La startup di Atlanta usa la blockchain per tracciare le eccedenze alimentari e trasformarle in donazioni
La discarica da 218 miliardi
I consumatori americani sprecano 133 miliardi di libbre di cibo ogni anno. Sono circa 218 miliardi di dollari spesi per produrre, trasportare e rimuovere cibo che nessuno mangia, secondo i dati del Natural Resources Defense Council citati dalla CNBC nel giugno 2018. Due cifre che colpiscono per la loro asimmetria: si butta cibo su scala industriale mentre, negli stessi contesti urbani, l’accesso al cibo resta un problema reale.
Lo spreco non è soltanto un costo ambientale: è una voce economica nascosta che pesa su imprese, città e servizi. Il punto non è la scarsità di cibo, ma la difficoltà di far arrivare le eccedenze dove servono prima che diventino rifiuto. Il cibo scartato è spesso commestibile; manca il coordinamento tra chi ha un surplus e chi può distribuirlo. La domanda, a questo punto, è una sola: chi può trasformare questo spreco in valore, e con quali strumenti?
Dalla cucina di Jasmine Crowe alla blockchain
La risposta è arrivata da Atlanta, dove Jasmine Crowe ha osservato da vicino il paradosso: cibo buono buttato mentre molte persone avevano fame. Da quell’osservazione è nata Goodr, lanciata nel 2017 e descritta da un profilo sulla piattaforma ReFED come società di gestione sostenibile dello spreco alimentare. Il cuore tecnico è un registro blockchain che traccia le eccedenze di un’organizzazione dal ritiro alla donazione e offre in tempo reale dati analitici sull’impatto sociale. In pratica, chi dona può dimostrare con un registro condiviso dove è finito ogni lotto, senza affidarsi soltanto alla buona volontà.
Nel giugno 2018 Goodr serviva già una serie di imprese ad Atlanta: Hartsfield-Jackson Airport, Ponce City Market, Georgia World Congress Center e Turner Broadcasting Systems, come documentava la CNBC. Crowe dichiarava di puntare a Seattle, Chicago, Los Angeles, Washington D.C., Miami, Dallas, Houston e San Francisco entro la fine del 2019: un elenco che copre entrambe le coste e il Midwest.
La traiettoria, però, era appena iniziata. Nel dicembre 2018 Goodr ha cominciato a collaborare con fornitori di logistica esterni; nell’aprile 2019, secondo quanto ricostruito da Forbes, l’azienda era attiva in mezza dozzina di città in tutto il paese, dopo due anni di operazioni limitate alla sola Georgia. L’espansione conferma che il modello non è rimasto confinato ad Atlanta, ma solleva anche la domanda di fondo: la tecnologia può reggere su scala nazionale?
Due startup, due algoritmi, una discarica da svuotare
Mentre Goodr pianificava il salto fuori dalla Georgia, il panorama si è affollato. Replate è l’altro nome ricorrente nel recupero tecnologico del cibo: la sua piattaforma consente alle aziende di programmare ritiri on-demand. Come spiega un approfondimento di ReFED, un algoritmo abbina le fonti di cibo in eccesso al miglior soccorritore della flotta di Replate per il ritiro, poi alla dispensa o all’organizzazione sociale più adatta. Replate ha dichiarato di aver fornito 50.000 pasti in un solo mese a New York, San Francisco, Los Angeles e Chicago.
Il confronto dei numeri è il punto da osservare. L’ultimo bilancio diffuso da Goodr parla di quasi 30 milioni di pasti serviti e di quasi 5 milioni di libbre di materiale organico deviate dalle discariche. Replate ragiona su volumi mensili più piccoli, ma con una presenza già distribuita su quattro grandi città. Il confronto non è diretto in senso stretto: un dato cumulato contro un singolo mese. Ma è proprio questa differenza a dire quanto sia giovane il mercato: due startup, due modelli, due scale di misura ancora difficili da conciliare.
Resta da capire se i quasi 30 milioni di pasti di Goodr siano un punto di partenza o un tetto. Il dato che più conta non è il totale cumulato, ma la capacità di trasformare le promesse di espansione in presidi stabili. Crowe aveva indicato otto città entro fine 2019; nell’aprile di quell’anno le città operative erano già mezza dozzina. Se la blockchain mantiene la promessa di tracciare e certificare i flussi, lo spreco alimentare potrebbe diventare la prossima frontiera dei dati, e i volumi attuali solo la base di partenza.




