Tilburg taglia le emissioni del 26%, Melbourne guadagna tempo

Perdere 54 secondi al giorno: è questo il prezzo, secondo i dati di uno studio, di rispettare i limiti di velocità. Chi guida ogni giorno sa che a 100 km/h sembra di non arrivare mai; eppure quei secondi valgono milioni di litri di carburante e decine di migliaia di tonnellate di CO₂ risparmiate. Lo scorso luglio, uno studio comparativo pubblicato su Nature ha provato a rispondere con dati su scala di rete a un dubbio comune: rallentare serve davvero?

La risposta, come spesso accade, è: dipende. Ma i numeri, per una volta, sono chiari su un punto: il costo in tempo è molto più basso di quanto si pensi, e i benefici sono misurabili.

Il dubbio: rallentare serve davvero?

Il contesto giustifica la domanda. Già nel 2019 il settore del trasporto stradale emetteva 8,7 GtCO2e all’anno, in aumento rispetto ai 5,0 del 2005, e rappresentava il 23% delle emissioni globali di CO₂ legate all’energia. Circa il 70% di queste emissioni arriva dai veicoli stradali. Sono numeri che spiegano perché i governi abbiano cominciato a considerare la velocità come una leva ambientale, non solo come una questione di sicurezza.

Il caso più noto è quello dei Paesi Bassi. Il governo olandese ha deciso di ridurre il limite diurno sulle autostrade a 100 km/h per affrontare la crisi dell’inquinamento da ossidi di azoto, secondo fonti di governo. Non è una questione di punire gli automobilisti: è una misura di politica ambientale. E ha una base fisica semplice: le auto che viaggiano a 100 km/h sono il 25% più efficienti di quelle a 130 km/h.

Ma i dati su scala di rete raccontano una storia più complessa: non basta rallentare, bisogna anche sapere dove e come.

Tilburg e Melbourne: i numeri che sorprendono

Non tutte le reti rispondono allo stesso modo. Lo studio su Nature confronta due casi reali: Tilburg, nei Paesi Bassi, e Melbourne, in Australia. I risultati sono diversi, e questa diversità è il dato più interessante.

A Tilburg, la combinazione di controllo della velocità e flessibilità di percorso a razionalità limitata riduce le emissioni modellate di CO₂ del 26% rispetto all’User Equilibrium e del 27% rispetto al Bounded Rationality User Equilibrium, con aumenti di costo limitati per i passeggeri e risparmi per i camion. In un confronto più specifico, lo scenario SC-BRUE-SOTT+E riduce le emissioni modellate del 16,2% rispetto a BRUE-SOTT+E, a fronte di un aumento del tempo di viaggio totale del 6,0%. In pratica: si inquina molto meno, si perde un po’ di tempo, ma i conti tornano.

A Melbourne il quadro è diverso. Prendere di mira il 12,5% della domanda origine-destinazione e controllare il 50,8% dei collegamenti produce riduzioni di tempo di viaggio e costi a livello di rete superiori al 10%, ma con riduzioni delle emissioni minori. In altre parole, a Melbourne si guadagna soprattutto in tempo e denaro, non in CO₂. La stessa ricetta, applicata a reti diverse, dà risultati diversi.

E ci sono anche strategie che peggiorano le cose. Da un altro studio recente emerge che l’LBSL aumenta significativamente le emissioni rispetto al DSL: NOx +46,8% e CO₂ +28%. L’USL presenta compromessi: CO −7,6% ma NOx +14,7%. Tradotto: alcuni limiti di velocità apparentemente sensati possono aumentare il carico inquinante, non ridurlo.

Resta una domanda: se i benefici sono così chiari, perché non li vediamo sulle strade di tutti i giorni?

Cosa conviene fare (e cosa no)

La risposta è nei conti quotidiani. Quanto ci costa davvero andare più piano? Poco, in termini di tempo: rispettare i limiti aumenterebbe il tempo di viaggio di soli 54 secondi per giorno di guida. In cambio, il risparmio stimato è di più di 6 milioni di galloni di carburante, 18 milioni di dollari e 50.000 tonnellate di CO₂ al giorno. Sono cifre che mettono in prospettiva il fastidio di chi si sente rallentato in autostrada.

Il punto non è la velocità in sé, ma la volontà di applicare gli schemi giusti sulla rete stradale. I modelli mostrano che la flessibilità di percorso e il controllo mirato fanno la differenza, e che alcune scorciatoie intuitive — come certi limiti o certe restrizioni — possono produrre effetti collaterali peggiori del problema che vogliono risolvere.

Rispettare i limiti di velocità non è una punizione: è una leva concreta, con un costo di tempo minimo e benefici misurabili. La prossima volta che viaggi a 100 km/h, sai che stai compiendo una scelta ambientale, non solo legale.