Rinnovabili ferme e extra costi in bolletta: la tassazione degli extraprofitti resta una scelta degli Stati.

C’è un numero che spiega la distanza tra il dibattito politico e la realtà: 60 gigawatt complessivi di impianti rinnovabili autorizzati ma fermi tra veti incrociati, soprintendenze e saturazione virtuale di rete. E poi c’è l’altro numero: 11,8 miliardi di euro di maggiore esborso per carburanti, elettricità e gas tra marzo e agosto.

La discussione, intanto, si consuma su una tassa che la Commissione europea ha già restituito agli Stati membri.

Il cerino è già nelle mani dei governi

Il 24 agosto 2026 la Commissione europea ha dichiarato che la tassazione degli extraprofitti è una competenza dei Paesi membri, che possono agire sulla base della propria legislazione. Nessun patto europeo, nessun menu comune: la scelta politica torna ai singoli governi. E infatti Italia, Austria, Polonia, Spagna, Portogallo e Germania hanno scritto alla presidenza di turno dell’Ue per valutare l’opzione di tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere in vista dell’Ecofin di fine settembre. Ma scrivere una lettera non è adottare una tassa.

La Commissione europea ha poi citato la comunicazione AccelerateEU del 22 aprile, dove si indica che gli Stati possono già avvalersi dei propri poteri fiscali nazionali per affrontare i costi in termini di equità sociale e progettare misure come la tassazione degli extraprofitti. Tradotto: non serve aspettare Bruxelles, e chi vuole può agire subito. Ma l’annuncio non coincide con l’atto vincolante, e l’attuazione reale resta un capitolo a parte.

Il conto in bolletta non aspetta l’Ecofin

Mentre i ministri delle finanze si scambiano carte, la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa ha messo in fila i numeri. Tra il 1° marzo e il 31 agosto, il maggiore esborso per carburanti, elettricità e gas in Italia è di circa 11,8 miliardi di euro rispetto ai livelli precedenti all’esplosione della crisi. Non è una stima di think tank: è il conto che artigiani e piccole imprese hanno già pagato.

Dentro quella cifra ci sono il maggiore esborso per la bolletta elettrica, circa 3,8 miliardi, con una domanda che a luglio ha segnato +8,3% rispetto allo stesso mese del 2025, e il maggiore esborso per il gas, circa 2,2 miliardi. La crisi dei prezzi non è un ricordo: è una voce di bilancio.

Sessanta gigawatt e un capacity market più stretto

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha ricordato che nel 2021 sono stati installati 1,5 GW di rinnovabili e che quasi 29 GW sono stati installati dal 2022 a oggi. Un’accelerazione, certo. Ma lo stesso ministro ammette che ci sono 20-22 GW di fotovoltaico ed eolico da sbloccare, incagliati tra veti incrociati e pareri delle soprintendenze. A questi si sommano progetti autorizzati ma non realizzati per ragioni di mercato, che concorrono a la saturazione virtuale di rete. Il totale complessivo su cui accelerare è di 60 GW.

Ma non è solo una questione di autorizzazioni. Il mercato della capacità 2028 ha introdotto una stretta: per la capacità assente dalla curva 2027 e per quella offerta allora ma non selezionata, la Cdp riconosciuta per il nuovo fotovoltaico scende dal 12% all’8,3%. Meno certezza sui ricavi, più rischio per chi investe. E così una parte dei 60 GW rischia di restare al palo anche quando avrà i documenti in regola.

Nel frattempo, una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen chiede di commissionare una roadmap indipendente e basata sulla scienza per rendere questa crisi dei combustibili fossili l’ultima in Europa. La stessa lettera afferma che ha aggiunto più di 50 miliardi di euro alla bolletta energetica europea per famiglie e imprese. E indica come seconda priorità la via d’uscita più rapida e competitiva, basata su soluzioni comprovate come rinnovabili, efficienza energetica, economia circolare, reti moderne e flessibilità pulita.

La domanda, a questo punto, non è se tassare gli extraprofitti. È se qualcuno riuscirà a trasformare i decreti attuativi in gigawatt collegati alla rete prima che la prossima crisi dei prezzi bussi alla porta.