Capitanata, 1.600 aerogeneratori: disputa tra Comune e società energetica.

La Capitanata produce circa l’80 per cento dell’energia eolica italiana, con circa 1.600 aerogeneratori: è il dato che definisce questo territorio, secondo Vincenzo Sarcone. Eppure a luglio 2026 il sindaco di Ascoli Satriano ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica per l’avvio di lavori non autorizzati su terreni comunali da parte di Edison Rinnovabili. Non è una novità assoluta in una terra già densamente segnata dalle pale, ma è il segnale di una tensione che non si è mai spenta.

La terra dell’80 per cento

Il numero che sorprende, ogni volta che lo si ripete, è proprio quello: circa 1.600 aerogeneratori, pari all’80 per cento circa dell’energia eolica italiana. La fonte è Vincenzo Sarcone, e il dato rende la Capitanata un caso quasi unico nel panorama nazionale: non una regione che ospita qualche impianto, ma un territorio che è, di fatto, la colonna portante della produzione eolica del Paese. Dentro questo perimetro, Ascoli Satriano non è una località marginale: l’impianto eolico di Monte La Fica, nel comune di Ascoli Satriano, ha una potenza nominale complessiva di 17,25 MWe.

Eppure la saturazione non ha spento i nuovi cantieri. Anzi, il 2026 si è aperto con un esposto. Il dato che definisce il territorio, insomma, convive con un conflitto locale che riguarda un singolo terreno comunale. Ed è proprio questo accostamento, tra la scala industriale e la disputa amministrativa, a rendere la vicenda interessante.

Il cantiere conteso

Se la regione è già piena di pale, un nuovo cantiere non dovrebbe sorprendere. Eppure la vicenda esplode su un punto preciso: la legittimità dei lavori avviati da Edison Rinnovabili in agro di Ascoli Satriano. Secondo Edison Rinnovabili, i lavori sono stati avviati sulla base del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (prot. 1315 del 26 luglio 2024) rilasciato dal Settore Ambiente della Provincia di Foggia, e con l’impianto già dichiarato di pubblica utilità, indifferibile e urgente dalla Regione Puglia con Determina di Autorizzazione Unica n. 188 del 23 luglio 2024. La posizione aziendale, quindi, è netta: c’è un’autorizzazione regionale, il progetto è di pubblica utilità, i lavori sono conseguenti.

La posizione del sindaco è altrettanto netta, ma di segno opposto: a luglio 2026 ha messo tutto nero su bianco e ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, contestando l’avvio di lavori non autorizzati su terreni comunali. Il paradosso sta tutto qui: da un lato una macchina autorizzativa regionale che ha già dichiarato l’opera indifferibile e urgente, dall’altro un’amministrazione comunale che ritiene quei lavori non autorizzati. Non è solo una questione di formalità: è il segno che, in un territorio già altamente saturo, ogni nuovo intervento diventa più sensibile, più conteso, più esposto al conflitto.

E mentre si litiga su quel cantiere, il quadro progettuale non si ferma. Un altro progetto prevede la realizzazione di un impianto eolico composto da 8 aerogeneratori, ciascuno da 6,5 MW, per una potenza complessiva di 52 MW, nel Comune di Ascoli Satriano, in località San Martino – Lagnano. Anche questo dato, letto accanto all’esposto, dice qualcosa: la Capitanata continua ad attrarre nuova capacità eolica, ma ogni nuovo passo è sempre più esposto al vaglio locale.

Le pale, gli ordini e l’acqua

Mentre la Procura valuta l’esposto, la filiera industriale non aspetta. Già nell’aprile 2025 Edison parlava di due cantieri per 50 MW di nuova capacità ad Ascoli Satriano e Sant’Agata, in provincia di Foggia, con investimenti complessivi per 80 milioni di euro. E sul fronte della fornitura, Vestas ha ricevuto un ordine da 50 MW per la fornitura e l’installazione di turbine eoliche per i parchi di Ascoli Satriano e Sant’Agata. La differenza tra potenza installata e lavoro che avanza è qui evidente: mentre si discute della legittimità di un singolo cantiere, gli ordini industriali sono già stati piazzati.

Ma il territorio non ha solo pale. Secondo Vincenzo Sarcone, il progetto della diga di Palazzo d’Ascoli potrebbe garantire 67 milioni di metri cubi d’acqua e irrigare circa 30 mila ettari di campagna. È un altro ordine di priorità, che convive con l’energia eolica e che spiega perché il conflitto sul terreno comunale non sia un dettaglio: qui si giocano risorse diverse, dal vento all’acqua, e ogni decisione su un terreno ha ricadute più ampie.

Il numero da tenere d’occhio è 50 MW. Se i cantieri di Ascoli Satriano e Sant’Agata arriveranno a pieno regime, la Capitanata confermerà il suo ruolo di motore eolico italiano. Se l’esposto di luglio 2026 rallenterà i lavori, il conflitto locale si trasformerà in un costo di mercato, con tempi e incertezze che ricadranno su tutta la filiera. È lì che si misurerà se la Capitanata continuerà a macinare l’80 per cento dell’eolico italiano, o se il conflitto locale cambierà le carte.