Metodo basato su protocollo universitario e progetti dal 2015, con alveari e voli misurati ogni giorno

Vi è mai capitato di sfogliare un bilancio di sostenibilità e chiedervi se quei numeri ambientali siano davvero misurati sul campo o solo ben impaginati? È il dubbio di chi scrive il report e di chi lo legge. A proporre una strada concreta è Apiens, Società Benefit nata dall’esperienza decennale di Apicoltura BeeO nel biomonitoraggio ambientale e dalla competenza di Amapola nella consulenza di sostenibilità, attiva dal 2009.

La prova che manca nei report di sostenibilità

Le aziende sono sempre più chiamate a rendicontare l’impatto ambientale, ma spesso si trovano a dover compilare tabelle e indicatori senza disporre di dati di campo verificabili. Tra obiettivi, stime e buone intenzioni, la sostenibilità rischia di restare una promessa ben raccontata. Il punto non è aggiungere un logo verde al report, ma capire come trasformare una buona intenzione in un dato ambientale credibile.

Un protocollo universitario e i numeri delle api

La risposta arriva da un soggetto inatteso, che però non nasce oggi. Apiens è una Società Benefit costruita sull’esperienza di oltre dieci anni di Apicoltura BeeO nel biomonitoraggio ambientale e sulla competenza di Amapola, che dal 2009 si occupa di consulenza di sostenibilità. Il suo metodo si basa sul Protocollo di biomonitoraggio ambientale “Le Api Sentinelle dell’Ambiente”, ideato da Apicoltura BeeO e validato dall’Università degli Studi di Torino, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari – DISAFA.

Dietro il protocollo ci sono progetti già attivi, non esperimenti da laboratorio. In un consorzio intercomunale di 44 comuni che si occupa di raccolta e gestione dei rifiuti, la collaborazione è attiva dal 2022: il biomonitoraggio produce 500 chilogrammi di miele e registra 60.000 voli giornalieri di api. Sempre dal 2022, una delle principali società energetiche italiane ed europee ha attivato il progetto con i clienti Iveco e FPT Industrial, con 2 stazioni di rilevamento e 27 alveari attivi. C’è poi il progetto con la sede italiana di una multinazionale dell’edilizia, partito fin dal 2015: 3 stazioni di biomonitoraggio, analisi condotte con l’Università del Piemonte Orientale e definizione di un protocollo di biomonitoraggio con l’Università di Torino.

I numeri raccontano un monitoraggio continuativo, non una tantum: stazioni multiple, alveari attivi e voli misurati ogni giorno. Resta da capire che cosa questi dati permettano di fare, oltre a produrre miele.

Miele, comunità e fiducia: il ponte concreto delle api

Per chi deve rendicontare o comunicare la sostenibilità, il biomonitoraggio delle api può fornire evidenze e dati spendibili nei documenti di reporting aziendale. In questo modo l’impegno ambientale diventa chiaro e accessibile, invece di restare una dichiarazione generica. Le api, poi, hanno un effetto collaterale interessante: diventano un ponte concreto tra azienda, ambiente, persone e comunità locali, anche nelle iniziative di CSR. I 500 chilogrammi di miele raccolti nel progetto con il consorzio di comuni, per esempio, non sono solo un numero accanto ai voli giornalieri: sono la prova tangibile che monitoraggio e territorio possono convivere, generando qualcosa di utile e condivisibile.

La scelta, alla fine, non è tra numeri stimati e buone intenzioni. Per un’impresa non si tratta di aggiungere un logo green al report: si può partire da un protocollo scientifico e da api che lavorano ogni giorno, per trasformare la sostenibilità in dati controllabili.