L’USDA contesta i pannelli solari sui terreni di prima qualità, ma a New York sono solo 6.000 acri.

Hai un terreno agricolo o vivi accanto a uno? Forse hai già ricevuto una proposta per trasformarlo in un parco fotovoltaico. La domanda che pochi fanno è: quel campo è tra i più fertili d’America? La risposta non è un dettaglio: è il centro di uno scontro tra Albany e Washington. Da una parte c’è Ashley Ingram, esperta di Earthjustice, che sostiene che il solare stia aiutando a salvare le aziende agricole di New York, non a distruggerle. Dall’altra parte c’è il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, che già nell’agosto 2025 ha annunciato che avrebbe smesso di finanziare pannelli solari su terreni agricoli produttivi e avrebbe vietato i pannelli di fabbricazione straniera nei progetti dell’agenzia.

Il campo sotto il pannello

La scena è quella di un proprietario che riceve un’offerta per ospitare un impianto fotovoltaico sul proprio terreno e si chiede se quel campo rientri tra i suoli migliori d’America. La risposta dipende da una decisione che lo Stato di New York ha già preso: accelerare i progetti solari industriali anche laddove il governo federale ha già frenato. Per chi vive accanto a quei campi la posta è concreta: un impianto solare cambia il paesaggio e l’uso del suolo, e non sempre le regole comunali dicono con chiarezza quali terreni possono finire sotto i moduli. Ma quanto è grande davvero il perimetro di questa accelerazione?

La reazione federale non si è fatta attendere. Lo scorso 29 luglio 2026 la segretaria all’Agricoltura Brooke Rollins, insieme a Lee Zeldin dell’EPA e a John Rich, ha annunciato di aver inviato una lettera formale alla governatrice Kathy Hochul per «chiedere risposte sulla decisione di New York di accelerare i progetti solari industriali su alcuni dei terreni agricoli più produttivi d’America». Nella stessa lettera, Rollins ha concesso alla governatrice 30 giorni di tempo per spiegare perché lo Stato si sta allontanando dagli standard dell’USDA sui terreni di prima qualità e cosa sta facendo per proteggere queste risorse agricole insostituibili.

I numeri del paradosso

Per rispondere servono i numeri, non le promesse. In base a un’analisi del 2023, circa l’83% dei nuovi progetti solari negli Stati Uniti è installato su terreni agricoli e ranch, e quasi il 50% finisce sui terreni più produttivi, versatili e resilienti del Paese. Tradotto in pratica: chi riceve un’offerta per un impianto a terra non sta guardando a un’eccezione, ma a una tendenza di lungo corso. I suoli migliori per coltivare sono anche i più richiesti per produrre energia.

Il paradosso sta nel caso specifico di New York. Secondo l’USDA, dei 4,6 milioni di acri di terreni agricoli di prima qualità presenti nello Stato, poco più di 6.000 acri risultano coinvolti. È una frazione minima rispetto al totale, ma concentrata su suoli che l’agenzia federale considera insostituibili. Lo scontro, quindi, non riguarda la quantità di superficie occupata: riguarda quale superficie si sceglie di sacrificare.

E se la scelta è tra energia pulita e produzione di cibo, chi decide cosa conta di più? Il governo federale ha già scelto, quando nell’agosto 2025 ha bloccato i fondi pubblici per il solare sui terreni produttivi. New York ha scelto l’opposto, accelerando. In mezzo restano i proprietari, che devono decidere senza una regola chiara su cosa sia davvero sacrificabile. Non è detto che ogni progetto sia un cattivo affare: dipende dal terreno concreto e dagli standard che il comune ha scelto di applicare. Ma è proprio questa incertezza il problema.

La scadenza è già passata

La lettera di Rollins è partita lo scorso 29 luglio 2026; i 30 giorni concessi alla governatrice Hochul sono scaduti il 28 agosto. Oggi, 10 settembre 2026, quella risposta non è un annuncio da attendere: è un documento da cercare. Chi possiede o vive accanto a un terreno agricolo può chiedere al proprio comune se ha recepito gli standard federali e quali ettari di prima qualità risultano coinvolti nei progetti solari approvati o in istruttoria. La transizione energetica non dovrebbe essere una scelta al buio tra cibo e pannelli.