Il progetto presentato da Legambiente punta a ridurre i danni alla zootecnia senza indebolire la presenza stabile del lupo

43.714 capi: il conto della convivenza

43.714 capi di bestiame predati in Italia tra il 2015 e il 2019, secondo i dati ISPRA. In media, quasi 8.742 capi ogni anno. Non è un numero da citare a memoria: è il conto concreto della convivenza tra lupo e allevamento. Rende visibile il conflitto che spesso resta sullo sfondo del dibattito sulla fauna. Ed è con questa cifra in mente che va letto l’annuncio dello scorso 15 aprile, quando Legambiente ha presentato Le Sentinelle di Wolfnet, progetto dedicato a osservazione, protezione e convivenza con il lupo in Calabria.

La lettura più semplice sarebbe quella della tutela: un nuovo progetto per il lupo. Ma i dati sulle predazioni suggeriscono un’interpretazione diversa. Le Sentinelle di Wolfnet non risponde a una generica protezione della specie: prova a governare un conflitto reale, misurato in capi persi e in tensioni con la zootecnia. La media annua di 8.742 capi è il numero da tenere presente per valutare se un progetto di questo tipo funziona. E dietro la novità appena annunciata affonda le radici in un progetto più vecchio: WOLFNET SILA, nato nel 2019.

Dal 2019 alla Catena Costiera: il monitoraggio che cerca la convivenza

Quella cifra non nasce dal nulla. Dietro c’è un monitoraggio avviato da Legambiente nel 2019 con il progetto WOLFNET SILA. L’iniziativa prevede un sistema di monitoraggio-conservazione-gestione per preservare il lupo nell’areale del Parco Nazionale della Sila. L’annuncio attuale di Le Sentinelle di Wolfnet è un capitolo successivo, che porta l’attenzione verso la Catena Costiera calabrese. Qui il lupo è una presenza stabile e di grande valore ecologico, ma può generare conflitti e difficoltà dove insistono attività zootecniche, pascoli e una forte frequentazione umana del territorio.

La doppia natura del lupo, in questo contesto, è il punto di partenza. Da un lato c’è il valore ecologico di una presenza stabile, dall’altro l’impatto su allevamento e pascoli. Il monitoraggio non serve solo a contare gli esemplari: serve a capire dove e quando il conflitto si accende, e con quali strumenti prevenirlo. Se il contesto locale è chiaro, resta da capire come il progetto calabrese si collochi nel quadro europeo, dove le regole sul lupo stanno cambiando.

Cosa aspettarsi: tra LIFE WolfAlps EU e la nuova protezione

Il nodo non è solo calabrese. Altrove in Italia e in Europa la convivenza ha già strumenti consolidati. LIFE WolfAlps EU è il principale progetto finanziato dall’UE per la convivenza con il lupo nelle Alpi. L’impostazione è analoga: prevenzione, monitoraggio, dialogo con gli allevatori. Ma la differenza è nel perimetro normativo. Già lo scorso aprile è entrata in vigore la modifica dello status di protezione del lupo sotto la Convenzione di Berna: il Canis lupus è passato da specie rigorosamente protetta, in Appendice II, a specie protetta, in Appendice III.

Il cambio di Appendice non è un aggiornamento burocratico. Significa che il lupo resta protetto, ma con margini di gestione diversi rispetto al regime precedente. Per un progetto come Le Sentinelle di Wolfnet, la domanda è se il declassamento renderà più semplice la gestione dei conflitti o se ridurrà di fatto la protezione. I prossimi mesi diranno molto. Il monitoraggio della Catena Costiera potrà mostrare se il nuovo assetto si traduce in interventi più rapidi nelle aree zootecniche o in un indebolimento della presenza stabile. In assenza di dati comparabili, la valutazione resta aperta.

È per questo che il numero da tenere d’occhio resta la media annua di 8.742 capi predati. Le Sentinelle di Wolfnet dovrà dimostrare di poterla ridurre senza indebolire la presenza stabile del lupo nella Catena Costiera. Non sarà sufficiente un singolo annuncio: servirà una serie temporale di monitoraggio, confrontabile con le rilevazioni già disponibili per gli anni 2015-2019.