La decisione del 2024 ha ridotto le tutele nonostante l’aumento della popolazione, creando un precedente per altre specie e habitat

Alla fine di una strada sterrata c’è un cartello: «area protetta». Il sentiero che parte da lì è silenzioso, e il pensiero corre subito ai lupi. Ma la questione è meno visibile di così: solo il 16% degli habitat che l’Europa si era impegnata a proteggere è attualmente in condizioni favorevoli, come rilevano i ricercatori che hanno passato in rassegna la Direttiva Habitat.

La ricerca è stata diffusa lo scorso luglio, ma le sue conclusioni pesano ancora di più adesso: la protezione della natura, in Europa e non solo, torna a essere negoziabile.

La natura che non vediamo

Che cosa significa, in pratica, che un territorio è «protetto»? La Direttiva Habitat punta a tutelare oltre mille specie — mammiferi, rettili, anfibi, pesci, invertebrati e piante — e 230 tipi di habitat caratteristici, come spiega la Commissione europea nella scheda dedicata. Eppure i numeri raccontano un’altra storia. Più della metà delle specie di uccelli valutate ha uno stato di conservazione sfavorevole; quel 16% di habitat in buone condizioni è un resto, non un traguardo.

In altre parole, nella maggior parte dei territori che sulla carta dovrebbero essere rifugi per la biodiversità, la natura non se la passa bene. Il Regno Unito non fa eccezione: quasi una specie su sei tra le oltre 10.000 censite è a rischio di estinzione, e solo il 14% degli habitat importanti per la fauna selvatica è considerato in buono stato. Se i numeri sono già così negativi, cosa succede quando si toccano le poche specie che stanno tornando?

Il paradosso del lupo

Non è solo una questione di numeri: il caso del lupo ribalta la logica della conservazione. Nel 2024 l’Unione Europea ha deciso di ridurre lo status di protezione dei lupi, nonostante la popolazione sia aumentata di quasi il 60% nell’ultimo decennio. In Europa ci sono oltre 20.000 lupi, con popolazioni e areali in crescita, come riportato dal Parlamento europeo nel maggio dello scorso anno.

Più lupi, meno tutele: è un paradosso con cui vale la pena fare i conti. Per i ricercatori, quella decisione è un esempio di come le leggi sulla conservazione possano essere indebolite dalla pressione politica. E il rischio non è limitato ai lupi. L’abbassamento delle protezioni legali per questa specie rischia di creare un precedente per altre specie e di aprire la strada ad altre modifiche alle leggi sulla natura dell’UE, come avvertiva già nel settembre 2024 un documento congiunto diffuso dal WWF.

Il meccanismo è semplice da capire: se una specie in crescita perde le sue garanzie, perché non dovrebbe accadere lo stesso ad altre? E se le tutele vengono rinegoziate una volta, la porta resta aperta per nuove revisioni. Nel frattempo, il Regno Unito ha già imboccato un’altra direzione. Il divario tra le due sponde della Manica si sta allargando, e riguarda l’intera architettura delle tutele ambientali. Ma se un successo di conservazione viene punito con meno protezioni, chi può sentirsi al sicuro? La risposta si misura nelle scelte che seguiranno.

La rotta che cambia

Non è solo questione di lupi: il precedente rischia di estendersi ad altre specie e habitat. Il Regno Unito sta rimanendo indietro rispetto all’UE in quasi ogni area della regolamentazione ambientale: mentre il blocco rafforza la sua legislazione, il Regno Unito la indebolisce, come rilevava già nel gennaio 2024 il Guardian in un’analisi sulla divergenza post-Brexit.

Per chi vive vicino a un’area protetta, questo ha un significato concreto. Le regole che valgono su un lato del confine possono non valere sull’altro, e la prossima modifica potrebbe non riguardare una specie lontana, ma l’habitat dietro casa. Il quadro generale non aiuta: le prospettive per la biodiversità restano negative, perché gli sforzi per proteggere e ripristinare la natura richiedono tempo per dare risultati, mentre pressioni come lo sfruttamento eccessivo, l’uso intensivo di terra e mare e l’inquinamento continuano a pesare, come segnala l’Agenzia europea dell’ambiente.

La protezione della natura non è un dato acquisito: può essere rinegoziata. Il precedente del lupo dice che anche una specie in crescita può perdere le sue garanzie, e chi abita vicino a un cartello «area protetta» dovrebbe aspettarsi nuove discussioni, non meno.