Il nuovo piano punta a 22 GW da rinnovabili entro il 2030, ma il ritardo accumulato richiederebbe il doppio
Nel 2024, più della metà dell’elettricità messicana è stata generata utilizzando gas importato dagli Stati Uniti. Tradotto in numeri: un’esposizione da 1,6 miliardi di dollari l’anno, una cifra che secondo un rapporto di Ember equivale a circa il 63% dell’intero budget che il Messico ha destinato al settore ambiente e risorse naturali nel 2025. Non è una condanna geologica — il Messico ha sole, vento e territori vulcanici — ma il risultato di scelte politiche precise. Ora un nuovo piano promette di invertire la rotta. La domanda è se i numeri in tabella basteranno a colmare il ritardo accumulato.
Il nuovo corso di Sheinbaum: tra ambizione green e controllo statale
La risposta arriva dal Plan México, presentato lo scorso 24 giugno con un comunicato stampa del governo messicano. L’obiettivo dichiarato è aggiungere 32 GW di nuova capacità di generazione elettrica entro il 2030; di questi, 22 GW — il 70% — dovrebbero venire da fonti rinnovabili. Le proporzioni sono ambiziose: +140% di capacità solare, +90% di geotermia, +70% di eolico, +18% di idroelettrico, quest’ultimo ottenuto in gran parte aggiornando impianti già esistenti. Per dare un’idea della base di partenza, stando ai dati di Enerdata’s Global Energy Research, nel 2025 la capacità elettrica totale del Paese era di 93 GW, con le rinnovabili ferme al 35%.
Il piano segna un cambio di passo rispetto agli anni di Andrés Manuel López Obrador. Basti ricordare che nel 2019 AMLO cancellò quella che sarebbe stata la quarta asta per le energie rinnovabili del Messico, bloccando di fatto lo sviluppo privato del settore. L’attuale presidente Claudia Sheinbaum prova a correggere la traiettoria, ma senza rinunciare al controllo statale: il piano prevede che la Comisión Federal de Electricidad (CFE) mantenga almeno il 54% della quota di mercato nella generazione elettrica. Un vincolo che lascia agli operatori privati uno spazio limitato, e che solleva più di un interrogativo sulla rapidità con cui i progetti potranno effettivamente essere realizzati.
Tra i progetti bandiera citati dalla CFE c’è il progetto Oasis in Baja California Sur: 72 MW di solare fotovoltaico, 20 MW di accumulo a batteria e una componente di idrogeno verde. È un impianto di taglia contenuta, ma il suo valore simbolico sta nell’integrazione di più tecnologie pulite in un unico sito. Resta il fatto che la dimensione complessiva della sfida è di tutt’altra scala. Per raggiungere il 45% di elettricità pulita entro il 2030, secondo le stime di Ember il Messico avrebbe bisogno di installare 46 GW di solare ed eolico — più del doppio dei 22 GW rinnovabili previsti dal piano. Il risparmio potenziale sulle importazioni di gas sarebbe comunque significativo: ridurre la domanda di gas per generazione elettrica di 384 miliardi di piedi cubi (Bcf) eviterebbe 1,6 miliardi di dollari di costi di importazione all’anno. Ma il divario tra i 22 GW promessi e i 46 GW necessari è la misura esatta del ritardo che il Paese deve ancora recuperare.
La sfida regionale: il Messico fanalino di coda?
Guardare oltre i confini aiuta a misurare la reale portata del piano. Nel 2025, secondo i dati Ember, l’America Latina e i Caraibi hanno generato il 65% della propria elettricità da fonti pulite, con una quota combinata di eolico e solare al 19% — due punti sopra la media globale del 17%. All’interno della regione, il Cile genera già il 38% della sua elettricità soltanto da eolico e solare, e l’Uruguay arriva al 46%, la quota più alta dell’area. Il Messico, con il suo 35% di capacità rinnovabile installata e una penetrazione di eolico e solare ben più modesta, parte da una posizione di svantaggio che il Plan México può ridurre, ma difficilmente azzerare in un solo ciclo di pianificazione.
Il numero da monitorare, nei prossimi dodici mesi, è quello dei gigawatt effettivamente installati. I piani messicani sull’energia hanno una storia di annunci ambiziosi e realizzazioni parziali: la differenza, questa volta, si misurerà in cantieri aperti e pale eoliche in funzione. I 22 GW rinnovabili del Plan México sono un passo avanti rispetto all’immobilismo degli anni precedenti, ma tra la promessa politica e i 46 GW che servirebbero per onorare gli impegni climatici c’è uno spazio che solo i fatti potranno riempire.




