Database con test su celle attuali e future, ma fermo prima dell’incendio di Moss Landing.

Centinaia di test di abuso su celle commerciali agli ioni di litio, celle allo stato solido, al sodio, al potassio: il cuore dell’annuncio arrivato lo scorso luglio dal National Laboratory of the Rockies (NLR) è un database open-access sulla sicurezza delle batterie, non un archivio di incidenti ma una mappa termica di come le celle muoiono. Il database è stato sviluppato in collaborazione con l’Università del Texas ad Austin ed Exponent Inc., con il supporto dell’agenzia ARPA-E. Il NLR è il laboratorio che fino a luglio si chiamava National Renewable Energy Laboratory (NREL): il Dipartimento dell’Energia ha disposto il cambio di nome con effetto immediato.

La mappa termica delle celle: cosa c’è dentro il database

Il primo tassello è il Battery Failure Databank, che contiene dati raccolti da centinaia di test di abuso condotti su batterie agli ioni di litio commerciali. Non si tratta di simulazioni al computer: sono prove reali in cui le celle vengono portate deliberatamente al limite, registrando come rispondono dal punto di vista termico e di sicurezza. È il tipo di dato che di solito resta chiuso nei laboratori dei produttori; qui, invece, è consultabile.

Accanto a questo, il Battery Safety Database allarga lo spettro alle chimiche di prossima generazione: i dati coprono il comportamento termico e di sicurezza delle celle attuali e future, dalle celle commerciali agli ioni di litio alle chimiche allo stato solido, agli ioni di sodio e agli ioni di potassio, combinando le collaborazioni della NASA e dell’Università del Texas ad Austin. L’orizzonte di riferimento è ambizioso: il programma ARPA-E JOULES è stato ampliato in JOULES-1K, con l’obiettivo di sistemi di accumulo capaci di raggiungere una densità energetica pari o superiore a 1.000 wattora per chilogrammo e 1.000 wattora per litro a fine vita e a livello di sistema energetico netto. Raggiungere quelle densità significa avere più energia per cella, e quindi più energia da gestire quando qualcosa va storto.

La domanda, però, resta: questi dati, raccolti su banchi di laboratorio, possono davvero anticipare quello che accade in un parcheggio allagato dall’acqua di mare o in un container di accumulo?

Dall’uragano Ian a Moss Landing: il limite dei dati

La risposta, almeno in parte, è già scritta nei casi reali. Già nel 2022, l’uragano Ian sommerse migliaia di veicoli elettrici in acqua di mare lungo la costa della Florida, provocando incendi delle batterie: un promemoria di quanto la chimica di cella, da sola, non basti quando migliaia di veicoli finiscono sommersi insieme. Secondo l’EPRI, l’esplosione del 19 aprile 2019 a Surprise, in Arizona — che ferì quattro vigili del fuoco — è il punto di svolta che ha messo la sicurezza dell’accumulo energetico nell’agenda del settore.

Poi è arrivato Moss Landing: il 16 gennaio 2025 è scoppiato un incendio nell’impianto di stoccaggio di batterie agli ioni di litio da 300 megawatt di Vistra a Moss Landing. Il fuoco è continuato fino al 18 gennaio e ha avuto una riaccensione il 18 febbraio. In tutti questi episodi, la differenza tra l’esito di laboratorio e l’incidente reale non sta nella cella, ma nel sistema: il contenimento, il raffreddamento, la possibilità per i soccorritori di intervenire e la gestione dei re-inneschi. I dati di abuso esistono, ma perché non sono bastati? Cosa serve davvero sul campo?

Cosa cambia per chi installa e gestisce

Per progettisti e gestori di impianti, l’accesso aperto ai dati di abuso cambia concretamente gli strumenti a disposizione: poter consultare centinaia di dati di guasto reali permette di dimensionare raffreddamento, compartimentazione e sistemi di rilevamento precoce su numeri misurati, non solo su modelli. La spinta verso i 1.000 wattora per chilogrammo di JOULES-1K rende questa base dati ancora più rilevante: con densità energetiche più elevate, il margine per l’errore di progettazione si riduce e serve più conoscenza sui modi di guasto.

Ma c’è un paradosso. Lo stesso Battery Failure Databank risulta aggiornato l’ultima volta a febbraio 2024: nel frattempo, l’impianto di Moss Landing ha bruciato per giorni. La promessa open-access, insomma, non basta da sola: uno strumento fermo al febbraio 2024 invecchia più in fretta delle chimiche che dovrebbe mappare.

Per chi installa e gestisce impianti di accumulo, il database NLR è uno strumento potente ma non sufficiente. La sicurezza si gioca sulla manutenzione, sulle procedure e su dati aggiornati: finché il databank resta fermo al febbraio 2024, la promessa tecnologica resta a metà.