La superficie percorsa dal fuoco supera la media ventennale, con la stagione degli incendi in corso
Il dato più aggiornato disponibile, al 26 agosto, è questo: in Europa risultavano colpiti dagli incendi 647.579 ettari. Secondo l’ultimo bollettino del centro di ricerca della Commissione europea, la superficie supera la media di lungo periodo degli ultimi vent’anni, ferma a 328.010 ettari. È quasi il doppio. Il punto di metà agosto, quando LifeGate contava quasi 500mila ettari già distrutti, è stato superato in poco più di una settimana. Non è una correzione statistica: è un cambio di scala.
Il doppio della media
Il confronto va letto con attenzione. La media 2006-2025 non descrive un anno eccezionale, ma la normalità degli ultimi vent’anni. Vedere il 2026 superare quella soglia di quasi il cento per cento già a fine agosto, quando la stagione degli incendi non è chiusa, indica che non si tratta di un’oscillazione. Il distacco si è allargato nel giro di poche settimane, non nel corso di un’intera estate. E il dato di 647.579 ettari resta un punto di passaggio, non un bilancio definitivo.
Incendi di sesta generazione
Dietro il numero non c’è solo il caso. A fine luglio, gli incendi che hanno colpito Francia e Spagna nel 2026 sono stati classificati come incendi di sesta generazione: mega-incendi la cui energia rilasciata altera il meteo locale e sopraffà i metodi antincendio convenzionali. Il fuoco non si limita a bruciare la vegetazione; modifica le condizioni atmosferiche circostanti, rendendo più difficile spegnerlo e più probabile che si autoalimenti.
A preparare il terreno sono la siccità persistente e le ripetute ondate di calore che continuano a prosciugare il suolo e la copertura vegetale. Gli incendi, a loro volta, sono una conseguenza diretta delle ondate di caldo estremo provocate dai cambiamenti climatici. La sequenza è riconoscibile: suolo asciutto, vegetazione pronta a bruciare, temperature estreme. Non serve un singolo evento scatenante: basta che queste condizioni restino attive.
Il contesto recente aiuta a non leggere il 2026 come un’anomalia isolata. Tra il 2015 e il 2025, secondo EFFIS, sono andati in fumo oltre 4,5 milioni di ettari. L’era dei mega-incendi non comincia quest’anno, ma quest’anno mostra quanto sia diventata ordinaria. Se il fuoco cambia natura, anche la risposta deve cambiare.
Una risposta da record, ma il suolo resta secco
La risposta dell’Unione europea, per una volta, è stata imponente. La Commissione europea ha lanciato la più grande operazione di pre-posizionamento di sempre: 777 vigili del fuoco, 14 paesi, 22 aerei e 5 elicotteri. È il riconoscimento implicito che i mezzi ordinari non bastano più, soprattutto quando il fuoco cambia scala e alimenta le proprie condizioni meteo.
Ma resta da vedere se basterà. Il suolo continua a perdere acqua, tra siccità persistente e ondate di calore che non si sono interrotte. Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è solo l’estensione bruciata, ma la distanza crescente tra la curva del 2026 e la media ventennale: se la siccità persiste, il raddoppio potrebbe non essere il punto d’arrivo.




