Credito scaduto e leasing in rientro spingono la domanda: 93.500 usate nel trimestre
Una Chevrolet Bolt EV del 2023 resta in concessionaria 12 giorni. Non è un refuso: è il tempo mediano di vendita misurato a luglio 2026, il segnale più nitido che il mercato dell’usato elettrico ha smesso di essere il parente povero. A incrociare prezzi, tempi di permanenza e volumi su 108 combinazioni di modello e anno è il report di Recurrent sull’usato elettrico. Il dato della Bolt non è isolato: tocca prima i numeri, poi i listini.
Dodici giorni che ribaltano il mercato
Da gennaio a giugno 2026 i prezzi delle elettriche usate sono saliti del 5,1% su base ponderata per volume. Il dato di listino conferma la tendenza: ad aprile il prezzo medio di un’EV usata ha raggiunto i 35.895 dollari, in aumento del 4,2% rispetto a marzo, secondo i dati di Cox Automotive. A metà maggio l’indice all’ingrosso di Manheim segnava un +11,4% su base annua e un ulteriore +3,1% rispetto ad aprile. E sul fronte dei volumi, il primo trimestre si è chiuso con 93.500 usate elettriche vendute, in crescita del 12% su base annua e del 17% sul quarto trimestre.
Non è solo una questione di prezzi nominali: è il ritmo di assorbimento a segnalare il cambio di stato. Quando una Bolt EV del 2023 viene venduta in 12 giorni di permanenza mediana, significa che la domanda non sta più aspettando al ribasso, ma insegue l’offerta. Ma cosa ha innescato questa inversione? La risposta non sta nei listini, ma in una scadenza regolatoria e in una pipeline di vetture.
L’effetto del credito scaduto e dei leasing in arrivo
Prima del 2026 le auto elettriche usate erano definite da un deprezzamento marcato. Il punto di svolta è fiscale. Il credito per veicoli puliti usati — 4.000 dollari ai sensi dell’IRC 25E — non è disponibile per veicoli acquisiti dopo il 30 settembre 2025. La scadenza ha tolto dall’equazione un incentivo che sosteneva la domanda, ma ha anche cambiato la psicologia di chi compra: senza lo sconto federale, il listino di un’usata elettrica smette di essere trattato come una base da cui sottrarre e diventa il prezzo reale.
A questa leva fiscale si somma la pipeline dei leasing. Secondo Recurrent, nel 2026 si prevedono fino a 500.000 veicoli elettrici di ritorno da leasing. Sono vetture che rientrano nei piazzali dei dealer: non tutte restano a lungo sul mercato, perché nella fascia accessibile la domanda le assorbe rapidamente. Ma il nodo resta aperto: la domanda non è uniforme, e chi beneficia davvero di questa scarsità dipende dalla fascia di prezzo.
Sotto i 20.000 dollari la corsa, sopra i 40.000 la resa
Il mercato usato non premia tutti allo stesso modo. Tra le 108 combinazioni analizzate, i veicoli sotto i 20.000 dollari hanno registrato un aumento di valore del 9,4% — la crescita più forte del periodo — mentre quelli sopra i 40.000 dollari sono rimasti stabili o hanno continuato a calare. È una segmentazione netta, quasi meccanica: dove il credito usato avrebbe dovuto sostenere l’accessibilità, la sua assenza spinge i prezzi; dove il premium non aveva mai avuto bisogno di incentivi, la domanda resta debole.
Dall’altra parte del mercato, il nuovo continua a soffrire. A luglio le vendite di nuovi veicoli elettrici sono state stimate in 77.266 unità, in aumento del 3,2% rispetto a giugno ma in calo del 41,5% su base annua; la quota sul totale del nuovo si è fermata al 5,6%, leggermente sopra giugno ma ben al di sotto dei livelli dell’anno precedente, quando la domanda era sostenuta dagli acquisti anticipati prima della scadenza del credito d’imposta federale. Anche il premio dell’usato elettrico rispetto alle ICE+ si è ridotto: 2.967 dollari a luglio, in calo rispetto ai 3.344 dollari di giugno. Nello stesso mese i prezzi delle ICE+ sono diminuiti dello 0,2% su base mensile e aumentati del 3,6% su base annua. Il nuovo non tira, l’usato accessibile sì; il divario con la combustione interna si assottiglia, ma non perché le EV usate si stiano svalutando — anzi.
Per chi compra, vende o gestisce stock di EV usate il trade-off è netto: l’accessibile è raro e si apprezza, ma non basta a compensare la debolezza del nuovo; ogni decisione di stock passa dalla segmentazione di prezzo.




