La provincia di Bolzano ha superato il 21% di immatricolazioni elettriche nel primo semestre, più del doppio della media nazionale

Novantasei virgola cinque contro dieci virgola uno: a giugno 2026, mentre la Norvegia sfiorava il 100% di immatricolazioni elettriche, l’Italia arrancava al 10,1%. Un divario che sembrerebbe raccontare la solita storia di un’Europa che corre a velocità diverse. Ma a scompaginare il quadro arriva il caso dell’Alto Adige, dove nel primo semestre le auto completamente elettriche hanno superato per la prima volta quelle a benzina, toccando una quota del 21,4%. La transizione non è una questione di confini nazionali: è una partita che si gioca provincia per provincia, incentivo per incentivo. Ed è qui che il paradosso si fa interessante.

Due velocità, una transizione

I numeri norvegesi hanno qualcosa di ipnotico. A giugno le immatricolazioni di auto elettriche pure hanno raggiunto il 96,5% del mercato, e nell’intero primo semestre la quota è salita addirittura al 97,6%. Significa che su cento auto nuove vendute tra Oslo, Bergen e Trondheim, meno di tre montano un motore a combustione. Un paese intero che compra elettrico come se fosse la scelta più ovvia del mondo — e in effetti, con un sistema di incentivi rodato da oltre un decennio, esenzione dall’IVA, pedaggi azzerati e una rete di ricarica che copre anche i fiordi più remoti, lo è. Non c’è ideologia in quei numeri: c’è un calcolo economico che da anni pende dalla parte della batteria.

L’Italia, nello stesso mese di giugno, ha immatricolato 14.894 auto elettriche, pari a una quota di mercato del 10,1%. Non è poco, se si pensa che a giugno 2025 ci si fermava al 6% e che a maggio 2026 la percentuale era dell’8,8%. La curva punta verso l’alto, e gli incentivi statali introdotti nei mesi scorsi hanno prodotto un’accelerazione visibile. Ma restiamo lontanissimi da qualsiasi punto di non ritorno: per ogni auto elettrica venduta in Italia, ce ne sono ancora nove con un motore termico sotto il cofano. E il dato nazionale, come sempre, nasconde fratture interne che raccontano una storia più interessante della media.

Alto Adige: l’eccezione che accelera

È qui che entra in scena Bolzano. Nel primo semestre 2026, in Alto Adige le auto completamente elettriche hanno raggiunto una quota del 21,4%, superando per la prima volta quelle alimentate esclusivamente a benzina. Più del doppio della media nazionale, in una provincia che non ha la densità urbana di Milano né la pressione sulle emissioni di una grande area metropolitana. Come si spiega? La risposta è in una combinazione di policy locali e condizioni economiche che altrove non si sono ancora allineate — e che meritano di essere guardate con attenzione.

La Provincia di Bolzano ha messo in campo un sistema di contributi che premia con decisione chi sceglie l’elettrico: 2.000 euro per l’acquisto di veicoli elettrici, a condizione che non producano più di 70 grammi di CO2 per chilometro, e fino a 1.000 euro per gli ibridi. Cifre che si sommano agli incentivi statali, generando un effetto leva che nelle province senza contributi locali semplicemente non esiste. Secondo Lukas Baumgartner, la crescita in Alto Adige è favorita proprio dagli incentivi statali e dal costo dei carburanti — un fattore, quest’ultimo, che in una regione di montagna con percorrenze medie elevate incide più che altrove sul bilancio delle famiglie.

Il risultato è un mercato che non somiglia affatto a quello del resto d’Italia. Mentre a livello nazionale si discute ancora di colonnine che mancano e di autonomia che non basta, l’Alto Adige ha già smesso di comprare auto a benzina come prima scelta. Non perché i problemi infrastrutturali siano magicamente risolti — le distanze tra i centri abitati e il clima invernale pongono sfide oggettive alla mobilità elettrica in montagna — ma perché il calcolo economico, per una quota crescente di acquirenti, pende ormai dalla parte della batteria. È la dimostrazione che il prezzo relativo, quando gli incentivi funzionano, sposta le decisioni più di qualsiasi campagna di comunicazione.

Cinque anni per scomparire?

Baumgartner si spinge oltre: nei prossimi cinque anni, sostiene, i tradizionali motori a combustione interna avranno un ruolo sempre più marginale. Una previsione che, letta da Bolzano, ha il sapore di un’estrapolazione ragionevole; letta da Roma, suona come una provocazione. La vera incognita non è se l’elettrico crescerà — i numeri dicono di sì, in Alto Adige come in Norvegia come, più timidamente, nel resto d’Italia — ma se la crescita sarà abbastanza rapida e abbastanza diffusa da non ridurre la transizione a un lusso per province virtuose. La Norvegia c’è già arrivata. L’Alto Adige ha imboccato la strada. Il resto del Paese ha appena cominciato a chiedersi se convenga seguirli. La transizione non è uniforme, e il vero gap non è tra Stati ma tra territori. Riuscirà l’Italia a colmarlo, o quella norvegese resterà un’eccezione per pochi?