L’obbligo è scattato a fine luglio: le istanze vanno presentate solo online, a pena di improcedibilità
L’ultimatum dei dieci giorni
Da quell’ultimatum conviene ripartire per capire chi è dentro e chi resta fuori dal canale obbligatorio. Il portale Permitting FER serve per la presentazione delle istanze e la gestione telematica del procedimento di autorizzazione degli interventi di cui all’allegato C, sezione II, lettere a), t) e v), del Decreto Legislativo 25 novembre 2024, n. 190. Quel testo, come ricorda il Ministero, è stato modificato dal Decreto Legge 21 novembre 2025, n. 175, e successivamente dal Decreto Legislativo 26 novembre 2025, n. 178. Il procedimento resta di competenza del MASE.
Dal 31 luglio scorso, secondo quanto indicato nel provvedimento, le istanze di autorizzazione degli interventi interessati devono essere presentate tramite il portale, a pena di improcedibilità. L’accesso avviene dal sito istituzionale del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Tra l’istituzione del portale e l’obbligo sono passati dieci giorni: chi aveva una pratica da avviare non ha avuto margine per restare sui canali cartacei.
La palude che il portale promette di prosciugare
La risposta alla domanda sul perché tanta urgenza sta nella cronica lentezza del permitting italiano, fatta di competenze sovrapposte e scarsa digitalizzazione. A pesare, secondo le analisi della Commissione europea, sono procedure di autorizzazione complesse, compiti sovrapposti tra autorità, discrepanze normative e mancanza di un approccio basato sul rischio. A ciò si aggiungono la limitata capacità amministrativa e il basso livello di digitalizzazione.
Il portale attacca solo uno di questi nodi, la digitalizzazione. L’impianto normativo di riferimento è il Testo Unico FER, che suddivide tutti gli iter autorizzativi in tre macro categorie: attività libera, procedura abilitativa semplificata (PAS) e autorizzazione unica. Dentro questa architettura il MASE intende digitalizzare e velocizzare i procedimenti per gli impianti onshore di maggiore taglia, oltre 300 MW, e per quelli offshore a mare. Un portale può rendere più semplice trasmettere la pratica e controllarne lo stato, ma non scioglie da solo i colli di bottiglia più profondi: la sovrapposizione di competenze e le discrepanze normative restano esattamente dove erano.
Non si parte però da zero. Il portale Permitting FER ricalca l’impostazione già sperimentata dal Ministero dell’Ambiente con il portale dedicato agli impianti di accumulo elettrochimico, già attivo per la gestione telematica delle istanze relative alle batterie. Prima si è digitalizzato chi chiede di installare batterie, ora si fa lo stesso con i grandi impianti a terra e in mare. È qui che si misura la tesi: la digitalizzazione è una condizione utile, ma da sola non basta.
Cosa guardare adesso
Ora che l’obbligo è in vigore da due mesi, il parametro da osservare non è l’esistenza del portale. La vera variabile è se i tempi medi di risposta del MASE sulle nuove istanze telematiche scenderanno davvero. Il canale esiste, l’accesso è sul sito del Ministero; resta da capire se l’obbligo diventerà sostanza o resterà un adempimento formale.
Il numero da tenere d’occhio non è il portale in sé, ma i tempi medi di risposta del MASE. Se restano alti, la digitalizzazione sarà solo un’altra promessa.




