La decarbonizzazione dell’acciaio americano subisce una battuta d’arresto mentre la salute pubblica resta sullo sfondo
Mezzo miliardo di dollari doveva spegnere una fornace a carbone. Ora, secondo l’annuncio di Cleveland-Cliffs e del Department of Energy, quei fondi serviranno a continuare a usare il carbone a Middletown Works. Il denaro pubblico cambia direzione: l’acciaio si fa “pulito” sulla carta, il fumo resta identico.
A marzo 2024, Cleveland-Cliffs era stata selezionata per ricevere fino a 500 milioni dal Department of Energy per sostituire l’altoforno a carbone di Middletown con un impianto di riduzione diretta del minerale pronto all’idrogeno e due forni elettrici. Il progetto originale era stato raccontato come la promessa di un’acciaieria integrata a basse emissioni, non un restauro del ciclo a carbone.
Nel 2024, Cleveland-Cliffs aveva detto che il progetto avrebbe reso Middletown l’acciaieria integrata a minori emissioni di gas serra del mondo, proteggendo 2.500 posti sindacali, aggiungendo 170 posizioni permanenti e creando 1.200 posti in costruzione. Sul fronte industriale, i conti erano chiari: meno 150 dollari per tonnellata di acciaio liquido, 450 milioni di risparmi l’anno.
Il carbone non esce, cambia custodia
C’è un dettaglio: il programma Industrial Demonstrations del Department of Energy era stato istituito per finanziare tecnologie “first- or early-of-a-kind” capaci di guidare la decarbonizzazione industriale americana. Non per sostenere il gas. Eppure il progetto rivisto include il permesso di installare l’impianto di cogenerazione a gas naturale, che brucia gas di altoforno per produrre vapore ed elettricità. Il cuore del processo resta il carbone, con una spruzzata di gas per rendere il tutto più presentabile.
Secondo il progetto originario, il taglio atteso di circa un milione di tonnellate di CO2 avrebbe ridotto drasticamente smog e polveri locali. Chi vive attorno a Middletown sa quanto servirebbe: la classifica dei dieci maggiori inquinatori industriali dell’Ohio mette lo stabilimento ai vertici per monossido di carbonio, piombo, particolato fine, ossidi di azoto e anidride solforosa. Un’analisi di Industrious Labs con il modello COBRA dell’EPA stima che l’inquinamento attuale di Middletown Works contribuisca ogni anno a 37-67 morti premature, oltre 21mila casi di sintomi asmatici, 44 accessi al pronto soccorso e migliaia di giornate di scuola e lavoro perse.
Il nuovo piano non nasconde solo un costo climatico: è un costo sanitario.
Bruxelles guarda, gli Stati litigano
A Bruxelles, una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen chiede di commissionare una roadmap indipendente e basata sulla scienza per rendere questa crisi dei combustibili fossili l’ultima in Europa. La tesi della lettera è che ha aggiunto più di 50 miliardi di euro alla bolletta energetica europea per famiglie e imprese, mentre i governi continuano a gestire l’emergenza senza smontare la dipendenza strutturale.
La Commissione europea, il 24 agosto 2026, ha spento ogni ipotesi di intervento comunitario: la tassazione degli extraprofitti è competenza dei Paesi membri, che possono agire sulla base della propria legislazione. Nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile, Bruxelles indica che gli Stati possono già usare i propri poteri fiscali nazionali per affrontare l’equità sociale e disegnare misure come la tassazione degli extraprofitti. Tradotto: nessun regolamento europeo, solo un invito a fare da soli.
A Roma il cerino resta tra le mani della maggioranza. Il vicepremier Antonio Tajani, segretario di FI, è da sempre contrario a ogni forma di tassazione degli extraprofitti, ma sta mediando per costruire un’interlocuzione diretta con le aziende interessate. Il vicepremier Matteo Salvini conferma il favore a un contributo extra alle casse dello Stato da parte di istituti bancari e società petrolifere. Per ora non c’è un atto vincolante: solo due linee politiche che si guardano in faccia.
Resta una domanda aperta: il Department of Energy spiegherà mai come un progetto che tagliava un milione di tonnellate di CO2 possa convivere con una centrale che brucia gas di altoforno? A Bruxelles la palla passa agli Stati membri; a Roma il cerino resta tra Tajani e Salvini. Chi vince, per ora, non è la decarbonizzazione: è il carbone che trova un altro alibi.




