La rete di ricarica europea supera gli obiettivi AFIR, ma restano nodi su trasparenza e costi

Estate 2026. Siete in viaggio con l’auto elettrica, la batteria scende sotto il 30% e il navigatore indica la prossima colonnina a mezz’ora di distanza. In quel momento ogni automobilista elettrico fa lo stesso calcolo mentale: arriverò? La colonnina sarà libera? Funzionerà? È questa l’ansia da autonomia che da anni accompagna la transizione, nonostante le autonomie reali delle auto siano ormai nell’ordine di diverse centinaia di chilometri. Eppure, secondo l’analisi pubblicata a luglio da Transport & Environment, il centro studi che monitora la diffusione dei veicoli elettrici in Europa, quella paura è sempre più lontana dai numeri reali.

L’ansia del 30%: il dubbio di chi viaggia elettrico

L’ansia da autonomia non nasce dal nulla. Fino a pochi anni fa la rete di ricarica era rada, le app davano informazioni incerte e fermarsi a ricaricare poteva trasformarsi in un’odissea. Il quadro normativo europeo ha cercato di rispondere con il regolamento sull’infrastruttura per i combustibili alternativi (AFIR), in vigore dal 13 aprile 2024, che impone agli Stati membri obiettivi vincolanti: per ogni auto elettrica circolante devono essere disponibili almeno 1,3 kW di potenza attraverso stazioni pubbliche, e 0,8 kW per ogni ibrida plug-in. In più, fissa distanze massime tra le colonnine lungo le principali arterie stradali europee, le reti TEN-T.

Ma questa percezione corrisponde alla realtà dei numeri? I dati raccolti negli ultimi mesi dicono di no.

La rete che non ti aspetti: obiettivi superati e nuove colonnine

Nel primo trimestre 2026, il 79% della rete centrale TEN-T risultava già conforme agli obiettivi di distanza fissati dal regolamento. In pratica, sulla grande maggioranza delle strade principali europee una colonnina si trova entro le distanze previste dalla normativa: l’incubo del “prossimo caricatore a mezz’ora” è sempre più raro.

La sorpresa arriva guardando ai singoli Paesi. La Polonia, che alla fine del 2024 copriva appena il 20% della rete TEN-T core, a giugno 2026 era salita al 59%: un triplicamento in meno di due anni. E secondo l’analisi, oltre il 90% degli obiettivi di distanza per il 2025 potrebbe essere raggiunto posizionando strategicamente solo 70 aree di ricarica: 22 in Spagna, 11 in Polonia e 7 in Romania. Numeri piccoli, che dicono quanto basti poco per colmare i vuoti residui.

La capacità complessiva, poi, è già oltre la soglia richiesta. A fine marzo 2026, tutti i Paesi dell’UE tranne Malta avevano raggiunto l’obiettivo di capacità di ricarica basata sulla flotta circolante. Mettendo insieme le reti nazionali, l’Unione supera di circa il 180% la potenza richiesta rispetto al numero di auto elettriche sulle strade. In altre parole, c’è molta più colonnina di quanta ne servirebbe sulla carta.

Le prospettive vanno nella stessa direzione. Le previsioni di ChargeUp Europe, l’associazione degli operatori del settore, indicano che la rete pubblica dell’UE crescerà del 90% entro il 2030, arrivando a 2,1 milioni di caricatori. E secondo Lucien Mathieu, direttore auto di T&E, «oggi i conducenti di veicoli elettrici non devono percorrere lunghe distanze per trovare un caricatore pubblico».

Se la distanza non è più il problema, cosa resta da risolvere? La risposta emerge dalle stesse valutazioni degli analisti.

Il prezzo in chiaro, per favore: la trasparenza come prossima frontiera

È qui che la questione si rovescia. I caricatori ci sono, spesso più vicini di quanto si pensi. Ma Mathieu lo dice senza giri di parole: restano sfide nella facilità d’uso della ricarica e nella trasparenza dei prezzi. Una sosta per ricaricare può ancora trasformarsi in un labirinto di app diverse, tariffe poco chiare, abbonamenti che convengono solo in certe situazioni e prezzi che cambiano da operatore a operatore senza un motivo evidente. Il regolamento impone che i prezzi siano comunicati, ma nella pratica confrontare le offerte resta complicato.

Per chi viaggia, il consiglio è semplice. Prima di partire, verificate i costi dell’operatore che userete lungo il percorso; controllate se un abbonamento mensile si ripaga davvero con i chilometri che farete; preferite, quando possibile, colonnine con pagamento diretto con carta. A volte conviene l’abbonamento, altre volte no: l’unico modo per capirlo è avere i numeri chiari davanti. È il tipo di scelta che si può fare bene solo con informazioni trasparenti e confrontabili.

Alla fine, il calcolo mentale dell’automobilista elettrico sta cambiando. Non dovrete più chiedervi se troverete una colonnina, ma quanto pagherete e quanto sarà semplice caricare. Pretendere trasparenza sui prezzi è il prossimo traguardo della transizione.