Toyota: 1 auto su 5 è Corolla, ma i cinesi progettano in 1/3 del tempo.

Siamo al semaforo, e accanto a noi c’è una Corolla. L’abbiamo vista per decenni, identica nella sua affidabilità. Oggi quella stessa sagoma nasconde una domanda che Toyota non può più ignorare: e se la prossima auto che compreremo non fosse una Toyota? Lo scorso 20 luglio, un lungo reportage di Electrek ha messo in fila i numeri e le voci di questa storia. Prima di tutto i numeri: dalla sua introduzione sessant’anni fa, Toyota ha venduto oltre 57 milioni di Corolla, con 12 cambi di modello. Ha superato il Maggiolino Volkswagen diventando l’auto più venduta al mondo. Ma il mondo attorno sta cambiando, e la domanda non è solo industriale.

Una Corolla su cinque Toyota: il mondo che conosciamo

Dal semaforo il passo è breve: la Corolla non è solo un’auto, è un’abitudine collettiva. Dal lancio nel 1966 è stata prodotta in 15 stabilimenti in tutto il mondo e rappresenta un’auto su cinque vendute nella storia di Toyota. Un’auto su cinque, non una nicchia: significa che per milioni di famiglie “affidabile” fa rima con “Corolla”. Eppure, anche Toyota ammette che la familiarità potrebbe non bastare. Già in passato Akio Toyoda era stato ampiamente citato per aver definito i veicoli elettrici a batteria “sopravvalutati”, come ricostruito da Toyota Times. Oggi però il tono è diverso. In quei giorni di fine luglio, un ingegnere Toyota ha ammesso: “Penso che stiamo perdendo contro la Cina”. Non è una frase da marketing, e non arriva da un analista esterno.

Il dubbio di Toyota: “Stiamo perdendo contro la Cina”

L’ammissione dell’ingegnere non è un caso isolato. I numeri raccontano una storia diversa da quella del marketing. Nel 2025 le ibride hanno rappresentato circa il 42% delle vendite totali di Toyota e Lexus, pari a 11,3 milioni di veicoli, secondo i dati di Automotive World. Negli Stati Uniti, i veicoli elettrificati – in gran parte ibridi – hanno raggiunto il 47% delle vendite Toyota. Sembra un successo, e in parte lo è: significa che quasi una Toyota su due venduta negli Usa ha una qualche forma di elettrificazione. Ma il ritmo con cui i concorrenti cinesi si muovono è diverso. Hanno cicli di sviluppo di 18-24 mesi, contro i 4-5 anni tradizionali di Toyota. In pratica, un costruttore cinese può portare un modello dalla carta alla strada in un terzo del tempo rispetto a un progetto Toyota. Non è un dettaglio tecnico: su un mercato che cambia ogni sei mesi, arrivare con due anni di ritardo significa vendere un’auto già vecchia.

E non è teoria. BYD ha smesso di produrre veicoli alimentati esclusivamente da motori a combustione interna già nel 2022, concentrandosi su elettriche e ibride plug-in. La scommessa sta pagando. Il presidente di BYD, Wang Chuanfu, ha dichiarato che BYD diventerà il più grande produttore automobilistico mondiale per volume entro cinque anni, secondo quanto riportato da Automotive World. Akio Toyoda, dal canto suo, ha avvertito: “Se succede, è finita”, aggiungendo che “a meno che il Giappone non sia un paese scelto da ogni altro paese, non può sopravvivere”. Non è una questione di orgoglio, ma di economia: il Giappone esporta auto in tutto il mondo, e se perde quote in mercati chiave, perde posti di lavoro e gettito fiscale.

La prossima Corolla potrebbe non essere Toyota

Cosa significa per chi deve scegliere un’auto oggi? I fatti indicano una direzione chiara: il vantaggio cinese sulla velocità di sviluppo è reale, e BYD ha già abbandonato le auto solo a benzina. La Corolla che abbiamo sempre conosciuto potrebbe non esistere tra dieci anni. Ma questo non significa buttare via l’ibrido Toyota domani mattina. L’ibrido resta un’opzione concreta, affidabile e disponibile oggi, con una rete di assistenza che i marchi cinesi devono ancora costruire in molti paesi. La scelta, per chi compra, è tra la sicurezza dell’ibrido Toyota e la scommessa elettrica cinese, che in termini di tempi di sviluppo e ambizione ha già cambiato le regole. E i numeri suggeriscono di tenere d’occhio BYD molto da vicino, soprattutto se state pensando di cambiare auto nei prossimi due o tre anni.