La bolletta del gas di settembre arriva e la paghi pensando ai consumi di casa: il piano cottura, l’acqua calda, il riscaldamento che tra qualche settimana tornerai ad accendere. Dietro quel pagamento c’è una decisione presa a migliaia di chilometri da casa tua: autorizzare esplosioni sottomarine da 230-250 decibel, all’incirca il suono di alcune eruzioni vulcaniche sottomarine, per mappare e cercare gas al largo di Scott Reef, davanti alla costa nord-occidentale dell’Australia. Le esplosioni delle air gun, come documentava lo scorso luglio, possono essere rilevate a migliaia di chilometri di distanza in oceano aperto. Tu non le senti da casa. Le sente il plancton.

Il progetto si chiama Browse, è gestito da Woodside Energy e punta al gas di un giacimento che sta sotto una barriera corallina remota. Le prospezioni sismiche servono a capire con precisione dove trivellare: per farlo si sparano onde sonore potentissime verso il fondale. E qui il rumore smette di essere un fastidio: a quelle frequenze uccide.

Zooplancton: il danno che non vedi

Già nel 2017, il team del ricercatore Robert McCauley della Curtin University aveva registrato un forte calo dell’abbondanza di zooplancton fino a 1,2 chilometri di distanza dalle esplosioni. Nei campioni d’acqua esposti a un’airgun in funzione, i tassi di mortalità erano da due a tre volte superiori rispetto a quelli non esposti, e tutte le larve di krill raccolte dopo l’esposizione erano morte.

I numeri della Curtin University danno la misura del danno: i segnali delle air gun usate nell’esplorazione petrolifera marina hanno causato un aumento della mortalità dello zooplancton dal 18% al 40-60%. Non è un effetto collaterale trascurabile: è più che un raddoppio della mortalità di base nella colonna d’acqua investita dalle onde sonore.

Lo zooplancton è il primo anello della catena alimentare marina: krill, larve, piccoli crostacei che nutrono pesci, balene e coralli. Se la base si assottiglia, l’effetto sale lungo tutta la catena e non si esaurisce nei giorni della prospezione: si parla di una riduzione strutturale dell’abbondanza, misurata a oltre un chilometro dal punto di esplosione. È un danno che non vedi, ma che l’oceano sente.

Seppellire la CO₂: promesse contro numeri

La risposta di Woodside Energy alle obiezioni ambientali, come riportato lo scorso luglio, è un piano di compensazione ambizioso: seppellire 4 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno dal progetto Browse in stoccaggio sottomarino al largo della costa. Il piano si chiama Angel CCS ed è proposto come hub CCS multi-utente su larga scala vicino a Karratha, con un gasdotto sottomarino di 125 chilometri verso un reservoir profondo. In teoria potrebbe ricevere CO₂ da impianti industriali locali dell’Australia Occidentale tramite nuove condotte a terra, oppure da fonti internazionali consegnate via nave.

Ma i precedenti pesano, e il più vicino è il progetto Gorgon di Chevron, sempre in Australia. Lo scorso anno Gorgon ha stoccato solo il 25% della CO₂ separata durante la lavorazione del gas: il suo minimo storico, ben al di sotto dell’obiettivo dell’80% che si era dato. In pratica, un impianto che doveva catturare otto tonnellate di CO₂ su dieci ne ha gestite due e mezzo su dieci.

Il paradosso è tutto qui: da un lato si autorizzano esplosioni che danneggiano la base dell’ecosistema marino, dall’altro si promette di compensare con una tecnologia che, nel precedente più simile e più avanzato, non ha ancora raggiunto nemmeno un terzo degli obiettivi dichiarati. La transizione energetica, raccontata così, è più una promessa che una verifica di impatto. Resta da capire una cosa concreta: le prossime autorizzazioni per Browse e per progetti simili chiederanno prove di stoccaggio reali, misurate in tonnellate effettivamente seppellite, o si limiteranno a concedere nuovi permessi di esplorazione?

La prossima volta che accendi il gas, puoi chiederti non solo quanto costa la bolletta, ma quale prezzo stiamo pagando in plancton e promesse di stoccaggio. I dati disponibili a luglio 2026 dicono che quel prezzo è più alto di quello dichiarato.