Commissione: penalità importatori gas rinviate al 2030 per obblighi di misurazione e rendicontazione
C’è un dettaglio nella bolletta del gas che quasi nessuno nota: il prezzo dipende anche da norme europee sulle emissioni di metano. Da luglio quelle norme sono appese a un rinvio. La Commissione europea ha proposto un rinvio di tre anni delle penalità per le aziende che non rispettano le norme UE sulle emissioni di metano: le sanzioni che dovevano entrare in vigore nel 2027 sarebbero sospese fino al 2030.
La tregua proposta: un rinvio che sposta il problema
La mossa non è arrivata dal nulla. I ministri dell’energia di Stati Uniti, Qatar, Algeria e Nigeria hanno affermato che non esiste alcun “percorso praticabile per la conformità” nell’ambito attuale e hanno esortato l’UE a ritardare le penalità e rivedere il regolamento. L’amministrazione Trump, dal canto suo, ha criticato il regolamento insieme ad altri requisiti UE di rendicontazione sulla sostenibilità e ai regolamenti tecnologici, descrivendone alcuni come barriere commerciali non tariffarie.
In pratica: mentre la Commissione propone di spostare le sanzioni di tre anni, i grandi esportatori chiedono di più — o, in qualche caso, la cancellazione del regolamento. Questo lascia imprese e consumatori in una posizione scomoda: le regole esistono, ma nessuno sa con certezza quando e come verranno applicate.
Cosa prevede (e quanto costa) il regolamento sul metano
Per capire la posta in gioco conviene partire dai fatti. Il regolamento UE sul metano è entrato in vigore il 4 agosto 2024, oltre due anni fa. Non è una dichiarazione d’intenti: regola le emissioni di metano legate alle importazioni di petrolio, gas e carbone e introduce requisiti obbligatori di misurazione, rendicontazione e verifica (MRV). In parole semplici, chi porta gas in Europa deve poter dimostrare da dove arriva e quanto metano è stato disperso lungo la filiera.
Il calendario era preciso. Dal 1° gennaio 2027 scatterebbe la Fase 2: gli importatori devono dimostrare che il prodotto — per esempio il GNL importato — è soggetto a MRV equivalente agli standard UE. Ed è qui che i numeri diventano pesanti: le penali per il mancato rispetto della Fase 2 possono arrivare fino al 20% del fatturato annuo dell’importatore. Una cifra del genere spiega perché il calendario del regolamento venga seguito con tanta attenzione da chi esporta verso l’Europa.
Pressioni incrociate: chi vuole smantellare tutto e chi teme il peggio
Perché Stati Uniti, Qatar, Algeria e Nigeria contestano apertamente il regolamento? La risposta è in un intreccio di interessi. Secondo quanto riportato da Reuters, gli esportatori di gas statunitensi hanno chiesto all’Europa di rinviare l’applicazione della nuova legge sulle emissioni di metano fino al 2028. Una richiesta più moderata rispetto alla posizione ufficiale di Washington: l’amministrazione Trump ha definito il regolamento sul metano “irrealizzabile” e ne ha chiesto lo smantellamento completo. Non solo: gli Stati Uniti vogliono un rinvio al 2035 dell’obbligo per i perforatori americani di fornire dati sulle emissioni.
Non tutti, però, considerano la tregua una buona notizia. Secondo l’analisi pubblicata da CATF, un periodo di tolleranza di tre anni comprometterebbe gravemente l’attuazione dello standard di importazione dell’EUMR e non risolve le preoccupazioni sulle penalità incoerenti e imprevedibili stabilite dagli Stati membri. In altre parole, il problema non è solo quando si punisce, ma anche come: se ogni Paese membro fissa penali diverse, gli importatori non hanno certezze su cui fare calcoli.
Per chi importa o consuma gas, la scelta informata è questa: non confondere il rinvio delle sanzioni con un annullamento degli obblighi di trasparenza. Il 2027 resta un appuntamento da monitorare, e il vero nodo non è punire ma rendere le regole prevedibili. Un rinvio senza criteri chiari è solo un’altra incognita da prezzare.




