Sicilia: bruciati 171 km², il 19% del totale nazionale, oltre 100 evacuati

Il 19% di tutta la superficie percorsa dagli incendi in Italia nel 2025 è concentrato in una sola provincia, Agrigento: 171 chilometri quadrati, secondo l’ISPRA. Quando lo scorso 22 luglio le fiamme hanno raggiunto il centro abitato di Santo Stefano Quisquina, quel primato non era più un’astrazione statistica: diventava strade chiuse e famiglie allontanate. Il dato agrigentino è la superficie visibile di una fragilità strutturale, che a fine luglio ha mostrato quanto il caldo estremo possa premere anche sulle reti essenziali.

Il fronte che ferma le strade

Lo scorso 22 luglio la Protezione civile aveva confermato lo stato di allerta rossa per il rischio roghi e per le elevate ondate di calore in Sicilia. La situazione più critica si è aperta nel territorio di Santo Stefano Quisquina, in provincia di Agrigento: un rogo di vaste proporzioni, spinto dal vento di scirocco, ha raggiunto il centro abitato e oltre 100 persone sono state evacuate in via precauzionale. L’Anas ha reso noto che, a causa dell’incendio, la strada statale 118 “Corleonese Agrigentina” è stata temporaneamente chiusa in entrambe le direzioni dal km 71,600 al km 73,800. Il giorno precedente, lo scorso 21 luglio, il punto più caldo era stata la provincia di Catania, con 11 interventi e fiamme in diverse località.

Sempre nella giornata del 22 luglio, un incendio divampato nel bosco di Casaboli, nel territorio di Monreale, ha spinto le autorità a sospendere temporaneamente la circolazione lungo la strada statale 186. Asfalto chiuso, famiglie allontanate, interventi ripetuti: la geografia del rischio incendi non è rimasta confinata nei rapporti annuali. Ma perché il fuoco trova così tanto spazio? Una parte della risposta sta nei numeri degli anni precedenti.

Un primato che viene da lontano

I roghi di fine luglio non sono un caso isolato. I dati diffusi dall’ISPRA per il 2025 collocano la provincia di Agrigento in testa alla classifica nazionale: 171 chilometri quadrati percorsi dal fuoco, pari al 19% dell’intera superficie bruciata in Italia. È un’incidenza notevole soprattutto se si considera il peso territoriale ridotto: una sola provincia vale quasi un quinto del totale nazionale. Non si tratta di un’anomalia di un singolo anno, ma di una geografia del fuoco sbilanciata verso il Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Puglia e Campania insieme contribuiscono per l’85% alle aree totali bruciate a scala nazionale, sempre secondo l’aggiornamento ISPRA.

Le cause non sono soltanto locali. La siccità si è accumulata dall’inizio della primavera per precipitazioni inferiori alla media e temperature superiori alla norma, trasformandosi in combustibile per gli incendi che hanno colpito la Francia e la Spagna a luglio, come ha rilevato il Joint Research Centre della Commissione europea. In Sicilia queste condizioni incontrano un’esposizione storica già elevata: le fiamme non trovano solo caldo e vento, ma anche una lunga sequenza di superfici percorse negli anni precedenti. Il primato agrigentino, in altre parole, è il punto più avanzato di una tendenza che non dipende da un singolo episodio.

Caldo, siccità e rete elettrica: la pressione che resta

Il caldo che alimenta le fiamme è lo stesso che mette sotto sforzo i servizi essenziali. Durante l’ondata di calore, in Italia 22 città sono state poste sotto allerta rossa, da Bolzano a nord fino a Palermo, secondo Al Jazeera. La pressione non si è limitata ai boschi: l’Enel ha dichiarato che le alte temperature di quei giorni stavano creando “non pochi problemi alla rete elettrica messa sotto pressione”, con i tecnici al lavoro ininterrottamente da giorni per garantire la continuità del servizio, come riportato da PalermoToday.

È il paradosso delle estati più calde: la stessa combinazione di caldo e siccità che accelera la propagazione degli incendi aumenta anche la domanda di energia e rende più complicata la gestione della rete. Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi è il bilancio ufficiale 2026 delle superfici percorse dal fuoco. Se la provincia di Agrigento confermerà un’incidenza vicina al 19% del totale nazionale, l’estate appena trascorsa non sarà stata un’eccezione,
ma la regola in via di consolidamento.