Studio epidemiologico sul benzene previsto nel 2011, sostituito da un trasferimento di fondi al comune.
2,46 milioni di reais. È il prezzo stabilito nel 2025 per non sapere se il benzene trovato nel suolo di Itatinga abbia fatto ammalare chi ci vive da decenni. Il dato non arriva da un comunicato trionfale, ma da un percorso di accordi e impegni avviato nel 2011: in quell’anno Petrobras, il comune di São Sebastião e il Ministério Público di San Paolo firmarono un Termo de Ajustamento de Conduta (TAC) per affrontare gli effetti della contaminazione. Quel percorso prevedeva uno studio di salute trasversale, lo strumento pensato per misurare l’impatto della contaminazione sulla salute delle persone. Nel 2025, lo studio è stato sostituito da un trasferimento di R$ 2,46 milioni (circa 479.122 dollari) al comune. Non una ricerca, ma una cifra: la forma definitiva di una risposta che non c’è.
Il contrasto è netto. La CETESB, l’agenzia ambientale dello Stato di San Paolo, ha segnalato nei suoi rapporti tecnici la presenza di benzene e idrocarburi nel terreno e nelle acque sotterranee dell’area interessata, evidenziandone i rischi cancerogeni. Eppure, secondo il comune di São Sebastião, non si registra un’incidenza anomala di malattie: il municipio cita, a sostegno della sua posizione, un Rapporto Tecnico Epidemiologico che copre il periodo dal 2006 al 2026. Petrobras, da parte sua, ha dichiarato che non esistono prove che colleghino le malattie alla contaminazione dell’area. Due negazioni, una domanda che resta: come si è arrivati a un accordo che scambia la ricerca sanitaria con il denaro? Il benzene c’è, le malattie no — almeno secondo le autorità. Ma è proprio questo il punto: finché lo studio non viene fatto, la risposta non può che essere negativa per default.
Le case sulla discarica
Per capire quei 2,46 milioni bisogna riavvolgere il nastro fino all’inizio degli anni Ottanta. All’epoca, secondo i residenti, i camion arrivavano nel quartiere carichi di residui di petrolio, compresi quelli rimossi dopo le perdite al Tebar (Terminal Marítimo Almirante Barroso). Con il tempo, su quella discarica chimica sono sorte almeno 84 abitazioni: famiglie che hanno costruito le loro case sopra i derivati del petrolio depositati dalla società statale oltre vent’anni prima, come riportava la Folha de S.Paulo nell’agosto del 2008. La Petrobras dovrà rimuovere almeno 84 nuclei familiari: un’operazione che riguarda persone, non numeri. Con questa storia alle spalle, la domanda sanitaria non è un dettaglio burocratico, ma una questione che attraversa le biografie di chi ha vissuto per decenni sopra quei residui.
La domanda che resta aperta
Il passaggio dallo studio al denaro non è soltanto tecnico. Completato nel 2025, ha lasciato senza risposta una delle rivendicazioni centrali della comunità, come ha ricostruito il reportage di Mongabay pubblicato a luglio: se la contaminazione abbia causato malattie tra i residenti. Per Juliano Bueno, direttore-presidente di Arayara, la sostituzione dello studio con una compensazione finanziaria impedisce di dimensionare il problema e di creare azioni di prevenzione. La ricerca, ha spiegato, era lo strumento per rispondere alla domanda se la contaminazione ambientale abbia prodotto effetti sulla salute dei residenti: una questione che resta aperta. Quella della compensazione, in altre parole, non è solo una scelta contabile: sposta la risposta dal piano della conoscenza al piano del risarcimento.
Il comune ha giustificato la mancata realizzazione dello studio con l’assenza di proposte in gare andate deserte — i cosiddetti “certami deserti” — con la complessità metodologica della ricerca, che richiedeva un’applicazione domiciliare in presenza, e con l’inviabilità dovuta alla pandemia di covid-19. Sono ragioni logistiche e procedurali, plausibili sul piano amministrativo, ma non rispondono alla domanda di fondo. La contaminazione è stata accertata, il benzene è stato trovato. Che cosa succede se la risposta non arriva mai? Il rischio, come ha osservato Bueno, non è soltanto conoscitivo: senza dimensionare il problema, non si possono programmare azioni di prevenzione, e la compensazione finanziaria rischia di diventare il punto di arrivo invece che una tappa intermedia.
Nei prossimi mesi il numero da tenere d’occhio non è quello già trasferito, ma se tornerà una richiesta di studio epidemiologico: dal 2011 al 2026 il denaro ha preso il posto della conoscenza, e solo un nuovo studio può invertire questa sostituzione. Senza di esso, il benzene resta un contaminante trovato, non una causa provata.




