissioni: il bivio che ci riguarda

I numeri cinesi sono impressionanti, ma non sono isolati: anche negli Stati Uniti si investe sui camion elettrici. Alla fine di settembre, come riportato da CNBC, Priestley ha spiegato che Tesla prevede di produrre 50.000 camion Semi all’anno in Nevada, circa 1.000 a settimana, e di portare più di 3.000 posti di lavoro nella fase di avvio. È una scommessa seria, ma va letta su scala: la Cina non si limita ad aggiungere fabbriche, sta costruendo l’infrastruttura che rende i camion elettrici utilizzabili ogni giorno. Il governo prevede di realizzare 30.000 chilometri di corridoi merci a zero emissioni lungo le sezioni chiave della rete autostradale nazionale, come riportato da CnEVPost.

Il punto, per chi importa, esporta o gestisce una flotta, non è se questi camion arriveranno: è quanto presto cambieranno i preventivi di trasporto che riceviamo. La mappa dei costi si sta già spostando, dai barili di greggio alle batterie e alla rete elettrica.

La prossima volta che leggete un preventivo di spedizione, ricordate che dietro c’è una flotta di camion che sta passando alla spina. La transizione dei camion pesanti non è una notizia per addetti ai lavori: è la ragione per cui, nei prossimi anni, il costo della logistica potrebbe smettere di seguire il prezzo del petrolio.