Il costo delle turbine a gas è salito del 16%, spingendo le tecnologie su traiettorie opposte.

78 dollari contro 102. Per la prima volta dal 2009, il costo di un progetto di batteria da quattro ore è sceso sotto quello di una centrale a gas a ciclo combinato: 78 dollari per megawattora contro 102. Non è un dettaglio tecnico, è il nuovo ordine dei prezzi dell’energia. I dati, pubblicati lo scorso febbraio da BloombergNEF, raccontano cosa è successo nel 2025 e perché il confronto non è più tra tecnologie, ma tra traiettorie di costo.

Il sorpasso che non ti aspetti

Il dato di partenza è netto: il costo globale di riferimento per un progetto di batteria di quattro ore è sceso del 27 per cento su base annua nel 2025, a 78 dollari per megawattora. È il livello più basso da quando BNEF ha iniziato a monitorare i costi, nel 2009. Un anno prima, nel 2024, il costo medio globale dei progetti di stoccaggio a batteria era di 104 dollari per megawattora, già sceso di un terzo rispetto al 2023. Nel 2025 è arrivato a 78 dollari, con un ulteriore calo del 27 per cento.

Il confronto con il gas va maneggiato con una precisazione: non si tratta dello stesso servizio. Una batteria da quattro ore immagazzina e restituisce energia, una centrale a gas a ciclo combinato la produce quando serve. Eppure il dato ha un peso: sul piano del costo di riferimento, la batteria è più economica. E non è l’unica anomalia del 2025. Nello stesso anno i costi globali di riferimento per solare, eolico onshore ed eolico offshore sono aumentati, invertendo la tendenza al ribasso degli ultimi anni. La spiegazione indicata da BNEF combina vincoli nelle catene di fornitura, una minore disponibilità di risorsa e le riforme del mercato nella Cina continentale.

Ma il sorpasso ha una controparte: i prezzi delle turbine a gas non scendono, anzi.

Chi perde quando le batterie vincono

Dietro il calo del 27 per cento delle batterie non c’è solo innovazione: c’è anche un gas sempre più caro. Il costo globale di riferimento per una centrale a gas a ciclo combinato è aumentato del 16 per cento nel 2025, a 102 dollari per megawattora, il livello più alto mai registrato. A spingere i costi sono stati i prezzi crescenti delle apparecchiature per i nuovi impianti a gas e a carbone.

Le forze opposte si vedono bene nei numeri del 2025. I prezzi dei pacchi batteria per lo stoccaggio stazionario sono scesi a 70 dollari per kilowattora, il 45 per cento in meno rispetto al 2024. Nella primavera dello stesso anno, GE Vernova segnalava aumenti dei prezzi delle turbine a gas tra il 10 e il 20 per cento rispetto al quarto trimestre del 2024. Da una parte la materia prima della flessibilità diventa più economica, dall’altra la generazione termica di punta più cara.

Chi guadagna, intanto, ha già un dato concreto: nel 2025 gli sviluppatori hanno aggiunto 87 gigawatt di solare e stoccaggio combinati, fornendo energia a una media di 57 dollari per megawattora. Serve una distinzione: 87 gigawatt è potenza installata, non produzione; 57 dollari per megawattora è il prezzo medio dell’energia generata da quei progetti. È un prezzo molto più basso del costo di riferimento del gas. Resta da capire se questa convenienza si tradurrà davvero in nuove installazioni.

Il 2026 in un numero: 122,5 gigawatt

Se i prezzi danno ragione alle batterie, le installazioni seguiranno? Per il 2026 le installazioni di accumulo stazionario, escluso il pompaggio idroelettrico, sono previste in aumento di un terzo, fino a 122,5 gigawatt, secondo le stime di BNEF riportate da Energy Connects. Si tratta di potenza, non di energia prodotta: il numero va letto come capacità che entra in funzione nell’arco dell’anno.

La convenienza non sembra fermarsi nel breve periodo. Entro il 2035, BNEF prevede riduzioni del costo livellato dell’energia del 30 per cento nel solare, del 25 per cento nello stoccaggio a batteria, del 23 per cento nell’eolico onshore e del 20 per cento nell’eolico offshore. Se queste traiettorie si realizzeranno, il vantaggio accumulato nel 2025 potrebbe allargarsi.

Il numero da tenere d’occhio nei prossimi mesi non è il prezzo delle batterie, ma la velocità con cui il gas diventa strutturalmente più caro. Se il 2025 ha segnato il sorpasso, il 2026 dirà se è irreversibile.