La joint venture tra Volkswagen ed Enel X Way integra per la prima volta sistemi di accumulo e pensiline fotovoltaiche

Lo scorso 14 luglio Ewiva ha annunciato l’aggiudicazione dei tre lotti del bando ASPI per la realizzazione e la gestione di 18 siti di ricarica ad alta potenza nelle aree di servizio autostradali. A poco più di un mese di distanza, il dettaglio che sposta il progetto non sono i 98 punti di ricarica complessivi, ma le batterie: per la prima volta sulla rete Ewiva, ogni stazione integrerà sistemi di accumulo energetico e pensiline fotovoltaiche con pannelli ad alta efficienza. Le colonnine, da due a quattro per sito e da 300 kW ciascuna, saranno realizzate entro il 2027.

Per capire la portata del passaggio conviene partire da chi è Ewiva. Nata dalla joint venture tra Volkswagen ed Enel X Way e operatore di stazioni ultraveloci del Gruppo Enel, la società aveva già impostato alla fine del 2023 un piano che puntava a 500 località di ricarica entro fine anno e a 3.000 punti di ricarica entro il 2025. Il bando ASPI, però, introduce un elemento nuovo per la sua rete: l’accumulo.

Batterie in autostrada: la novità è nell’accumulo

Le pensiline fotovoltaiche con pannelli ad alta efficienza sono la parte visibile. L’elemento che cambia la progettazione è la presenza, per la prima volta sulla rete Ewiva, di sistemi di accumulo energetico per una gestione intelligente dell’energia. In una stazione ultraveloce da due a quattro colonnine da 300 kW, il prelievo di picco può superare il megawatt quando più veicoli si collegano contemporaneamente: l’accumulo permette di immagazzinare energia e di rilasciarla nei momenti di maggiore richiesta, riducendo la sollecitazione sull’allaccio alla rete.

Per chi progetta una stazione di ricarica, la differenza è sostanziale. Una colonnina tradizionale è un punto di prelievo diretto: la potenza richiesta dal veicolo viene assorbita immediatamente dalla rete. Con un sistema di accumulo, la stazione diventa un nodo che sposta energia nel tempo: carica le batterie quando la domanda è bassa o quando il fotovoltaico produce, e le usa quando più veicoli si presentano insieme. È il passaggio da un’architettura passiva a un’architettura che deve essere gestita, con un controllo più sofisticato dei flussi. L’accumulo, in altre parole, trasforma il vincolo dell’allaccio in una variabile di progetto: su una stazione autostradale, dove la potenza disponibile dalla rete locale può essere limitata, poter contare su una riserva locale di energia consente di dimensionare diversamente il punto di consegna e di assorbire i picchi senza sovraccaricare la rete. È un vantaggio che si paga in complessità: batterie, inverter, sistemi di gestione e protezioni aggiuntive devono convivere con l’elettronica di potenza delle colonnine.

Il dato non dichiarato è la capacità di accumulo installata per singolo sito: è quel valore, espresso in kWh, a determinare quanto la stazione potrà effettivamente disaccoppiarsi dalla rete. Ma un dettaglio tecnico conta solo se cambia la geografia del servizio.

Da 50 a 30 chilometri: l’effetto rete

La risposta sta nell’interdistanza. Secondo il piano di Autostrade per l’Italia, l’interdistanza media tra le stazioni di ricarica è attualmente di circa 50 km; a fine piano scenderà a 30 km, grazie a un totale di 168 stazioni di ricarica lungo la rete. I 18 siti di Ewiva, con i loro 98 punti di ricarica, sono uno dei tasselli di questo infittimento.

Per chi viaggia in elettrico, passare da 50 a 30 km di interdistanza media significa ridurre il margine di pianificazione: se una stazione è occupata o fuori servizio, la successiva è molto più vicina. L’effetto rete non si misura solo nella potenza installata, ma nella densità dei nodi: con colonnine da 300 kW, ogni stazione aggiuntiva aumenta la potenza complessiva disponibile lungo la rete e rende le soste più regolari. Ma Ewiva non è sola: chi altro sta costruendo questa rete?

Ewiva, Atlante e la spartizione dei lotti

Il confronto è inevitabile. Già nel maggio 2024 Atlante, società del Gruppo NHOA, si era aggiudicata il primo bando di gara in Italia per oltre 90 punti di ricarica ultra-rapida della rete ASPI. Ora è Ewiva a portare l’accumulo come elemento distintivo del proprio intervento.

Il bando, del resto, fissa un tetto preciso: a un singolo operatore vengono assegnati al massimo tre lotti per ciascuna delle due tranche. Questo vincolo ha disegnato una competizione a più attori, in cui ogni aggiudicatario si muove su una porzione limitata della rete.

Il punto per chi progetta e installa è chiaro: accumulo e fotovoltaico riducono la dipendenza dalla rete, ma aggiungono complessità impiantistica. L’accumulo non è più un’opzione: è un elemento di progetto che sposta il trade-off tra costi di connessione e complessità di gestione. La rete autostradale del 2027 sarà fatta di nodi energetici, non di semplici colonnine.