Il miglioramento della copertura nutrizionale dipende da un flusso di aiuti che può interrompersi in qualsiasi momento
C’è un numero, nell’ultima analisi IPC su Gaza pubblicata a fine luglio, che sembra uscito da un’altra storia: 60%. È la quota di bambini sotto i cinque anni raggiunti dai programmi nutrizionali nel maggio 2026, contro meno dell’1% registrato a settembre 2025. Eppure, nello stesso quadro, secondo l’IPC circa 1,4 milioni di persone — il 67% della popolazione — vivono ancora una condizione di insicurezza alimentare acuta a livello di crisi o peggiore, cioè in Fase 3 o superiore della classificazione IPC.
Per capire come possano convivere questi due numeri bisogna guardare indietro, a quello che è cambiato tra l’autunno 2025 e la primavera 2026.
Il balzo che nessuno si aspettava
Il dato sulla copertura nutrizionale è il più sorprendente dell’intera analisi. Secondo l’IPC, la copertura per i bambini sotto i cinque anni è passata dal meno dell’1% di settembre 2025 al 60% nel maggio 2026. Non si tratta soltanto di un indicatore di accesso ai servizi: tra fine maggio e metà giugno 2026, secondo i dati delle Nazioni Unite, solo circa l’1% dei bambini mostrava segni di malnutrizione acuta o deperimento grave. Un valore basso, specie se confrontato con i mesi precedenti, quando la carestia era stata confermata e si temeva un’estensione rapida del fenomeno.
Il miglioramento, però, non autorizza letture definitive. La malnutrizione acuta è un indicatore che risponde in fretta all’arrivo di cibo e cure, ma la sua riduzione non dice ancora molto sulla solidità della situazione alimentare di fondo. Per questo il confronto con il totale della popolazione in difficoltà resta il passaggio obbligato.
Prima e dopo il cessate il fuoco
Il paradosso si scioglie quando si confrontano i numeri di prima e dopo. Prima del cessate il fuoco, solo circa il 20% degli aiuti necessari veniva consegnato a Gaza. Secondo un rapporto IPC diffuso dall’Onu, tra il 16 ottobre e il 30 novembre 2025, circa 1,6 milioni di persone — il 77% della popolazione analizzata — affrontavano alti livelli di insicurezza alimentare acuta. Nell’agosto 2025, l’Organizzazione mondiale della sanità aveva confermato per la prima volta condizioni di carestia nella Striscia di Gaza, prevedendo che si sarebbero diffuse da Gaza Governorate a Deir Al Balah e Khan Younis nelle settimane successive.
Dopo il cessate il fuoco il flusso è cambiato radicalmente. Solo nel maggio 2026 i pacchi alimentari hanno raggiunto circa 1,5 milioni di persone e l’assistenza in contanti multipurpose ha toccato un picco di circa 700.000 persone. È questo accesso molto più ampio agli aiuti ad aver prodotto il balzo della copertura nutrizionale. Ma il confronto temporale nasconde una fragilità: il miglioramento dipende da un flusso di aiuti che può interrompersi in qualsiasi momento. Non tutti ne beneficiano allo stesso modo: circa 212.000 persone restano in condizioni di emergenza, la Fase 4 dell’IPC, molte delle quali vivono vicino alla linea controllata militarmente da Israele, dove l’accesso agli aiuti e ai servizi resta particolarmente difficile.
Il numero da tenere d’occhio
È qui che il quadro si complica. Il dato di maggio non è una vittoria definitiva. Secondo l’IPC, circa 74.000 bambini avranno bisogno di trattamento per la malnutrizione acuta nell’anno successivo, e circa 25.000 donne in gravidanza e in allattamento necessiteranno di supporto nutrizionale nello stesso periodo. La bassa prevalenza attuale non elimina la domanda futura di cure: la malnutrizione acuta si previene e si tratta, ma non si archivia con un solo buon rilevamento. In altre parole, il sistema degli aiuti non ha cancellato il problema, lo ha temporaneamente compresso.
Il trend dei prossimi mesi si legge in quel numero: 74.000 bambini in attesa di trattamento. Se gli aiuti continueranno a entrare con l’intensità vista a maggio, la curva della malnutrizione resterà piatta; se anche solo un corridoio si chiuderà, la fame tornerà a salire. L’analisi IPC più recente, del resto, non racconta una crisi risolta: racconta una crisi tenuta a bada dagli aiuti.




