Popolazione crollata di due terzi sulla costa peruviana tra il 2022 e il 2025
Tra il 2022 e il 2025, la popolazione di pinguini di Humboldt in Perù è diminuita di due terzi lungo 34 isole e penisole della costa peruviana. E a Punta San Juan, tra aprile e maggio 2026, il numero di nidi è passato da 190 il 10 aprile a 94 il 30 maggio, secondo le registrazioni degli scienziati. Un collasso che si vede quasi in tempo reale, ma che non è lineare.
Due terzi in tre anni
Il dato non si presta a letture semplici. La perdita di due terzi in tre anni è un ordine di grandezza, non una fluttuazione stagionale. Ma il dettaglio di Punta San Juan mostra che il declino procede a gradini: nel 2023, in quella stessa colonia, non era stato registrato alcun nido. Poi qualcosa è tornato, per dimezzarsi di nuovo nell’arco di poche settimane della scorsa primavera.
Due terzi in tre anni significa che, se la popolazione di partenza era un numero qualunque, la popolazione attuale è un terzo di quel numero. Ma la distribuzione temporale del crollo è irregolare: il 2023 è stato un vuoto, il 2024 e il 2025 hanno mostrato una parvenza di recupero, il 2026 ha ripreso a scendere. È questo andamento a rendere difficile capire se la specie stia stabilizzandosi su un livello più basso o se stia ancora perdendo terreno.
La domanda che resta aperta è che cosa spieghi una perdita così rapida e discontinua.
Il 1982 e il 2023: lo stesso scenario, aggravato
Una parte della risposta arriva guardando indietro. Durante l’evento El Niño del 1982-83, la popolazione peruviana di pinguini di Humboldt scese a 2.100-3.000 adulti sopravvissuti. Fu un colpo quasi definitivo per la specie in Perù. Oggi lo shock climatico non è più isolato: si somma a un altro fattore.
L’arrivo dell’influenza aviaria H5N1 in Perù nel novembre 2022 ha causato massicce morie di pellicani e leoni marini. Più del 40% di tutti i pellicani peruviani morì in poche settimane all’inizio del 2023. I pinguini di Humboldt non sono i pellicani, ma condividono lo stesso litorale, gli stessi punti di nidificazione, lo stesso ecosistema costiero. Il fatto che la colonia di Punta San Juan non abbia registrato nidi nel 2023 non è un caso isolato: è il punto in cui un evento climatico e una nuova malattia possono essersi incontrati.
Di fronte a un rischio composto da shock climatico e patogeni, ci si aspetterebbe un piano di emergenza.
Vulnerabile senza piano
Ma il piano non c’è. La specie è elencata come vulnerabile dalla IUCN senza un piano di recupero della popolazione in atto. Secondo l’analisi di Penguins International, il cambiamento climatico renderà gli eventi El Niño più forti o più frequenti. Non è una previsione remota: è una data di scadenza.
Il prossimo El Niño non è un’ipotesi lontana. Tenere d’occhio i nidi a Punta San Juan, non solo le temperature, dirà se i pinguini di Humboldt hanno ancora tempo. Il numero da leggere tra qualche mese sarà di nuovo un conteggio di nidi: se scenderà ancora, il declino starà accelerando. Se non scenderà, sarà comunque troppo presto per dire che la specie si è messa in salvo.




