L’impianto produce 500 chilogrammi al giorno, con l’obiettivo di arrivare a due tonnellate metriche entro il 2030
Prima di pensare all’idrogeno come a una tecnologia da laboratorio, guardate l’umido che buttate. A Cheongju, in Corea del Sud, i rifiuti locali sono diventati carburante per auto e autobus. Lo scorso luglio, Hyundai Motor Group ha annunciato l’apertura di HTWO ENERGY Cheongju, il suo primo impianto integrato di produzione e rifornimento di idrogeno da rifiuti. L’obiettivo dichiarato è creare una filiera locale dell’idrogeno dentro i confini della città.
Dall’umido al pieno
L’impianto produce circa 500 chilogrammi di idrogeno al giorno e unisce in un solo sito produzione e rifornimento: è il primo del gruppo gestito direttamente. Per capire che cosa significhi, aiuta il paragone con Chungju, un altro progetto coreano a cui partecipano Hyundai E&C e Hyundai Rotem: lì si producono 500 chilogrammi al giorno partendo da 60 tonnellate di rifiuti alimentari, e le auto a idrogeno vengono gestite in modo commerciale integrato. È il primo impianto al mondo, secondo quanto riporta Hyundai, a combinare in un unico progetto produzione da rifiuti alimentari e gestione commerciale delle auto a idrogeno.
Il passaggio dall’umido al pieno, insomma, non è una metafora: è già un processo industriale, anche se su scala contenuta. Resta da capire se 500 chilogrammi al giorno siano una base su cui costruire o un limite strutturale.
Cifre piccole, logica locale
La domanda lasciata aperta è se basti. Il confronto con un progetto più grande non è lusinghiero: al porto di Long Beach, in California, l’impianto Tri-gen di Toyota produce fino a 1.200 chilogrammi di idrogeno al giorno, più del doppio di Cheongju. Quell’idrogeno alimenta le Mirai a celle a combustibile consegnate al porto prima di essere trasportate ai concessionari e rifornisce anche la vicina stazione per i camion pesanti che sostengono la logistica e le operazioni di drayage della società. In altre parole, 500 chilogrammi al giorno sono una quantità reale, ma piccola.
Hyundai Motor Group, peraltro, non la presenta come un traguardo: l’obiettivo è portare la capacità di HTWO ENERGY Cheongju da 500 chilogrammi a due tonnellate metriche al giorno entro il 2030. Il contesto politico aiuta a capire perché si investa su cifre così contenute. Il governo sudcoreano ha annunciato i Hydrogen City Projects, cioè progetti dimostrativi su infrastrutture, usi finali e ricerca e sviluppo: il primo round di finanziamento risale al 2020, nell’ambito della Korea Green New Deal, con tre comuni selezionati per la dimostrazione e uno per la ricerca. Cheongju è stata poi selezionata nel 2025 nell’ambito dell’Hydrogen City Creation Project della Corea, su indicazione del Ministero del Territorio, delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il punto, allora, non è la quantità ma la replicabilità: può uscire dalla Corea? Il primo indizio è già a Hong Kong, dove il progetto waste-to-hydrogen del gruppo, annunciato a maggio 2026, utilizza il gas di discarica per produrre idrogeno destinato ad autobus turistici e servizi navetta aeroportuali. La logica è sempre la stessa: partire da ciò che un territorio già scarta, invece di importare una materia prima.
Che cosa guardare da vicino
Se il modello è replicabile, i primi indizi sono già fuori dalla Corea: a Hong Kong si usa il gas di discarica per autobus e navette aeroportuali, a Long Beach l’idrogeno alimenta auto e camion dentro il porto. Per un cittadino o un’impresa, il criterio da osservare è uno solo e molto concreto: i rifiuti del proprio territorio entrano nei piani energetici locali? Se la risposta è sì, l’idrogeno smette di essere una promessa. Se la risposta è no, per ora conviene guardare altrove.
L’apertura di Cheongju non dimostra che l’idrogeno dai rifiuti sia già la soluzione definitiva. Dimostra però che il percorso parte da un gesto quotidiano: buttare l’umido. Per cittadini e imprese, il segnale concreto è uno solo: guardare se i rifiuti locali entrano nei piani energetici del territorio. Se succede, l’idrogeno smette di essere una promessa.




