Con 15 discariche attive e lo 0,6% smaltito, il primato italiano nel riciclo non copre i rifiuti contenenti amianto

Un numero che non torna: 40 milioni di tonnellate, smaltito lo 0,6%

Il punto non è quanto amianto si produce, ma quanto se ne riesce a smaltire. La produzione di rifiuti contenenti amianto è cresciuta del 13,4% sul 2023, arrivando a 272 mila tonnellate. Eppure, come riporta Greenreport citando l’Ispra, i quantitativi complessivamente smaltiti nel 2024 sono pari ad appena 236 mila tonnellate, a fronte di 40 milioni di tonnellate presenti: neanche lo 0,6%. In pratica, il sistema smaltisce una frazione minima di ciò che ha accumulato.

Il motivo si legge in un dato ancora più piccolo: 15. Sono le discariche operative che smaltiscono rifiuti contenenti amianto in tutta Italia, 11 per rifiuti non pericolosi e 4 per rifiuti pericolosi. Una in meno rispetto all’anno precedente. Con una capacità così ridotta, anche volendo accelerare, il ritmo dello smaltimento non può crescere in fretta. Per capire quanto sia anomalo questo numero, conviene allargare lo sguardo al resto dei rifiuti speciali.

Il resto del sistema, nel frattempo, non si è fermato. Nel 2024 sono stati gestiti 187,2 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, di cui 177,5 milioni non pericolosi. La quasi totalità di ciò che viene prodotto — il 93,7% — è di natura non pericolosa, in crescita del 4,5% rispetto al 2023. I rifiuti pericolosi sono aumentati del 6,0%: 10,8 milioni di tonnellate, 612 mila in più sull’anno precedente. Sull’insieme dei rifiuti gestiti, le 272 mila tonnellate di amianto prodotte pesano quasi lo 0,15%: non è un problema di volumi, ma di sbocchi. Dentro un sistema che cresce, l’amianto resta un’eccezione che non riesce a smaltirsi.

Il paradosso del campione di riciclo

Allargando lo sguardo, il dato sull’amianto diventa ancora più stridente. Secondo la Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nel 2025 il sistema nazionale tratta complessivamente circa 160 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui 137 milioni vengono avviati a riciclo. Il tasso complessivo di riciclo raggiunge l’85,6%, a fronte di una media europea del 41,2%. In questo comparto la leadership è ancora più netta: nel riciclo dei rifiuti speciali l’Italia è leader europeo con una percentuale del 72,2% di quelli prodotti nel 2022.

Ma i numeri aggregati nascondono una geografia interna. Il settore delle costruzioni e demolizioni si conferma il principale motore della produzione: 90,4 milioni di tonnellate nel 2024, il 52,5% del totale nazionale. Già nell’ultimo Rapporto Rifiuti Speciali il settore era indicato a circa 83,3 milioni di tonnellate, quasi il 51% della produzione complessiva. È in questo settore che si concentra oltre metà della produzione, ma l’amianto resta fuori dal ciclo virtuoso.

Quindici discariche per quaranta milioni di tonnellate: il conto delle regioni

La pressione non è distribuita in modo uniforme. La sola Lombardia produce 36,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 21,2% del dato italiano. A fronte di questa concentrazione, le discariche che smaltiscono rifiuti contenenti amianto sono appena 15 e sono diminuite di una unità. Il nodo è strutturale: con 15 impianti per l’intero territorio nazionale, ogni chiusura pesa doppio, perché le alternative non sono diffuse. Il risultato è una capacità che si riduce mentre gli stock restano fermi.

Il prossimo dato da monitorare, quindi, non è solo il tasso di riciclo. È il numero di discariche per amianto e la quota di rifiuti contenenti amianto effettivamente smaltita. Se restano a 15 e allo 0,6%, il primato europeo nel riciclo non basterà.