Decreto Mase taglia i ricavi delle batterie e rinvia l’asta; Cna: 11,8 miliardi di extra costi per famiglie e imprese.
31 per cento. È il riconoscimento di capacità che una batteria da quattro ore otterrebbe in Sicilia o in Sardegna con le nuove regole: dodici mesi fa, per il 2027, quel numero era 67 per cento. Non è un ritocco tecnico, è un taglio che cambia i piani industriali. Il 6 agosto 2026 il Mase ha approvato il decreto n. 259 del Mase con la disciplina della prossima gara del mercato della capacità.
In silenzio, senza conferenze stampa, mentre il dibattito pubblico era altrove. Eppure lì dentro c’è la decisione di rinviare l’asta.
È probabile che il capacity market con consegna 2028 slitti a dopo la seconda procedura Macse, riservata alle batterie e prevista per il 24 novembre 2026. Il decreto affida a Terna la valutazione sul rinvio dell’asta dopo il Macse previsto per il 24 novembre 2026. Non è un dettaglio procedurale: ogni mese di ritardo allontana gli investimenti.
I cap della gara restano quasi immobili. Il cap della capacità nuova resta a 86.000 euro/MW/anno; quello dell’esistente sale da 47.000 a 48.000; il premio associato al punto centrale della curva passa da 72.000 a 73.000 euro/MW/anno. Aumenti che non compensano il colpo ai ricavi attesi.
Il decreto ridisegna il rating delle batterie da quattro ore: dal 67% usato nel 2027 si scende al 51% in Nord e Centro-Nord, al 54% nel Centro-Sud, al 40% in Sud e Calabria, al 31% in Sicilia e Sardegna. Il decreto ridisegna anche il rating degli impianti da otto ore: si passa dal 90% rispettivamente al 69%, 73%, 52% e 47%.
A maggio, una stima raccolta da QualEnergia.it quantificava in circa 8.000 euro/MW nominale all’anno il minor ricavo per una Bess da quattro ore con rating ridotto da 0,67 a 0,51, se l’asta chiudesse al cap dell’esistente. Secondo l’analisi di Aurora Energy Research, a prezzi d’asta invariati la revisione ridurrebbe l’Irr dei progetti da quattro ore di 0,7-2 punti percentuali: l’impatto minore nel Centro-Sud, il maggiore in Sicilia.
Meno storage e meno rinnovabili remunerate significano più gas.
Il fotovoltaico perde quasi un terzo della Cdp
Non è solo questione di batterie. Per la capacità assente dalla curva 2027 e per quella offerta allora ma non selezionata, la Cdp riconosciuta per il nuovo fotovoltaico scende dal 12 all’8,3%. Tradotto: il solare che partecipa al mercato della capacità incassa meno, in un momento in cui la domanda elettrica cresce.
Il conto è già in bolletta
Ha poco senso discutere di extraprofitti mentre si tagliano i ricavi alle fonti flessibili. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ha calcolato il maggiore esborso per carburanti, elettricità e gas in Italia tra il 1° marzo e il 31 agosto: circa 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli pre-crisi. Per la sola bolletta elettrica, la stima della Cna indica circa 3,8 miliardi, con la domanda di luglio cresciuta dell’8,3% rispetto a luglio 2025.
La seconda priorità è tracciare la via d’uscita più rapida e competitiva basata su rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, reti moderne e flessibilità pulita. Tagliare i ricavi delle batterie e rinviare l’asta significa rallentare proprio quella via.
Chi aveva già fatto i conti sul capacity market dovrà rivedere i piani industriali. Chi sperava in un’asta rapida per le batterie ora aspetta Terna, il Macse e un calendario nuovo. Il gas resta il pilastro di riserva. Quanto costerà ai consumatori ogni mese di questo rinvio?




