Il Vermont ha vietato gradualmente dal 2012, ma nove stati non hanno ridotto lo smaltimento in discarica
A otto mesi dalla pubblicazione del rapporto con cui il Dipartimento delle risorse naturali del Wisconsin ha diffuso la valutazione sugli sprechi alimentari, il conto non torna. L’88% dei rifiuti alimentari che finiscono in discarica arriva da case e ristorazione, con il settore residenziale da solo al 47%. Eppure lo Stato punta a ridurre del 50% entro il 2030, rispetto ai livelli del 2020, il pro capite di cibo smaltito in discarica. Secondo lo studio Statewide Waste Characterization Study 2020-2021 del DNR, gli scarti alimentari rappresentavano il 20% dei rifiuti conferiti in discarica: circa 854.000 tonnellate all’anno, 294 libbre a persona. È la singola categoria più grande del flusso dei rifiuti.
Il paradosso del 10%: obiettivo dimezzare, impianti che rifiutano il cibo
Il dato pro capite non è un’anomalia: è la fotografia di un sistema che non ha ancora i posti letto per il cibo sprecato. Delle 286 strutture autorizzate per il compostaggio in Wisconsin, solo 30, il 10%, sono approvate per accettare rifiuti alimentari. Tra le 122 strutture di digestione anaerobica attive, solo 37, pari al 30%, accettano cibo. In pratica, anche dove esiste una raccolta dell’organico, gran parte del cibo non trova un impianto autorizzato a trattarlo.
La distanza tra obiettivo e capacità reale si vede anche guardando cosa finisce in discarica. Secondo la valutazione sulla gestione dei rifiuti alimentari del Wisconsin, più di tre quarti di questo cibo avrebbe potuto essere consumato. Lo studio è stato finanziato attraverso una sovvenzione dell’EPA statunitense ricevuta dal DNR nel 2023; l’esecuzione è stata affidata a HDR, Inc. Il target statale non nasce nel vuoto: già il 16 settembre 2015, USDA ed EPA hanno annunciato l’obiettivo statunitense di riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari per il 2030, il primo del genere a livello nazionale. Se il 90% degli impianti di compostaggio non può accettare cibo, chi ha già provato a imporre divieti cosa ha ottenuto?
Vermont e i nove divieti: la lezione dei fallimenti
La domanda è già sul tavolo: i divieti funzionano? Il Vermont è spesso indicato come modello da seguire. La Legge sul riciclaggio universale del Vermont, l’Act 148, approvata nel 2012, ha introdotto gradualmente divieti di smaltimento degli scarti alimentari per costruire nel tempo infrastrutture di raccolta e trattamento. Dal 1 luglio 2020, tutti i residenti devono tenere gli scarti fuori dalla spazzatura. L’approccio è stato progressivo: prima i grandi generatori, poi i piccoli, e le infrastrutture sono cresciute insieme alla regola.
Un approccio opposto è quello dei nove stati che, tra il 2014 e il 2024, hanno reso illegale per i generatori commerciali smaltire i rifiuti alimentari in discarica. La ricerca ha però rilevato che la maggior parte dei divieti non è riuscita a ridurre in modo significativo i rifiuti destinati alle discariche, con l’eccezione del Massachusetts. Se né i divieti né la buona volontà alimentare bastano, cosa può muovere davvero il sistema?
Serve pagare di più per buttare via meno
La lezione è chiara: il cibo non si sposta da solo. Nel 2023, secondo ReFED, circa 72.000 tonnellate di cibo in eccesso sono state donate a banchi alimentari o dispense del Wisconsin. Ma i punti di donazione affrontano barriere logistiche come stoccaggio, spazio, finanziamenti e personale. La valutazione indica che raggiungere l’obiettivo del Wisconsin richiede probabilmente l’espansione della capacità di raccolta e un potenziale aumento delle tariffe di conferimento per finanziare impianti nuovi o ampliati. In altre parole, senza far pagare di più chi conferisce, è difficile trovare le risorse per costruire la capacità che oggi manca.
Il numero da tenere d’occhio per i prossimi mesi non è la percentuale dell’obiettivo 2030, ma quante delle 30 strutture di compostaggio autorizzate passeranno davvero ad accettare rifiuti alimentari e se le tariffe saliranno abbastanza da finanziarle.




