L’azienda ha abbandonato l’impegno per l’energia rinnovabile al 100% mentre costruisce in Louisiana dieci impianti a gas
Quando ricevi la bolletta della luce e scegli tra un’offerta a prezzo fisso o variabile, difficilmente pensi ai data center di Meta o Google. Eppure è lì che si sta decidendo quanto pagherai nei prossimi dieci anni. A luglio Meta ha fatto un passo che rende tutto più esplicito: secondo Recharge, ha lasciato RE100, l’iniziativa globale per l’energia rinnovabile al 100%.
La bolletta nascosta nel cloud
Per capire cosa significa nei fatti, bisogna partire dal data center Hyperion, in Louisiana. Il piano originale prevedeva tre nuovi impianti a gas per circa 2,26 gigawatt. Lo scorso marzo, secondo Entergy Louisiana, l’accordo ha aggiunto altri sette impianti a gas combined-cycle per oltre 5,2 GW, portando il totale della costruzione in Louisiana a dieci impianti a gas. Sempre secondo Entergy Louisiana, l’accordo dovrebbe garantire circa 2 miliardi di dollari di risparmi ai suoi clienti nell’arco di vent’anni.
La promessa è allettante: più impianti a gas, più capacità per il data center e, sulla carta, bollette più leggere per i residenti. Ma se il progetto è così grande, chi si assume il rischio?
Il paradosso del risparmio non assicurabile
La risposta è scomoda. Alla fine di luglio il New York Times ha riferito che nessun assicuratore avrebbe fornito una copertura completa per Hyperion, a causa delle sue dimensioni e della posizione in una pianura alluvionale. Tradotto: si promettono 2 miliardi di dollari di risparmi, ma nessuna compagnia ha voluto assumersi per intero il rischio di un impianto costruito in una zona che può finire sott’acqua.
Il Climate Group ha spiegato che il ritiro di Meta da RE100 dipende dal fatto che non riesce più a soddisfare i criteri tecnici richiesti dall’iniziativa a causa degli investimenti in nuovi impianti a gas. Intanto l’Union of Concerned Scientists stima che la forte crescita dei data center potrebbe far aumentare i costi di 26 miliardi di dollari nei prossimi quindici anni. Meta, inoltre, è legata a un progetto a gas behind-the-meter da 200 MW in Ohio, annunciato già nel giugno 2025.
Con questi numeri, cosa succede quando il gas diventa la scelta predefinita anche per gli altri colossi?
Cosa conviene aspettarsi (e chiedere)
Non è solo Meta. Google sta costruendo un impianto a gas naturale da 933 MW nel North Texas insieme a Crusoe. E in West Texas, secondo Chevron, il progetto Kilby dovrebbe fornire circa 2,67 gigawatt di capacità con un approccio modulare; la maggior parte della generazione arriverà da grandi turbine GE Vernova, con capacità aggiuntiva fornita da Solar Turbines, una sussidiaria interamente controllata da Caterpillar.
Il punto non è se il gas crescerà, ma come verrà pagato. Quando una centrale non è assicurabile per intero, il rischio non sparisce: può trasferirsi in forma di costi di sistema, tariffe o voci meno visibili, a carico dei clienti. La scelta informata è chiedere ai fornitori di dichiarare quanta parte del costo dipende dalla domanda dei data center, invece di accettare voci imprecisate.




