La stagione 2026 ha superato il ritmo del 2019, con 895.657 ettari bruciati da gennaio
Quando il fumo entra in ospedale
I numeri provinciali raccontano dove il problema brucia più vicino alle case. Nei primi sei mesi del 2026 East Nusa Tenggara è la provincia con la maggiore area bruciata: 25.466 ettari. Seguono West Kalimantan con 20.432 ettari e Riau con 11.525 ettari. Non è solo terra: l'aumento dei casi respiratori è il segnale che il fumo ha raggiunto la vita quotidiana, e lo fa con un anticipo che non lascia scampo ai bilanci annuali. I 113.336 casi al 9 settembre, più del doppio rispetto ai livelli precedenti, sono un indicatore del costo umano che arriva prima delle statistiche complessive.
La stagione 2026 non è partita in sordina. L'area bruciata nel primo semestre è aumentata del 110% rispetto allo stesso periodo del 2023. Per chi vive nelle province a rischio, il problema non è se il fumo arriverà, ma quando e con quale preavviso. E i segnali meteo non aiutano: a luglio l'Organizzazione meteorologica mondiale prevedeva un rapido sviluppo di El Niño in un evento forte tra luglio e settembre, con un ulteriore rafforzamento nell'autunno dell'emisfero nord.
Il 2026 ha già superato il 2019
Per rispondere alla domanda lasciata aperta servono i dati di lungo periodo. A luglio il segnale era già chiaro: al 20 luglio 2026 l'attività cumulativa di hotspot era superiore a ogni anno precedente nello stesso punto della stagione, compresi i grandi anni degli incendi del 2019 e del 2023. Eppure le cicatrici visibili da satellite nei primi sei mesi restavano lontane dai livelli record: i circa 103.000 ettari del primo semestre sono ancora molto al di sotto dei 2,63 milioni di ettari bruciati nell'intero 2019.
Il quadro è cambiato in fretta. I dati raccolti dal Guardian a fine settembre mostrano un salto: secondo i dati di Nusantara Atlas, da gennaio sono bruciati almeno 895.657 ettari in tutta l'Indonesia, il 34% in più rispetto al 2019. In altre parole, la stagione 2026 non è solo un anno abbondante: ha superato il ritmo dell'anno che molti ricordano come il peggiore, almeno nel confronto da inizio anno. Il primo semestre aveva già mostrato un aumento del 110% rispetto al 2023, ma la seconda parte della stagione ha portato i numeri su un'altra scala.
Per avere il senso della misura serve la prospettiva lunga. Dal gennaio 2019 al dicembre 2024 gli incendi hanno bruciato cumulativamente 5,62 milioni di ettari; l'estensione totale bruciata nel periodo è stata di 4,04 milioni di ettari, secondo uno studio pubblicato su PLOS ONE. Il 2026 non nasce dal nulla: si inserisce in una sequenza in cui le stagioni estreme si alternano, ma con una frequenza che rende meno probabile ogni anno «normale». Resta una domanda: a che serve saperlo, se non si sa dove guardare prima che sia troppo tardi?
Una mappa per anticipare l'incendio
La risposta arriva più dalla tecnologia che dalla retorica. Global Forest Watch-Fires sarà rilasciato come parte del sistema nazionale indonesiano di monitoraggio Karhutla, con il sostegno di WRI, DigitalGlobe, Google e del governo indonesiano. L'obiettivo è rendere visibili gli hotspot in tempo quasi reale, trasformando i dati satellitari in allarmi tempestivi per cittadini e imprese.
Per chi vive nelle province a rischio, il nuovo sistema non è un report annuale: è la differenza tra ricevere un allarme quando il satellite vede un hotspot e accorgersene solo quando il fumo entra in casa.



