La decisione ribalta i piani di chiusura del 2024 e riattiva gli impianti destinati alla dismissione
Due mesi dopo l’annuncio, quando una famiglia della Tennessee Valley apre la bolletta elettrica, difficilmente collega quella cifra alle ciminiere di Kingston. Eppure è proprio lì che sta andando una parte crescente dei suoi soldi. Lo scorso luglio la Tennessee Valley Authority ha comunicato che terrà in funzione le centrali a carbone di Kingston e Cumberland per il futuro prevedibile, superando le scadenze di chiusura previste. Secondo stime della TVA, mantenere operativa la centrale di Kingston e tentare di metterla in conformità con le normative costerà più di 636 milioni di dollari, e quella somma non resterà sui bilanci dell’azienda: finirà sulle bollette di chi vive nella zona.
L’annuncio di luglio non ha avuto l’eco del disastro del 2008, ma ha lo stesso potenziale di pesare sulle famiglie. Non è solo una questione di scelta energetica: è una spesa che si materializzerà mese dopo mese nelle case della Tennessee Valley.
La bolletta che già paga il carbone
I numeri, per una volta, sono facili da leggere. Le due centrali di Kingston insieme possono emettere ogni anno 2.380 tonnellate di ossidi di azoto, 1.644 tonnellate di anidride solforosa, 851 tonnellate di monossido di carbonio e 556 tonnellate di particolato fine. Quest’ultimo è un inquinante particolarmente pericoloso: non esiste un livello di esposizione considerato sicuro. Mentre la centrale continua a funzionare, le famiglie della Tennessee Valley saranno costrette a sostenere questi costi attraverso le bollette elettriche mensili. Il conto dei 636 milioni di dollari non è un dato astratto: è un importo che la TVA stessa ha stimato e che verrà distribuito tra i clienti, mentre le emissioni continueranno ad accumularsi nell’aria della valle.
Ma perché la TVA, che aveva già pianificato la chiusura, ha cambiato idea? La risposta sta in una svolta che ha sorpreso anche molti addetti ai lavori.
Il ritorno indietro sulla rotta già tracciata
Nel 2024 la TVA aveva finalizzato i piani per ritirare la centrale a carbone di Kingston. La più grande utility federale del Paese si era precedentemente impegnata a chiudere gli impianti a carbone di Kingston e Cumberland. Poi, a luglio, il consiglio di amministrazione ha votato per intraprendere azioni volte a mantenere in funzione i due impianti oltre le date di dismissione precedentemente programmate. Stando a quanto dichiarato dalla stessa TVA, la decisione si allinea con la strategia di energy dominance dell’amministrazione, volta a dare priorità alla produzione energetica domestica per rafforzare economia e sicurezza americana.
L’ipotesi è di continuare a bruciare carbone a Kingston e Cumberland fino agli anni 2030, invertendo la rotta rispetto alla chiusura programmata. La TVA non è sola: si inserisce in una tendenza più ampia di utility statunitensi che stanno estendendo la vita degli impianti a carbone, alcuni dei quali hanno mezzo secolo o più. Il risultato è che impianti già condannati alla dismissione tornano a essere considerati asset strategici, con tutte le conseguenze economiche e ambientali che questo comporta.
Il punto è che non si tratta di un dibattito astratto sulle fonti energetiche. Nel 2024 la chiusura era già decisa, i piani erano stati finalizzati. Ora si torna indietro, e il conto lo pagheranno le famiglie. Ma al di là dei numeri e delle strategie, c’è un fiume che ricorda cosa significa bruciare carbone a Kingston.
Il fiume ricorda
Quella memoria è ancora viva nella Swan Pond Embayment e nell’Emory River. Nel 2008 il riversamento di ceneri di carbone della Kingston Fossil Plant rilasciò oltre un miliardo di galloni di ceneri, in quello che fu uno dei più grandi disastri industriali della storia americana. Secondo la Environmental Protection Agency, le ceneri — un sottoprodotto della combustione del carbone — si riversarono come fanghiglia nella Swan Pond Embayment e nell’Emory River coprendo 300 acri.
Per chi vive lì, la domanda non è se la bolletta aumenterà, ma se il prossimo disastro è già in conto. La bolletta non è solo una cifra: è il prezzo di una scelta energetica che riporta indietro l’orologio. E le conseguenze si misureranno in dollari e in respiri.




