Il progetto da 65 milioni si è fermato per la mancata valutazione ambientale richiesta da Las Palmas.
Già nel luglio 2019, l’amministratore delegato di Nueva Pescanova, Ignacio González, si aspettava di vendere polpo da acquacoltura a partire dal 2023. Nel 2021 l’azienda annunciò l’intenzione di aprire sull’isola di Gran Canaria il primo allevamento intensivo di polpi al mondo, capace di allevare e macellare un milione di cefalopodi l’anno. A fine luglio 2026, Nueva Pescanova ha annunciato di aver abbandonato il progetto di costruire il primo impianto al mondo per l’allevamento commerciale dei polpi. E qui sta il paradosso: non aveva mai presentato la valutazione ambientale richiesta dalle autorità di Las Palmas per concedere l’autorizzazione.
Non è un fallimento tecnico. È la storia di un’industria che promette prima di dimostrare, e di un impianto che si è fermato non in laboratorio, ma davanti a un requisito amministrativo mai soddisfatto. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro di cinque anni, alla distanza tra ciò che l’azienda diceva ai mercati e ciò che riusciva a dimostrare alle autorità.
Il progetto fantasma da un milione di polpi
L’annuncio del 2021 prevedeva di allevare e macellare un milione di cefalopodi l’anno. Erano numeri da impianto industriale, pensati per un mercato che avrebbe dovuto avere sugli scaffali il polpo d’allevamento entro pochi anni. Ma dietro le promesse commerciali mancava il documento essenziale: la valutazione ambientale. Le autorità di Las Palmas non potevano concedere l’autorizzazione senza quello studio. Nueva Pescanova non l’ha mai presentato, e questa assenza non è mai stata spiegata pubblicamente in modo convincente. Il risultato è una contraddizione che nessuna comunicazione aziendale ha risolto fino in fondo: come si progetta per cinque anni un allevamento intensivo di quella portata, senza mai depositare il documento che dovrebbe misurarne l’impatto? La risposta, probabilmente, sta nel fatto che l’autorizzazione non era mai stata davvero vicina — e che l’annuncio del 2021 era servito più a posizionare l’azienda che a costruire un impianto.
Cinque anni di battaglia: vincitori e vinti
La battaglia legale racconta il resto. L’impianto da 65 milioni di euro al porto di Las Palmas è stato bloccato dopo una battaglia legale durata cinque anni sull’impatto ambientale. Nueva Pescanova ha dichiarato in una nota che i piani sono stati sospesi per «considerazioni esclusivamente commerciali e normative», aggiungendo che non esclude di rinnovare i propri sforzi altrove in futuro. La formula merita attenzione: non si parla di insostenibilità, né di obiezioni etiche o tecniche. L’azienda si limita a dire che le condizioni non erano quelle giuste, e lo fa con il linguaggio di chi vuole tenersi le mani libere.
Per le organizzazioni animaliste è una vittoria, e lo dicono con enfasi. Elena Lara, Senior Research and Policy Advisor di Compassion in World Farming, ha parlato di una «vittoria enorme per i polpi, per i nostri oceani e per tutte le persone che si sono unite a noi per fermare il primo allevamento di polpi al mondo». Anche l’Aquatic Life Institute ha definito il ritiro un «momento spartiacque». Sono dichiarazioni che dicono molto sul valore simbolico del caso: il primo allevamento intensivo di polpi era diventato il terreno di scontro tra chi sostiene che i cefalopodi non possano essere allevati senza sofferenze insostenibili e chi vede nell’acquacoltura una risposta alla domanda crescente di proteine.
Tra i vincitori ci sono le campagne di pressione durate anni, le azioni legali sull’impatto ambientale e una coalizione di organizzazioni che ha trasformato un progetto industriale in un banco di prova politico. I vinti, almeno per ora, sono i piani di Nueva Pescanova e la filiera che avrebbe dovuto trasformare il polpo d’allevamento in un prodotto da banco. Ma nessuna delle due parti considera il caso chiuso: è la natura dei precedenti legali e normativi, funzionano finché reggono.
Il precedente che non chiude la partita
Il contesto normativo aiuta a capire perché. Già nel marzo 2024 Washington era diventato il primo stato al mondo a vietare l’allevamento di polpi, e nel settembre 2024 la California aveva seguito, vietando la pratica in via preventiva. Sono precedenti importanti, ma non universali. Nueva Pescanova ha lasciato aperta la possibilità di riprendere l’allevamento in altri siti. Il ritiro a Las Palmas, insomma, è una vittoria locale. Non è la resa definitiva di un modello produttivo.
La domanda che resta è se l’allevamento intensivo di cefalopodi saprà mai dimostrare di essere sostenibile, o se il caso Gran Canaria resterà un precedente isolato in un mosaico normativo ancora incompleto. La partita non è chiusa: è solo arrivata a un nuovo tavolo da gioco.




