Il sondaggio EMG Different per WWF Italia rileva che l’84% degli italiani considera la transizione ecologica un obiettivo essenziale
C’è una domanda che torna quando arriva una bolletta più alta, un preventivo per un impianto nuovo o una norma che cambia i processi: «La transizione ecologica è giusta, ma chi la paga?». A luglio, il WWF Italia ha provato a rispondere non con uno slogan, ma con l’Atlante Ambiente Bene Comune, un volume che integra i risultati di un sondaggio nazionale con le evidenze di un Forum interdisciplinare.
La paura e i numeri
Per capire se quella paura è davvero maggioritaria, conviene partire dai dati. Secondo il sondaggio nazionale realizzato da EMG Different per WWF Italia, l’84% degli italiani considera la transizione ecologica un obiettivo essenziale per il Paese. L’87% ritiene che la tutela dell’ambiente sia una causa che riguarda tutti. Il problema, insomma, non è il consenso: è il modo in cui la transizione viene raccontata e vissuta quando tocca il portafoglio.
Come ha spiegato Dante Caserta, proteggere la biodiversità significa anche costruire le condizioni perché la transizione ecologica sia vissuta come un’opportunità e non come una paura. Il punto non è convincere gli italiani: lo pensano già. Il punto è fare in modo che chi deve cambiare fornitore, ristrutturare casa o riconvertire un’attività trovi le informazioni per capire costi, tempi e convenienza. Per questo Caserta insiste sulla necessità di coinvolgere chi del cambiamento dovrà essere il protagonista, vivendolo: «cittadini, lavoratori, imprese, giovani e territori».
Se il consenso è così ampio, perché la transizione continua a essere vissuta come una minaccia? È qui che serve uno strumento di orientamento.
Un atlante per orientarsi (finalmente)
A questa domanda risponde un oggetto concreto: un atlante. Come una cartina per chi attraversa un territorio che non conosce, l’Atlante non ti dice qual è il percorso più breve: ti dice dove sei, cosa c’è intorno e quali strade esistono. È la differenza tra chi vende una soluzione pronta e chi ti dà gli strumenti per scegliere. Il volume integra le evidenze di un Forum interdisciplinare con i risultati del sondaggio nazionale. Al Forum, promosso dal WWF Italia, hanno partecipato sociologi, economisti, demografi, giovani generazioni, rappresentanti delle imprese, del mondo del lavoro e della comunicazione, oltre che ambientalisti.
Non è un comitato di ambientalisti che parla ad altri ambientalisti: è un tentativo di mettere attorno allo stesso tavolo i soggetti che della transizione saranno protagonisti. I sociologi portano la lettura dei comportamenti, gli economisti quella dei costi, i demografi quella di una popolazione che cambia, le imprese quella della fattibilità. Il percorso era partito già nel maggio 2026, in occasione del 60° anniversario di WWF Italia, che ha lanciato il percorso nazionale ‘Ambiente Bene Comune’ come iniziativa biennale da svolgere su tutto il territorio nazionale nel 2026 e nel 2027, con l’obiettivo dichiarato di generare un impatto duraturo nel dibattito pubblico e nelle politiche del Paese.
Resta da capire come tutto questo arrivi a chi non partecipa a un forum e non legge rapporti.
Sul territorio, prima delle urne
La risposta sta nel fatto che il percorso non resta nella sede romana del WWF. Al Festival Green&Blue 2026, i leader delle tre principali associazioni ambientaliste hanno evidenziato come la crisi climatica abbia confermato la fondatezza delle battaglie portate avanti negli anni dai movimenti ambientalisti. Il percorso accompagnerà il dibattito pubblico fino alle prossime elezioni politiche, portando l’Atlante nei territori.
Il prossimo passo, insomma, non è leggere l’Atlante, ma usarlo.
Non aspettarti soluzioni calate dall’alto. Per chi oggi deve decidere se cambiare fornitore, ristrutturare casa o riconvertire un’attività, conviene seguire le tappe del percorso — e pretendere che siano le proposte, non le paure, a entrare nel dibattito pubblico.




