Con il 60% della potenza elettrica già rinnovabile, il piano punta a 3,5 miliardi di kilowatt entro il 2030
Il sorpasso che non era annunciato
Alla fine del 2025, in Cina, eolico e fotovoltaico hanno superato per la prima volta il termoelettrico: insieme hanno toccato 1,84 miliardi di kilowatt di capacità installata, mentre le rinnovabili nel complesso sono arrivate oltre il 60% della potenza elettrica totale. Non è una promessa per il 2030. È un dato consuntivo. Lo ricorda la Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma nel piano quinquennale per le energie rinnovabili diffuso lo scorso 23 luglio, che ora serve soprattutto a dire a che velocità il sistema continuerà.
Il dato non riguarda soltanto eolico e fotovoltaico: tutto l’insieme delle fonti rinnovabili, che comprende anche idroelettrico e biomasse, ha superato il 60% della potenza elettrica complessiva. Questo è il consuntivo più importante perché misura la rete fisica già costruita, non un programma.
Va tenuta distinta la capacità installata dall’energia prodotta. Un impianto eolico o fotovoltaico non lavora lo stesso numero di ore di una centrale termoelettrica: superare il 60% della potenza non significa coprire il 60% dei consumi. Ma il dato è rilevante lo stesso: dice che il termoelettrico ha perso, per la prima volta, il primato di capacità. E lo ha perso in un Paese che continua a costruire reti, fabbriche e impianti su scala enorme.
La fabbrica del mondo alimenta la rete
La risposta non sta solo nel vento e nel sole, ma nelle fabbriche e nelle basi. Secondo i dati del German Marshall Fund, la Cina concentra l’80% della produzione fotovoltaica, il 76% delle batterie e il 64% dell’eolico. Non è una posizione marginale: è il centro manifatturiero di queste tecnologie. Il piano quinquennale aggiunge un dettaglio sulla chimica verde: a fine 2025 il Paese aveva già costruito circa 250mila tonnellate di idrogeno verde, 650mila di ammoniaca verde e 380mila di metanolo verde, ciascuna con oltre la metà della capacità globale.
A questa base industriale si somma la scala dei progetti. Il piano prevede che sette grandi basi eoliche e solari, dallo Xinjiang al corridoio di Hexi, dall’ansa del Fiume Giallo all’Hebei settentrionale fino al bacino di Songliao, aggiungano almeno 370 GW di nuova capacità nel periodo 2026-2030. Sono aree già note nel programma cosiddetto dei Tre Nord, ma il piano le converte in volumi minimi da installare, non in semplici possibilità.
L’ultimo elemento è storico. La Cina ha una storia di superamento dei target rinnovabili negli ultimi tre piani quinquennali e di risultati migliori delle promesse. Questo non rende automatico il nuovo obiettivo, ma suggerisce di leggere i numeri del piano come una previsione prudente, non come un tetto invalicabile.
Bastano 160 GW all’anno?
Resta una domanda: quanto deve correre ogni anno per arrivare a 3,5 miliardi di kilowatt entro il 2030? I conti sono severi. I calcoli di Carbon Brief indicano che servirebbero 160 GW di eolico e fotovoltaico ogni anno e poco meno di 220 GW di capacità rinnovabile totale all’anno. Sono cifre che vanno lette insieme alla base di partenza: la Cina parte da una quota rinnovabile sopra il 60% della potenza elettrica e da 1,84 miliardi di kilowatt solo tra eolico e solare.
L’obiettivo ufficiale per il 2030 è riportato anche in una sintesi in inglese del governo cinese: capacità rinnovabile complessiva di circa 3,5 miliardi di kilowatt, con eolico e fotovoltaico sopra i 2,8 miliardi e una generazione annua superiore a 4.000 miliardi di kilowattora. Anche qui va distinta la capacità dall’energia: i 4.000 miliardi di kilowattora sono il numero che misura quanto elettricità viene realmente prodotta, non quanta potenza è collegata alla rete.
Il numero da tenere d’occhio è la media annua di nuova capacità eolica e solare. Se resta sopra i 160 GW dal 2026, il target 2030 è già storia. Se scende, si aprirà una partita su prezzi e domanda globale di componenti.




