Il repowering dei parchi eolici aumenta la produzione del 30 percento senza nuove torri.

Lo scorso 20 luglio, Exus Renewables North America ha annunciato di aver chiuso un finanziamento per la costruzione da circa 356 milioni di dollari per due progetti eolici in Pennsylvania: il Cambria Wind Farm, da 61,6 megawatt, e l’Highland North Wind Farm, da 75 megawatt. Il primo è in costruzione ad Adams Township, nella contea di Cambria, con entrata in esercizio commerciale prevista per quest’autunno; il secondo si trova sempre nella contea di Cambria. In totale sono 136,6 megawatt. Exus Renewables North America conta più di 110 dipendenti e un portafoglio totale superiore a 6 gigawatt, con oltre 700 megawatt operativi o in costruzione.

Il dato che sorprende, però, non è la potenza installata. È il rendimento.

Il trucco del +30% senza nuove torri

Per capire la scommessa di Exus bisogna guardare a Twin Ridges, un impianto completato da 139,4 megawatt nella contea di Somerset. La società possiede in Pennsylvania oltre 306,9 megawatt di capacità eolica, e Twin Ridges è il banco di prova. Per il repowering di Twin Ridges, Exus prevede la sostituzione di navicelle e pale delle turbine esistenti, mantenendo torri e fondazioni. Il risultato atteso è un aumento del 30 percento nella generazione di energia per il progetto e per i residenti del sud-ovest della Pennsylvania.

In pratica: più elettricità senza costruire nuove torri, senza occupare nuovo suolo, senza ripartire da zero con permessi e connessioni. In un settore in cui i tempi contano, è la scorciatoia che serve. A patto di pagarla: 356 milioni di dollari per 136,6 megawatt significa più di 2,6 milioni per ogni megawatt installato.

«Mentre l’industria eolica affronta ostacoli sempre più complessi alla crescita, tra cui una coda di interconnessione di quasi 3 gigawatt di progetti di energia rinnovabile che cercano di collegarsi alla rete, il repowering è diventato un percorso per aiutare a raggiungere gli obiettivi di energia pulita», ha dichiarato Jim Spencer, CEO di Exus Renewables North America.

La coda di quasi 3 gigawatt non è un dettaglio. È la ragione per cui la scorciatoia appare così attraente. Ma perché tanta fretta? La risposta sta nel paradosso della Pennsylvania.

Il paradosso dell’export

La coda di interconnessione non è un fastidio burocratico: è il sintomo di un sistema che produce ed esporta elettricità su larga scala ma fatica a connettere nuova generazione. Nel 2024 la Pennsylvania ha generato circa 241,5 milioni di MWh e ne ha esportati circa 85 milioni, diventando il più grande esportatore netto di elettricità degli Stati Uniti e all’interno del PJM. Più di un terzo dell’energia generata è uscito dai confini statali.

Eppure la stessa Pennsylvania è descritta come il mercato dei data center in più rapida crescita nel PJM. Qui sta il paradosso: un sistema che esporta 85 milioni di MWh non riesce a portare rapidamente in rete i quasi 3 gigawatt di nuovi impianti rinnovabili, mentre la domanda interna cresce spinta dai data center. Secondo il World Resources Institute, l’espansione dei data center negli Stati Uniti sta guidando una forte crescita della domanda di elettricità e mettendo sotto pressione acqua, territorio e comunità locali.

Il repowering, intervenendo su impianti già connessi, aggira in parte il collo di bottiglia: non servono nuove connessioni, né i passaggi più lenti della coda. Ma la capacità che si recupera è limitata a ciò che già esiste. Non crea nuova capacità su scala sufficiente a inseguire la domanda dei data center.

La gara dei contratti: NextEra-Meta avanti

Se Exus investe circa 356 milioni di dollari su 136,6 megawatt, guardare altrove aiuta a capire la posta. Già lo scorso dicembre, NextEra Energy Resources e Meta Platforms avevano raggiunto circa 2,5 gigawatt di contratti per energia pulita, con 11 accordi di acquisto di energia e due accordi di stoccaggio energetico. Sono 2.500 megawatt contro 136,6: due ordini di grandezza diversi.

La domanda, a questo punto, è se il repowering da 136,6 megawatt commissionato da Exus possa davvero colmare il divario tra la domanda dei data center e la capacità effettivamente connessa, o se resterà una soluzione di nicchia per chi ha già impianti operativi.

I prossimi mesi diranno se i 136,6 megawatt di Exus sono un’eccezione o l’inizio di una corsa. Il numero da osservare non sono i 356 milioni di dollari, ma quanti dei quasi 3 gigawatt in coda a PJM riusciranno a trovare connessione prima che i data center cerchino altrove. Perché se il repowering aggira la coda, non la svuota.