A settembre, quando apri il rubinetto per irrigare l’orto o accendi il climatizzatore, non pensi certo alla conferenza FAO che lo scorso maggio ha riunito ministri e tecnici a Dushanbe, in Tagikistan. Eppure è lì che si è cominciato a scrivere il prossimo capitolo delle tue bollette. La 35esima Sessione della Conferenza Regionale FAO per l’Europa ha messo sul tavolo le soluzioni comprovate e gli approcci pratici per governare l’intreccio tra acqua, energia e cibo: un intreccio che, come vedremo, costa caro a chi lo ignora e conviene a chi lo affronta per tempo.

Il conto che arriva in bolletta (e nei campi)

Per capire da dove arriva quel conto, basta guardare i numeri presentati proprio in quei giorni a Dushanbe. L’Europa e l’Asia centrale continueranno a riscaldarsi a circa il doppio della media globale, con l’effetto di intensificare siccità, inondazioni, incendi boschivi e stress agricolo. Tradotto in soldi, vuol dire che il prezzo di un raccolto perso, di una casa danneggiata da un nubifragio o di un bosco andato in fumo non resta nei campi, negli argini o sulle colline: finisce sui listini dei prodotti, sui premi assicurativi e, alla fine, sulle bollette di tutti.

A peggiorare il quadro c’è la condizione del suolo: più di 90 milioni di ettari di terra in Europa e Asia centrale sono stimati essere degradati. E l’acqua non è da meno. La disponibilità idrica sta diventando più variabile in tutta la regione e l’agricoltura rimane il maggiore utilizzatore d’acqua in molti paesi. In Asia centrale, l’agricoltura che dipende dall’irrigazione affronta pressioni crescenti: deve fare i conti con il ritiro dei ghiacciai, le dinamiche idriche transfrontaliere e lo sviluppo idroelettrico concorrente. Quando i ghiacciai arretrano e l’acqua di un fiume va contesa tra campi e turbine, il costo non è astratto: si decide lì quanta acqua resta per irrigare e quanta energia va a coprire i consumi di case e imprese.

Ma quei numeri non sono rimasti chiusi nei dossier: hanno attraversato i tavoli negoziali. Vediamo come.

Cosa si sono detti a Dushanbe

Da quei numeri si passa agli atti. A Dushanbe, tra l’11 e il 15 maggio, la 35esima Sessione della Conferenza Regionale FAO per l’Europa — il massimo organo di governo della FAO per la regione, che si riunisce ogni due anni — ha provato a tradurre le emergenze in impegni. La Svizzera, nell’ambito della sua presidenza dell’OSCE, ha co-organizzato un evento collaterale sul nesso acqua-energia-cibo-ecosistema. Nell’ultimo anno, l’OSCE, in partenariato con la Svizzera e partner locali, ha riunito centinaia di giovani professionisti dall’Asia centrale per co-creare soluzioni alle sfide interconnesse di acqua, energia e cibo. Sul fronte della bioeconomia, rappresentanti di Unione Europea, Finlandia, Germania e Uzbekistan hanno sottolineato l’importanza della Partnership BEST della FAO; FAO e Armenia hanno organizzato un evento collaterale in vista della COP17 della Convenzione sulla Diversità Biologica; e con Beth Bechdol, vicedirettrice generale della FAO, e Dilrabo Mansuri Saidullo, vice prima ministra del Tagikistan, si è tenuto un evento speciale legato all’Anno Internazionale delle Donne Agricoltrici 2026. Resta però una domanda: per chi arrivano davvero questi benefici, e quando si vedranno nelle pratiche quotidiane?

Cosa conviene aspettarsi (e fare)

Se quelle promesse non restano sulla carta, il banco di prova saranno le prossime stagioni irrigue e le prossime bollette energetiche. La domanda da porsi è semplice: chi paga per la variabilità? In Asia centrale, dove l’agricoltura irrigua è la prima a sentire il ritiro dei ghiacciai, la risposta è già in parte scritta. Ma anche in Europa la competizione tra usi dell’acqua — campi, turbine, città — tenderà a farsi più dura. Per un’impresa agricola questo si traduce in una scelta concreta: attrezzarsi ora per usare meno acqua ed energia, oppure subire tra qualche stagione i picchi di prezzo e le restrizioni.

Lo stesso vale per le famiglie. Chi riduce i consumi idrici ed energetici paga meno cara la variabilità futura: non è un appello, è una valutazione di convenienza. Dushanbe ha mostrato che il cambio di passo è possibile; il costo di non prepararsi, invece, arriverà in bolletta.