Il neopresidente vuole rilanciare miniere e petrolio, ma a Mocoa 11.000 ettari sono contesi tra titoli canadesi e ricorsi indigeni

Undicimila ettari contesi

I numeri sono concreti. Nel 2018, la multinazionale canadese Libero Copper ha acquisito quattro titoli minerari per esplorare e sfruttare minerali come rame e molibdeno su oltre 11.000 ettari di terreno a Mocoa. A giugno 2025, l’autorità ambientale Corpoamazonia ha adottato la risoluzione DG No. 0631, dichiarando un’area di interesse ambientale a Mocoa e vietando ogni attività mineraria nei suoi confini. Poi, le comunità indigene hanno presentato un ricorso legale che ha annullato la risoluzione, sostenendo lacune nel processo di consultazione preventiva.

Quella battaglia locale ora incontra un cambio di governo: cosa succede quando la presidenza promette di rilanciare proprio quel settore?

I numeri del rilancio minerario

Lo scorso 11 giugno, Abelardo de la Espriella ha vinto il ballottaggio presidenziale in Colombia con il 49,6% dei voti, superando di stretta misura il candidato di sinistra Ivan Cepeda, fermo al 48,7%. Si è insediato il 7 agosto scorso. Il suo programma, secondo il quotidiano francese Le Monde, vuole ridurre la spesa pubblica del 40% e generare una crescita annua del 7% attraverso il rilancio delle industrie minerarie e petrolifere e l’autorizzazione della fratturazione idraulica. È una rottura netta con il predecessore Gustavo Petro, che aveva sospeso i nuovi contratti di estrazione.

Non si tratta solo di macroeconomia. Oltre 12 milioni di colombiani, secondo i risultati del ballottaggio, credono che la preservazione e lo sviluppo del paese non si ottengano con l’intervento militare o con la forza, ma attraverso il dialogo e le opportunità. E va ricordato che già nel 2018 la foresta amazzonica è stata dichiarata soggetto di diritti tramite una sentenza giudiziaria: un precedente che le comunità possono usare. La vittoria di de la Espriella colloca la Colombia nella tendenza regionale di avanzamento della destra e dell’estrema destra che ha dominato 12 elezioni in America Latina negli ultimi tre anni.

Il prezzo del dialogo

Il programma economico è chiaro, ma il terreno sociale non è neutro. Nel 2025, secondo i dati compilati dall’Institute for Development and Peace Studies (INDEPAZ), due dei 29 leader indigeni assassinati in Colombia si trovavano nel Putumayo. È il segnale che in quei territori la partita non si gioca solo nelle aule di tribunale.

Per le comunità del Putumayo e per le imprese che detengono titoli minerari come Libero Copper, il punto non è se il governo proverà a spingere sull’estrazione, ma se le comunità avranno strumenti per far valere i propri diritti. La storia di Mocoa dice già qualcosa: la risoluzione che vietava l’attività mineraria è stata annullata proprio perché le comunità hanno dimostrato lacune nella consultazione preventiva. Questo significa che le consultazioni e i ricorsi saranno il vero banco di prova, non un passaggio formale.

Chi vive o investe in quei territori può aspettarsi più conflitti legali e tempi lunghi, non un via libera automatico. Le comunità del Putumayo hanno già dimostrato di saper usare gli strumenti legali e organizzativi: la partita sull’Amazzonia colombiana non è chiusa, e il nuovo presidente dovrà fare i conti con questo.