Scozia: due terzi delle torbiere del Regno Unito, ma tre quarti sono degradati

La Scozia ospita due terzi delle torbiere del Regno Unito. Quasi due milioni di ettari. Ma quasi tre quarti di questi suoli sono attualmente degradati. Non è una storia di natura incontaminata: è la fotografia di un asset che perde valore proprio mentre si annuncia un nuovo cantiere da 1.224 ettari. A fine luglio sono stati presentati i piani per la quarta fase di ripristino di Morsgail, una tenuta sull’isola di Lewis, nelle Ebridi Esterne.

Il paradosso scozzese: due terzi del Regno Unito, tre quarti degradati

Due terzi. Quasi due milioni di ettari. La Scozia possiede la porzione più grande del patrimonio di torbiere del Regno Unito, un capitale naturale che serve a immagazzinare carbonio e a sostenere specie protette. Eppure quasi tre ettari su quattro sono degradati. Cosa significa in pratica? Che la maggior parte di questa ricchezza non sta svolgendo la sua funzione: una torbiera degradata emette più carbonio di quanto ne catturi e perde biodiversità. Il problema non è la scarsità di territorio, ma la condizione in cui quel territorio si trova.

Il dato scozzese vale per l’intero Regno Unito: se la nazione con il patrimonio più vasto ha il 75% della superficie in condizioni critiche, il potenziale di recupero è enorme ma altrettanto lo è la distanza da colmare. Se il patrimonio è così vasto e strategico, perché il ripristino fatica? La risposta va cercata nei numeri del piano e dei fondi stanziati.

250 milioni di sterline e una matematica che non torna

Il governo scozzese ha messo sul piatto 250 milioni di sterline per ripristinare 250.000 ettari di torbiere entro il 2030, con un obiettivo intermedio di 110.000 ettari entro il 2026. I numeri di avanzamento raccontano però un’altra storia. Secondo i dati pubblicati dal governo scozzese, dal 1990 sono stati ripristinati in totale 90.000 ettari. Di questi, 14.860 sono stati completati nell’anno finanziario 2024-25, l’annata presentata come quella dei livelli record.

Ora facciamo i conti. L’obiettivo intermedio è di 110.000 ettari entro fine 2026. A luglio 2026 il cumulato dichiarato era di 90.000. Mancano 20.000 ettari in meno di un anno e mezzo. Ma l’anno migliore della serie storica — il 2024-25, appunto — ha prodotto 14.860 ettari. Anche replicando esattamente quella performance, che viene indicata come eccezionale, il target intermedio non si raggiunge. Serve un’accelerazione che i dati finora non mostrano.

Il contesto allarga la prospettiva. Il rapporto dell’IUCN UK Peatland Programme stima che l’obiettivo di ripristinare 2 milioni di ettari entro il 2040 sia improbabile da raggiungere secondo le stime attuali. E c’è un secondo dato che toglie ogni dubbio sulla portata del problema: il ripristino di 250.000 ettari in trent’anni — l’obiettivo scozzese — rappresenta solo circa il 10% delle torbiere danneggiate nel Regno Unito. Anche un pieno successo del piano scozzese lascerebbe intatto il 90% del danno. Resta da vedere come un singolo progetto possa inserirsi in questo quadro e se rappresenti una vera accelerazione.

Morsgail, aprile 2027: 1.224 ettari dentro il Peatland Code

Ed è qui che entra Morsgail. La quarta fase dei lavori di ripristino sulla tenuta dell’isola di Lewis, preparata dai consulenti ADLnature, prevede interventi da aprile 2027 a marzo 2029 su circa 1.224 ettari di «torba degradata». Il progetto punta alla registrazione sotto il Peatland Code della International Union for Conservation of Nature, lo standard volontario di certificazione per i progetti di ripristino delle torbiere del Regno Unito. La certificazione non è una formalità: serve a garantire che il carbonio catturato dal ripristino sia misurabile e vendibile, ed è il meccanismo che rende questi progetti economicamente sostenibili.

I documenti segnalano anche la presenza di specie protette. Secondo il NBN Atlas, sul sito sono registrati uccelli della Schedule 1, con avvistamenti di piviere dorato, pantana e aquila di mare dalla coda bianca durante i rilievi sul campo. Non è un dettaglio marginale: lavorare in un’area con specie protette impone vincoli temporali e operativi, ma è anche ciò che rende il progetto più credibile dal punto di vista della biodiversità. Il cantiere apparentemente piccolo diventa un test di coerenza: basterà il ritmo di progetti come questo a colmare la distanza dai target?

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non sono i 1.224 ettari di Morsgail, ma i 110.000 ettari promessi entro il 2026 a fronte dei 90.000 dichiarati a luglio. Se quella distanza non si riduce, il target del 2030 diventa pura retorica.