La Colombia raddoppia la quota in un anno; l’Italia, 39ª, resta indietro di sei punti.
C’è un automobilista italiano che, davanti al concessionario, si chiede se sia già il momento di passare all’elettrico o se convenga aspettare ancora un anno. La risposta, a sorpresa, non arriva da Berlino né da Stoccolma: arriva semmai da Bogotá e dal Cairo. Secondo i dati pubblicati da Vaielettrico lo scorso 23 luglio, la Colombia ha raggiunto una quota di auto elettriche del 14,2%, mentre l’Egitto si è attestato al 10,8%. Due numeri che, letti da un concessionario italiano, suonano quasi come una provocazione.
Il paradosso: Colombia ed Egitto davanti all’Italia
Il confronto con il nostro Paese rovescia un assunto molto diffuso: l’idea che la transizione elettrica sia un lusso riservato ai Paesi ricchi o a quelli con una lunga tradizione automobilistica. Nella graduatoria mondiale relativa allo scorso luglio, l’Italia si è piazzata 39ª con una quota di auto elettriche pure del 7,9%: poco più della metà della Colombia e quasi tre punti sotto l’Egitto. A rendere il dato ancora più netto c’è il confronto con la media mondiale, che si è fermata al 14,3% secondo la classifica mondiale del 2026 pubblicata a fine luglio. Con 7,9% contro 14,3%, il ritardo dell’Italia vale oltre sei punti percentuali. In pratica, il 14,2% colombiano è allineato alla media del pianeta, mentre il 7,9% italiano resta molto al di sotto.
Detto in modo ancora più semplice: mentre a Bogotá circa un’auto nuova su sette è elettrica, in Italia se ne conta poco più di una su tredici. Il dato egiziano, poi, è il più scomodo: un Paese che nessuno associa alla tradizione dell’auto elettrica supera di quasi tre punti il nostro. Ma dietro questa fotografia c’è una dinamica precisa, non un’anomalia.
La Colombia: da 8% a 12,9% in un anno
Per capire il dato colombiano di fine luglio bisogna tornare indietro di un anno. Già nel dicembre 2025 la quota di mercato dei veicoli elettrici in Colombia aveva raggiunto il 12,9%, di cui il 10,7% di auto elettriche pure. Secondo l’analisi pubblicata da CleanTechnica a gennaio, la quota è raddoppiata nel giro di dodici mesi: dal 7,5-8% di inizio 2025 al 10% di novembre, fino al 12,9% di dicembre. Non un lento guadagno di decimali, ma un mercato che in un anno ha cambiato passo.
E non si tratta di un picco isolato. Sempre nel dicembre 2025, le vendite di veicoli elettrici hanno toccato il massimo storico di 3.905 unità: l’80% in più rispetto a un anno prima e il 60% in più rispetto al precedente record, che risaliva soltanto a ottobre 2025. In altri termini, il record di ottobre ha resistito appena due mesi. Il 14,2% di fine luglio, letto in questa sequenza, non è un colpo di fortuna: è la prosecuzione di una tendenza in atto da mesi.
Resta da chiedersi quali forze abbiano prodotto questa accelerazione e se siano replicabili anche altrove.
Lezioni per l’Italia: guardare ai fatti, non ai pregiudizi
Una parte della risposta arriva da lontano, dal mercato globale dei costruttori. Già alla fine del 2023, BYD aveva chiuso l’anno con vendite record, superando l’obiettivo annuale di 3 milioni di veicoli e diventando il campione globale dei veicoli a nuova energia per il secondo anno consecutivo. Il punto non è il marchio in sé, ma quello che rappresenta: una concorrenza globale che ha reso l’elettrico accessibile anche in mercati senza una tradizione consolidata. Per chi in Italia aspetta il momento giusto per comprare, la lezione è che quel momento non lo decide il calendario, ma la politica e la concorrenza. Non è una questione di tecnologia, ma di scelte.
Per il lettore italiano, il confronto non è motivo di scoramento: è un promemoria che le condizioni si possono cambiare. Guardare a Bogotá o al Cairo serve a capire che la transizione non è un lusso, ma una scelta di policy e di mercato. Conviene monitorare i prossimi dati colombiani ed egiziani: se la tendenza proseguirà, il divario con l’Italia diventerà sempre più difficile da ignorare.




