Venticinque gigawatt di eolico e solare potrebbero entrare in servizio dietro le dighe già esistenti in sette paesi dell’Unione, senza un solo chilometro di nuove linee elettriche. Il collo di bottiglia non è la fisica, ma la regolazione. È la conclusione del rapporto Power on tap, pubblicato da Ember lo scorso 21 luglio: l’analisi dimostra che i 25 GW possono essere aggiunti dietro il contatore degli impianti idroelettrici esistenti senza alterarne il comportamento di produzione tipico. I sette paesi interessati — Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna — concentrano 93 GW dei 131 GW di capacità idroelettrica dell’Unione.

La riserva nascosta dietro le dighe

Per leggere il dato serve una distinzione di base: si parla di capacità, non di energia prodotta. Venticinque gigawatt sono potenza installabile, non i chilowattora che verranno effettivamente generati in un anno. Il confronto con il parco esistente dà comunque la scala del fenomeno. Con 93 GW su un totale europeo di 131, i sette paesi valgono oltre il 70 per cento della capacità idroelettrica dell’Unione. Aggiungerne 25 senza interventi sulla rete significa sfruttare impianti già pagati, già connessi e già in esercizio, collegando eolico e solare dietro il contatore.

Il punto non è costruire nuove dighe o nuovi invasi: si parte dal patrimonio idroelettrico già esistente, quello che oggi produce con continuità e che può fare da testa di ponte per fonti intermittenti. La domanda che il rapporto lascia aperta è semplice: se la capacità tecnica c’è già, perché non viene usata?

Il paradosso: 120 GW a rischio e 25 GW fermi

La risposta non sta nella rete, almeno non nel senso tradizionale. Da un lato il collo di bottiglia esiste ed è pesante: secondo l’analisi Crossed wires di Ember, almeno 120 GW di progetti rinnovabili pianificati in Europa sono a rischio a causa dei vincoli di rete. Dall’altro, guardando avanti, il medesimo rapporto stima che tra la capacità di rete disponibile e la crescita prevista delle rinnovabili entro il 2030 esista un disavanzo di almeno 120 GW, con il rischio di far deragliare le ambizioni strategiche europee. In un quadro del genere, 25 GW che non richiedono nuova rete sembrerebbero la soluzione più immediata.

Eppure restano fermi. Il motivo è normativo. Fra i sette paesi esaminati, solo due — Portogallo e Spagna — dispongono di quadri regolatori espliciti o meccanismi di mercato pensati per agevolare i progetti ibridi. Austria, Bulgaria, Francia, Italia e Romania non li hanno. Un’analisi di Ember, ripresa da Euronews, ha rilevato che l’Europa potrebbe aggiungere 25 GW di eolico e solare nei sette paesi senza costruire capacità di rete aggiuntiva grazie all’ibridazione. Il dato circola dalla pubblicazione di luglio; a mancare è il raccordo regolatorio che lo trasformi in progetti.

Il fatto che solo due paesi abbiano regole esplicite significa anche che la possibilità tecnica non è accessibile in modo uniforme. Un investitore che volesse ibridare un impianto in Austria o in Italia non troverebbe lo stesso quadro che esiste in Portogallo e Spagna. Finché questa asimmetria resta, i 25 GW restano una possibilità teorica. Resta da capire se Bruxelles saprà cogliere l’occasione prima che la finestra si chiuda.

Il numero da tenere d’occhio

Con il pacchetto sulle reti proposto dalla Commissione europea nello scorso dicembre per affrontare le sfide strutturali delle reti elettriche europee — e appoggiato dal Consiglio a giugno, come riepiloga Clean Energy Wire — la partita regolatoria è aperta. L’ibridazione idroelettrica non si risolverà da sola: servono quadri regolatori o meccanismi di mercato espliciti per i progetti ibridi, che oggi esistono solo in Portogallo e Spagna. Il prossimo aggiornamento dei quadri nazionali dirà se quei 25 GW resteranno sulla carta o diventeranno progetti realizzabili.

Da monitorare: il passaggio da due a più paesi con quadri regolatori per l’ibridazione. Oggi i paesi sono due. Se nei prossimi mesi il numero salirà, vorrà dire che il segnale è stato recepito; se resterà fermo, i 25 GW resteranno sulla carta. È lì che si vedrà se l’Europa saprà trasformare 25 GW in capacità concreta.