Le proiezioni indicano che il fenomeno raggiungerà la massima intensità in autunno, con effetti maggiori attesi sul 2027
Se quest’estate vi è sembrata senza fine, non è un’impressione. Giugno 2026 è stato il giugno più caldo mai registrato nell’Europa occidentale, in un’ondata di calore che ha fatto cadere centinaia di record locali. Il ghiaccio marino artico, intanto, ha trascorso 39 giorni del 2026 a livelli minimi record giornalieri o inferiori. Secondo l’analisi di Carbon Brief pubblicata a fine luglio, la probabilità che il 2026 superi il 2024 come anno più caldo mai osservato è salita al 35%. E le previsioni di luglio dicono che il peggio, per il termometro globale, deve ancora arrivare.
L’estate che abbiamo appena vissuto
I record non sono numeri astratti. Il giugno più caldo dell’Europa occidentale è il motivo per cui le case faticavano a raffreddarsi di notte e i climatizzatori sono rimasti accesi per settimane. Il ghiaccio marino artico ha passato 39 giorni a livelli minimi record, dopo il minimo invernale più basso dell’era satellitare. Carbon Brief stima che il 2026 chiuderà come il secondo anno più caldo mai registrato, con circa 1,51 °C sopra i livelli preindustriali. In pratica, l’estate che abbiamo appena attraversato non è stata un’eccezione episodica: è già dentro una traiettoria che i modelli leggono con sempre maggiore chiarezza.
Ma perché il termometro continua a salire? La risposta non è solo nel caldo già vissuto, ma in ciò che si sta formando nel Pacifico.
Un El Niño che non si era mai visto
Le proiezioni di luglio, costruite su 667 membri d’insieme di 14 modelli stagionali, indicano che l’El Niño di quest’anno non solo è molto probabile che sia l’evento più forte da quando esistono registrazioni affidabili, ma potrebbe esserlo con un margine sorprendente. Non è una sfumatura: secondo le previsioni dei meteorologi del NOAA, l’El Niño, la fase calda dell’Enso, è previsto intensificarsi a un livello moderato o forte questo autunno. In altre parole, il fenomeno non si è esaurito con l’estate: sta entrando nella fase più delicata.
Qui sta il paradosso. Il 2026, nonostante tutto, dovrebbe chiudere come secondo anno più caldo, attorno a 1,51 °C sopra i livelli preindustriali. Ma l’impatto maggiore dell’El Niño non lo vedremo subito: il 2027 viene proiettato a circa 1,7 °C sopra i livelli preindustriali, un valore che supererebbe comodamente il record del 2024. In un solo anno, il pianeta potrebbe passare da un record già significativo a un livello che non ha precedenti nella serie storica.
Dai modelli ai porti e ai campi, però, il passo è più breve di quanto sembri.
Il conto arriva a casa, anche senza vivere a Panama
Basta guardare a un singolo punto della mappa. A fine luglio, il numero di navi che attraversano il Canale di Panama è stato ridotto di oltre il 10% in previsione di minori precipitazioni. Meno passaggi in uno dei collegamenti commerciali più usati al mondo non è un dettaglio per specialisti: si traduce in tempi più lunghi e, prima o poi, in costi di trasporto che si scaricano sui prezzi finali. Non serve vivere a Panama per accorgersene.
Lo stesso quadro emerge dalle previsioni sulle precipitazioni: condizioni più secche del normale sono attese in vaste aree del Sud-Est asiatico, dell’America Centrale e delle parti settentrionali del Sud America, con un rischio maggiore di siccità e incendi. Questo significa raccolti sotto pressione, disponibilità d’acqua più incerta e catene di fornitura più fragili, anche per le imprese che non si occupano di clima. Come ha ricordato la World Meteorological Organization, la scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta è in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando.
Eppure, proprio ora che le proiezioni sono chiare, resta una scelta: subire i record o prepararsi.
Nei prossimi mesi, con l’El Niño che si intensifica in autunno e l’impatto maggiore atteso sul 2027, è ragionevole aspettarsi ondate di calore più intense e ripercussioni su prezzi, acqua e logistica. Chi comincia a pianificare ora — dalla gestione dei consumi domestici alla catena di approvvigionamento aziendale — non elimina il problema, ma smette di esserne sorpreso. In una stagione che ha già mostrato quanto possano essere concreti i record, prepararsi non è allarmismo: è l’unica leva utile.




