La proroga arriva due giorni dopo la sentenza ITLOS, mentre la domanda attendeva dal 19 gennaio
Due giorni per dire sì
La sequenza contrattuale spiega la rapidità. Il contratto originario era stato firmato il 22 luglio 2011, con durata quindicennale: scadeva, di fatto, proprio nel luglio 2026. La domanda di proroga era arrivata al Segretario generale dell’Autorità il 19 gennaio 2026 ed è rimasta in attesa per sei mesi. Poi, nel giro di due giorni — dalla sentenza ITLOS al voto del Consiglio — il contratto ha ottenuto altri cinque anni. Il punto non è che la proroga fosse scontata: è che la finestra temporale era strettissima, e la decisione è arrivata comunque prima della scadenza naturale.
Il paradosso dei 45
Il dato politico è noto. Quarantacinque paesi hanno chiesto una moratoria o una pausa precauzionale sull’estrazione mineraria in acque profonde, come riporta Mongabay. È un numero ampio, ma non ha forza vincolante sul singolo contratto: la procedura ISA risponde a regole e requisiti, non a sondaggi fra governi.
Qui sta il paradosso. La sentenza ITLOS del 18 luglio ha imposto all’ISA di rispettare il due process, non di negare la proroga. Il contratto del 2011 era sponsorizzato dal governo della Repubblica di Nauru e NORI è una controllata interamente posseduta da The Metals Company. In questo quadro, il Consiglio ha seguito la strada obbligata: valutare la domanda di estensione secondo i requisiti, non secondo l’orientamento prevalente. Chi invoca la moratoria può ottenere un rallentamento politico, ma finché il quadro UNCLOS/ISA riconosce un diritto alla proroga, il Consiglio resta vincolato al rispetto della procedura.
La via americana: stesso mare, due regolatori
Se l’ISA allunga il contratto a NORI, dall’altra parte dell’Atlantico corre un binario parallelo. The Metals Company USA, LLC — entità sorella di NORI — sta portando avanti una domanda di esplorazione e recupero commerciale per le stesse aree della Clarion-Clipperton Zone sotto la legge statunitense DSHMRA. La NOAA ha stabilito che la domanda consolidata di TMC USA è pienamente conforme ai requisiti informativi del Deep Seabed Hard Mineral Resources Act.
È il frutto di una scelta vecchia di decenni. Già nel 1980, prima ancora che i negoziati UNCLOS fossero conclusi, il Congresso degli Stati Uniti approvò il Deep Seabed Hard Mineral Resources Act (DSHMRA), un quadro per l’esplorazione e l’estrazione da parte di cittadini statunitensi. Non essendo parte della UNCLOS, gli Stati Uniti sono rimasti fuori dalla maggior parte dei procedimenti ISA e hanno preso in mano il rilascio delle licenze. Oggi quel binario domestico corre accanto a quello internazionale, sulla stessa risorsa.
Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è solo il 22 luglio 2031, quando scadrà l’estensione appena firmata, ma quante altre estensioni o licenze parallele arriveranno per gli stessi noduli. Se l’ISA concede tempo, la DSHMRA concede accesso. La moltiplicazione dei binari regolatori, più che la singola estensione, è il dato che spiega la corsa ai noduli della Clarion-Clipperton.




