La rete domestica ha coperto il picco con 90 MW, evitando 6 milioni di dollari in un’ora
I numeri che Green Mountain Power ha diffuso a fine luglio costringono a rileggere la geografia energetica del Vermont. Durante l’ondata di caldo dello scorso luglio, la rete di energia immagazzinata ha ridotto il picco di consumo di 90 MW, un intervento che, secondo l’annuncio di Green Mountain Power, ha evitato circa 6 milioni di dollari di costi in una sola ora di picco. Non arriva da una turbina accesa all’ultimo minuto: arriva da batterie già installate nelle case.
Non è una metafora. Novanta megawatt equivalgono, secondo GMP, a togliere dalla rete circa 50.000 abitazioni durante il picco. E la centrale elettrica virtuale ha raggiunto i 110 MW a luglio 2026, diventando la più grande fonte di energia del Vermont.
Novanta megawatt che non vengono da una turbina
Il punto di partenza è un dato che ribalta l’intuizione. Nel Vermont dello scorso luglio, la riduzione del picco non è venuta da una centrale aggiuntiva: è venuta dall’energia già immagazzinata nelle case. I 90 MW dispatchati durante l’ondata di caldo sono una potenza sottratta al carico, non una produzione venduta sul mercato. Su una capacità complessiva di 110 MW, significa che quasi tutta la centrale elettrica virtuale è stata chiamata a intervenire nell’ora più tesa.
Il risultato economico dichiarato da GMP è concentrato in un’ora, non distribuito su una stagione: circa 6 milioni di dollari risparmiati in quella singola ora di picco. È un numero che da solo dice quanto il valore dello stoccaggio stia nel costo evitato della punta, non nel prezzo medio dell’energia. La base fisica è fatta di 53 MW di batterie domestiche installate da GMP e dai suoi clienti, il dato che guida il New England nel soddisfare la domanda di picco estiva con lo stoccaggio residenziale.
La conseguenza strutturale è già visibile: l’aumento dello stoccaggio ha permesso a GMP di chiudere definitivamente due centrali elettriche di picco. È una strategia che, secondo la società, si innesta su 11 milioni di dollari risparmiati per i clienti l’anno precedente. In altre parole, il VPP non è più un esperimento da laboratorio tariffario, ma il perno della domanda estiva.
Dal pilota con Tesla del 2015 al modello copiato in cinque Stati
Come si costruisce una rete di batterie distribuite capace di togliere 90 MW alla rete? La risposta sta in un percorso iniziato undici anni fa. GMP è stata la prima utility negli Stati Uniti a collaborare con Tesla, offrendo batterie domestiche per l’alimentazione di riserva tramite programmi pilota a partire dal 2015. Nel 2020 è stata la prima utility del paese a ottenere l’approvazione normativa per offrire programmi energetici domestici completamente tariffati.
Oggi la flotta è concreta: circa 2.900 clienti GMP hanno più di 4.800 batterie nelle loro case. Negli ultimi anni, questa rete ha fatto risparmiare ai clienti fino a 3 milioni di dollari all’anno, una cifra che negli anni più recenti è stata superata dal dato annuale di 11 milioni. Il modello non è rimasto confinato al Vermont: il modello BYOD di GMP è stato copiato da utility in New Hampshire, New York, California, Oregon e Utah.
Prossima estate: 50.000 case fuori dal picco
Il modello è esportabile, ma la domanda chiave non riguarda la tecnologia. Riguarda la ripetibilità. Il dispatch da 90 MW dello scorso luglio equivale, secondo GMP, a togliere dalla rete circa 50.000 abitazioni durante il picco: una proporzione che rende il VPP uno strumento di sistema, non solo un prodotto per i clienti. Gli 11 milioni di dollari risparmiati l’anno precedente indicano un trend, ma il numero da tenere d’occhio non è la capacità installata di 110 MW. È se il taglio da 90 MW si ripeterà nella prossima estate, quando la domanda di raffrescamento tornerà a premere sulla rete.




